Sarà svelato domani il nuovo business plan triennale di Banca Carige, perno indispensabile per la ripresa della banca ligure. Il documento, già a conoscenza delle autorità di vigilanza, sarà illustrato dai commissari Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener prima in conferenza stampa e, alle 15, in conference call.

 

 

 

 

Carige: domani conference call sul nuovo business plan, come seguirla

I tre commissari, come avevano programmato, potranno presentare il business plan con la prospettiva di ridurre sotto il 10% del totale crediti la massa dei crediti deteriorati. Carige si avvia a cedere due pacchetti di npl (non performing loans), uno di sofferenze e uno di unlikely to pay, per un valore lordo complessivo di 1,7 miliardi di euro. Acquirenti sono Sga (finanziaria del Tesoro) e Fonspa (Credito Fondiario), che avrebbero già inviato le loro proposte vincolanti all’advisor di Carige, Ubs. Il closing delle due operazioni dovrebbe avvenire in tempi brevi.

Il piano conterrà misure di razionalizzazione delle attività del gruppo e misure di valorizzazione della private bank Cesare Ponti. Negli anni scorsi, anche a causa dei frequenti cambi al vertice del gruppo, il profilo e il ruolo della banca erano stati messi in discussione: si era parlato di cessione, poi il progetto era rientrato. Il recente arrivo alla guida della Cesare Ponti di Maurizio Zancanaro come amministratore delegato e la decisione, annunciata ufficialmente, di aprire una decina di nuove filiali (una è stata aperta ad Albaro nei giorni scorsi) indicano l’intenzione del gruppo di rafforzare la banca per farne un player nazionale di rilievo nel private banking, settore che gli analisti considerano destinato a un forte sviluppo.

 

 

 

 

Banca Cesare Ponti: oggi aperta la nuova sede ad Albaro, previste altre dieci filiali in Italia

Il nuovo business plan dovrebbe permettere l’avvio di due operazioni chiave, entrambe richieste con urgenza dalle autorità di vigilanza: l’aumento di capitale e la ricerca di un partner.

Gli allora presidente e ad di Banca Carige, Pietro Modiano e Fabio Innocenzi, nei mesi scorsi erano riusciti a mettere in sicurezza la banca grazie allo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che aveva dato la disponibilità a sottoscrivere fino a 320 milioni del bond subordinato convertibile di Banca Carige. L’intervento a favore della banca genovese era stato proposto dal consiglio del fondo presieduto da Salvatore Maccarone, in quanto un eventuale default di Carige sarebbe costato a tutte le banche italiane 8 miliardi, la cifra dei depositi protetti della banca ligure. I bond sarebbero stati coperti con l’aumento di capitale da 400 milioni. Con questa somma Carige sarebbe andata abbondantemente oltre gli obblighi 2019 di cet1 e in linea con quelli di total capital ratio 2019.

All’assemblea dei soci del 22 dicembre scorso, però, la decisione di Malacalza Investimenti (determinante con la sua quota del 27,5% del capitale azionario), di non procedere sulla via dell’aumento di capitale prima di avere visto e valutato il nuovo piano industriale aveva fatto saltare l’operazione in due tempi ideata da Modiano e Innocenzi.

Anche i potenziali partner o acquirenti di Banca Carige aspettano un taglio dei crediti deteriorati e una valutazione del piano industriale per compiere eventuali mosse. Secondo voci che circolano nell’ambiente finanziario genovese, per fine marzo si dovrebbe arrivare all’indicazione di un soggetto. Un matrimonio per Carige non soltanto è richiesto da tempo dalla Bce e auspicato dalla Banca d’Italia, ma è giudicato indispensabile dall’agenzia di rating Moody’s che ha dichiarato di ritenere improbabile che la banca ligure «rimanga valida su base stand-alone».

Chi potrebbe essere il nuovo partner? Da tempo si parla di fondi investimento, in particolare di Black Rock e di Apollo, ma anche di alcune banche. Per individuarle bisogna cercare tra di istituti bancari non presenti o poco presenti in Liguria, quindi integrabili con Carige, intenzionate a coprire il mercato delle famiglie e delle piccole imprese e con una cultura aziendale compatibile con quella di una cassa di risparmio, tradizionalmente vicina al territorio e in grado di fornire risposte in tempi brevi ai suoi interlocutori.

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