Genova è la quarta grande città per percentuale di donne inattive oppure occupate part-time tra i 15 e i 64 anni a causa dell’inadeguatezza dei servizi per l’infanzia e per le persone non autosufficienti: nel 2017, rileva l’Istat, erano il 27,5%. Genova segue Palermo, Catania e Messina. Per trovare una città del Nord occorre scorrere fino all’ottavo posto: Venezia (23,1%). Le “migliori” sono Torino (15%) e Milano (12,5%). Principalmente, si vede nelle percentuali delle macro-aree, i problemi di inadeguatezza dei servizi per le persone non autosufficienti hanno un’incidenza dell’8,9% sul totale.

I dati sono stati raccolti in un focus realizzato dall’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, che ha anche evidenziato quante lavoratrici siano state assunte nel 2017 con una retribuzione mensile inferiore a 780 euro (soglia di povertà), considerando la prima busta paga: in Liguria il 38%. Prima regione del Nord. Il dato va probabilmente collegato al fatto che sono diminuite le ore lavorate, con una notevole espansione degli impieghi a tempo parziale o discontinuo. A livello nazionale il part-time involontario (cioè che riguarda coloro che invece vorrebbero lavorare full time) è raddoppiato negli ultimi 10 anni. Dei lavoratori part-time le donne sono quasi il doppio degli uomini.

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Le prime dieci professioni svolte da questi lavoratori sotto la soglia di povertà? Camerieri, cuochi in alberghi e/o ristoranti, commessi, facchini, personale non qualificato in servizi di ristorazione, baristi, collaboratori domestici, addetti ai servizi di pulizia, manovali e personale non qualificato dell’edilizia civile, addetti alle consegne.

Differenze di genere anche nella retribuzione media di ingresso mensilizzato per maschi e femmine, che, sempre a livello nazionale, è aumentata dai 141 euro del 2009 (a favore dei maschi) a 189 euro del 2018. Questa diversità aumenta proporzionalmente all’età.

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