Banca Carige chiude l’esercizio 2018 con un risultato netto in perdita di 272,8 milioni di euro. Il dato è diffuso oggi in occasione della presentazione del piano strategico 2019-2023 da parte dei commissari Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano.

Secondo quanto si legge nella nota della banca, il risultato negativo di periodo è condizionato dal costo del rischio di credito (pari a 205 bps) che sconta il recepimento dell’ampia verifica effettuata sul portafoglio impieghi e la cessione di posizioni deteriorate che hanno determinato la contabilizzazione di 321,4 milioni di euro tra rettifiche di valore su crediti verso clientela e perdite da cessione.

Per quello che riguarda gli altri dati di esercizio, il margine operativo lordo, differenza tra proventi e oneri operativi “core”, risulta positivo e in crescita su base annua a 30,9 milioni (40,6 milioni al netto dell’effetto IFRS9), grazie a un frazionale calo dei ricavi e al continuo controllo sulle voci di costo (458,2 milioni, con un calo sostanziale su base annua del -9,9%). Il cost/income, pari al 93,7%, migliora rispetto al 98,5% dell’esercizio 2017. L’esercizio 2018 registra la contabilizzazione di tributi e oneri di sistema (SRF, DGS, schema volontario e fondo Atlante) e dei canoni DTA per complessivi 35,3 milioni di euro, nonché accantonamenti netti al fondo rischi e oneri per 41,7 milioni, prevalentemente riconducibili alle richieste di rivalsa di Amissima derivanti dalle previsioni contrattuali.

L’utile da cessione di partecipazioni e investimenti si attesta a 66,5 milioni di euro e include le cessioni della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati, l’esternalizzazione del sistema informativo, la cessione del business del Merchant Acquiring; il risultato delle attività non correnti in via di dismissione al netto delle imposte, pari a 20,9 milioni, è riferibile a Creditis.

Stante il risultato economico negativo la Banca, in un’ottica conservativa, ha deciso di non iscrivere imposte differite attive per un ammontare di circa 91,0 milioni.

L’indicatore di solidità patrimoniale CET1r phased-in è pari al 10,68%, superiore al
limite regolamentare richiesto da Bce del 9,625% e il TCR phased-in si attesta al 12,88%.
Con il definitivo completamento – nei primi mesi del 2019 – delle operazioni di derisking
condotte nel quarto trimestre, il CET1r pro-forma di dicembre 2018 si attesta al 10,89% e il
TCR pro-forma al 13,14%.

 

 

 

 

Carige: rafforzamento patrimoniale per 630 milioni entro il primo semestre 2019

Il rafforzamento patrimoniale di 630 milioni di euro annunciato questa mattina, sarà il principale driver che permetterà a Banca Carige il raggiungimento del break-even già nel 2020. Un risultato che, secondo l’istituto di credito, sarà possibile grazie alla normalizzazione del costo del rischio di credito e al venir meno degli effetti straordinari negativi che hanno appesantito le passate gestioni, nonché dalla realizzazione di risparmi di costo già contrattualizzati.

Il break-even raggiunto al 2020 farà da volano per lo sviluppo della redditività che sarà contraddistinto da un nuovo modello di business basato su alcuni elementi fondanti, tra cui una presenza radicata nelle regioni che presentano una ricchezza finanziaria pro-capite superiore rispetto a quella media italiana, maggiore attenzione al cliente e nuovo impulso ai sistemi digitali.

Il modello di business si concentrerà sulla gestione del risparmio della clientela basandosi su un nuovo Private Banking e sul segmento affluent con l’obiettivo di creare una wealth management company che, facendo leva su Banca Cesare Ponti, ottimizzi la redditività sulle masse gestite (circa 13 miliardi di euro con 64 mila clienti). La società dedicata alla gestione della clientela private e affluent, che si avvarrà di una nuova rete di consulenti finanziari, permetterà un più rapido ritmo di recupero delle masse perdute.

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