Con il 28,7% la Liguria è la sesta regione d’Italia per imprenditoria femminile. I tassi maggiori si registrano nelle regioni del Centro e del Nord Ovest, il valore minimo si registra nel Trentino Alto Adige (23,4%), mentre quello massimo in Valle D’Aosta (30,4%). La media in Italia si attesta sul 26,7%.

 

 

 

 

Donne: nel 2017 il 38% delle assunte aveva la prima busta paga inferiore a 780 euro

Il panorama emerge dal recente studio di Cna su dati Movimprese, secondo il quale nel 2018 sono circa 2,8 milioni i ruoli svolti dalle donne nelle imprese italiane. Di questi, circa 1,1 milioni sono amministratrici, una carica in forte crescita tra le donne nell’ultimo anno (+3,1% contro il +1,7% riferito agli uomini), quasi 841 mila sono titolari d’impresa, circa 620 mila sono socie d’impresa e poco meno di 241,5 mila ricoprono altre cariche.

Il commercio concentra il 23,3% delle donne che fanno impresa (circa 658 mila imprenditrici), seguito dalle attività di alloggio e ristorazione (10,5%, quasi 297 mila) e dal manifatturiero (10%, circa 283 mila). I settori nei quali il numero delle donne che fanno impresa è aumentato in maniera più marcata sono le attività sanitarie e di assistenza sociale (+9,9%), l’istruzione (+6,1%) e le attività di fornitura di energia elettrica e gas (+5,6%).

Proprio dall’analisi della dinamica del numero di donne liguri che ricoprono ruoli apicali nelle imprese italiane, emerge che tra 2016 e 2017 le cariche imprenditoriali rosa sono aumentate dello 0,4% in Liguria, a fronte di una crescita dello 0,2% tra gli uomini. Variazione che rispecchia, anche se in misura minore, la media italiana: +1% femminile contro un +0,4% maschile.

A livello regionale, la variazione più elevata si registra nel Lazio, dove l’imprenditorialità femminile è aumentata del 2,7%, ma la ripartizione geografica nella quale il fenomeno è aumentato complessivamente di più è il Mezzogiorno. Tassi di incremento superiori a quello medio nazionale (e molto al di sopra di quelli riferiti alla componente maschile), si sono registrati in Sicilia (+2,4% contro +1,2%), in Puglia (+2,2% contro +1,4%), in Sardegna (+2,1% contro +1,2%), in Campania (+1,9% e +1,8%), in Basilicata (1,7% e 1,1%) e in Calabria (1,7% e 1,2%). Nella maggior parte delle regioni settentrionali, invece, la componente femminile condivide variazioni negative con quella maschile ma di entità comunque più contenuta.

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