Liguria fanalino di coda per l’export nel 2018. Secondo il report dell’Istat, la regione registra la performance peggiore con un -6,7%. Pesa soprattutto la variazione rispetto ai Paesi extra-Ue.

La provincia di Genova, in particolare, non ha dato alcun contributo positivo alla variazione delle esportazioni nazionali, a giudicare da quanto evidenziato nel report.

Andando a vedere il dettaglio dei prodotti (abbiamo dovuto dividere il grafico interattivo in due parti per questioni di leggibilità), spicca il +178% degli articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanici. C’è da tener conto che comunque la quota ligure di questo settore a livello nazionale non è molto alta, anzi, vale ora lo 0,9 (era lo 0,4). Per esempio il -7,3% dei prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca ha fatto passare la quota della Liguria da 4,7 a 4,6, che rappresenta il valore più alto insieme a Coke e prodotti petroliferi raffinati (-2,9%), passati da 6 a 5,2.

Sono pochi i prodotti che hanno avuto una variazione positiva: oltre a quelli legati all’estrazione di minerali da cave e miniere (+0,9%) e al già citato exploit dei prodotti farmaceutici, si registra un +6% per gli “altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi”, per gli apparecchi elettrici (+1%) e altri prodotti che non hanno classificazione ateco (+31,9%).

I dati liguri contrastano con i dati positivi delle esportazioni nelle quattro macro-regioni, anche se, evidenzia l’Istat, l’export è cresciuto con un tasso dimezzato rispetto al 2017. Solo in tre, oltre alla Liguria, segnano un trend negativo: Lazio (-4,3%), Puglia (-2,2%) e Marche (-0,9%). Le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo dalla Lombardia, di macchinari e apparecchi dall’Emilia Romagna e dal Veneto, di prodotti energetici dalla Sicilia e di prodotti farmaceutici dalla Toscana spiegano da sole circa 1/3 della crescita dell’export nazionale nel 2018.

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