Un incremento delle dichiarazioni doganali stimato intorno al 15-20%, un aumento dei servizi ai viaggiatori internazionali, che passerebbero da 30 a 45 milioni. Sono solo due dei cambiamenti stimati dall’Agenzia delle dogane legati alla Brexit. In attesa di capire che tipo di uscita dall’Ue sarà, visto che il Parlamento del Regno Unito sta votando proprio oggi su proposte alternative all’accordo della premier Theresa May con l’Unione Europea, la Camera di Commercio di Genova, in collaborazione con l’International Chamber of Commerce (Icc), ha organizzato un workshop per capire l’impatto su imprese e operatori.

Quattro i temi: proprietà intellettuale, fiscalità, dogane e arbitrato.

«In un momento di grande incertezza – dice Luigi Attanasio, presidente della Camera di Commercio di Genova – il nostro obiettivo è aiutare aziende e operatori genovesi ad affrontare con la giusta serenità i cambiamenti che arriveranno con la Brexit. Una realtà come quella genovese è da sempre fortemente legata a Londra per rapporti economici e commerciali, e dobbiamo cercare di fare in modo che le nuove dinamiche geopolitiche influisca il meno possibile sulla qualità e la quantità degli scambi»

«Abbiamo organizzato corsi per allargare le capacità di effettuare verifiche, visto che non possiamo allargare il numero di dipendenti – spiega Andrea Scappini, responsabile della sezione operativa territoriale Passo Nuovo dell’Ufficio Genova 1 – le regioni che subiranno un maggior impatto saranno Lombardia ed Emilia Romagna».

In queste settimane l’Agenzia delle Dogane ha organizzato incontri con operatori economici, soprattutto chi, improvvisamente, dovrà avere a che fare con le pratiche doganali: «Prima i commerci con l’Uk erano cessioni comunitarie, invece diventeranno importazioni ed esportazioni – puntualizza Scappini, che aggiunge – sono comunque previste facilitazioni per chi ha un rapporto frequente con certi Paesi, a partire dagli abbattimenti delle percentuali di verifica, la riduzione della garanzia globale, che è collegata anche all’essere Aeo, cioè Authorized economic operators. Consigliamo anche di valutare la procedura per essere riconosciuti esportatori autorizzati». Chi non è avvezzo alle questioni doganali dovrà tener conto che le merci dichiarate dovranno essere presenti negli spazi doganali e prendere confidenza con concetti come quello di temporanea custodia.
«Altre problematiche in caso di import sono i cosiddetti elementi di accertamento – spiega Scappini – ossia la classifica, la quantità, l’origine e il valore, tenendo conto che nel valore sono incluse le royalties, altro aspetto che cambierà con la Brexit». Chi non è sicuro della classifica (ossia la qualità) può richiedere una classificazione vincolata dalla dogana. In ogni caso l’ufficio relazioni con il pubblico è a disposizione per tutte le informazioni.

Proprietà intellettuale

Dal punto di vista della proprietà intellettuale sono diversi i cambiamenti: «Sui marchi – spiega Elio De Tullio, presidente della commissione proprietà intellettuale di Icc Italia – in caso di “no deal” i Mue, cioè i marchi europei, registrati entro la data di uscita, dovrebbero essere “clonati” in marchi nazionali Uk con il pagamento di una piccola tassa in Uk, sarà comunque possibile anche rinunciare alla protezione nel Regno Unito». Diverso il discorso dei Mue “pending”, cioè in procedura ancora non conclusa: «Dovranno essere nuovamente depositati in Uk con il pagamento delle tasse. Per un periodo di 9 mesi dall’uscita c’è la possibilità per il titolare di ottenere un marchio nazionale Uk equivalente al Mue depositato».

Per quanto riguarda il design, stessa procedura dei marchi in caso di “no deal”, e “pending” per i design comunitari registrati entro la data di uscita. Invece per i design comunitari non registrati, la tutela dovrebbe essere garantita anche in Uk fino alla scadenza prevista, per i design non registrati in Uk dovrebbe essere creato un nuovo istituto per garantire le stesse condizioni di tutela.

Sulle indicazioni geografiche in caso di uscita “no deal”, spiega Di Tullio, «non sembra previsto un riconoscimento automatico per le Ig extra-Uk attualmente tutelate a livello Ue. Occorrerà una nuova procedura di registrazione. Il nuovo sistema prevede la creazione di un nuovo logo, entrato in vigore nel 2019. Il Regno Unito ha creato uno specifico Quality Scheme per la protezione delle Ig nel Regno Unito, trasponendo gli attuali regolamenti Ue nella legislazione nazionale per continuare ad assicurare un livello adeguato di tutela».

La brexit invece non avrà impatto sulle domande di brevetto europeo e sui brevetti europei già concessi, visto che è un sistema gestito da una convenzione che non è Ue. Occorre tenere conto che le privative di varietà vegetale comunitarie non avranno più effetto nel Regno Unito, tuttavia dovrebbe essere possibile convertire le privative comunitarie in brevetti del Regno Unito dopo l’uscita.

Qui un vademecum che sarà costantemente aggiornato.

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