Passano solo due o tre mesi dalla laurea triennale alla prima occupazione. Tutti cercano gli statistici. Perché, come spiega Emanuela Sasso, professore di Probabilità e responsabile dell’Orientamento del dipartimento di Matematica dell’Università di Genova, oggi le moli di dati sono tante, in ambiti diversi e quindi bisogna saperle lavorare. In ogni caso non basta saper calcolare una media per fare lo statistico, ma occorre studiare molto.

La mattinata riservata agli studenti

Proprio per presentare le varie declinazioni che questo mestiere offre a livello di opportunità lavorative, l’Università di Genova ha organizzato un evento che si chiama appunto “I mestieri dello statistico” al Palazzo della Borsa, rivolto agli studenti delle scuole superiori.

«Le prospettive sono estremamente varie – dice Sasso – dai settori classici della statistica, legata all’anagrafica, andando a quello medico, economico, del marketing, anche nel settore industriale per il controllo di qualità. La statistica offre informazioni preziose analizzando le grandi moli di dati».

L’Università di Genova ha aperto, ormai da oltre 10 anni, un corso di laurea in statistica matematica e trattamento informatico dei dati (Smid), interno al dipartimento di Matematica, «a differenza di altri corsi di stastistica in Italia – sottolinea Sasso – ha una fortissima base matematica, oltre che di informatica. Si tratta di una laurea triennale che permette di entrare direttamente nel mondo del lavoro. C’è chi invece decide di continuare con la magistrale, a Genova o altrove, per approfondire un determinato ambito di studio».

Il corso non è a numero chiuso e il numero di iscritti sta aumentando nel corso degli anni. La docente mette in guardia. Non si tratta di un corso facile, come del resto tutti quelli legati alle materie matematiche o ingegneristiche: circa il 20% degli iscritti abbandona prima della laurea.

Un esempio delle applicazioni lavorative è rappresentato anche dal dottorato che sta svolgendo Elena Pesce, all’interno della compagnia assicurativa Swiss Re. «Mi occupo del rischio marine – spiega – un ambito in espansione qui a Genova, dato che viviamo del commercio marittimo». Pesce, la cui borsa di studio è stata interamente pagata dall’azienda, si occupa di cambiare il modello matematico che sta alla base della stima del rischio di incidenti per navi o il loro carico. «La Swiss Re assicura navi – racconta – e le evoluzioni tecnologiche oggi garantiscono meno incidenti, per questo occorre cambiare il modo in cui il rischio viene calcolato».

Pesce è uno degli esempi di dottoranda che ha scelto un forte connubio con un’azienda proprio perché non intenzionata a proseguire la carriera accademica. Il percorso di studi è stato scelto prima perché al liceo amava la matematica, ma poi perché il dipartimento le ha presentato il corso Smid: «Non lo conoscevo e ho capito che poteva fare al caso mio, quel giusto compromesso tra studi matematica e qualcosa che fosse subito spendibile sul mercato del lavoro». Pesce si è laureata nel 2012, poi ha proseguito con la magistrale a Torino in “Stochastics and data science” attivata nel 2015, ed è stata una dei primi laureati.

Swiss Re non è l’unica azienda locale che sta collaborando con l’Università di Genova per “coltivare” statistici dopo la laurea. Tra le altre ci sono anche Costa Crociere ed Erg.

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