Verrà presentato alla stampa il 27 febbraio il nuovo business plan di Banca Carige, presenti i commissari straordinari Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener che l’hanno predisposto in collaborazione con Boston consulting group.

Il piano è atteso come punto di partenza del percorso di salvataggio della banca ligure.

Il maggiore azionista di Carige, Malcalza Investimenti, attende di conoscerlo e valutarlo prima di decidere se partecipare all’aumento di capitale necessario al rafforzamento patrimoniale dell’istituto.

Anche i potenziali partner di Banca Carige devono conoscere il piano industriale dell’istituto per valutare la possibilità di alleanze o acquisizioni. L’alleanza di Carige con un altro soggetto peraltro è richiesta da tempo dalla Bce e auspicata dalla Banca d’Italia e di recente l’agenzia di rating Moody’s ha dichiarato di ritenere improbabile che la banca ligure «rimanga valida su base stand-alone».

Oggi intanto inizia alla Camera la discussione generale sul Dl Carige. In base al provvedimento il Mef può concedere la garanzia dello Stato su emissioni obbligazionarie di Carige. Ai sensi del decreto sono già stati emessi due miliardi di euro di bond con garanzia statale. Il Mef è anche autorizzato a sottoscrivere o acquistare azione di Carige ma l’ipotesi secondo il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i commissari di Banca Carige è da considerarsi residuale.

Le votazioni sugli  emendamenti al testo, che conta 23 articoli, inizieranno domani pomeriggio. Al momento è esclusa l’ipotesi che il governo ponga la questione di fiducia. Il provvedimento ha appena incassato il via libera della commissione Finanze a dare mandato al relatore per riferire in aula sul decreto. Dalla Camera il testo passerà al Senato, dove è atteso il 5 marzo.

Rispetto al testo approvato dal consiglio dei ministri, il provvedimento arriva in aula con una sola modifica, proposta da M5S, che impegna il ministero dell’Economia a trasmettere al Parlamento una relazione ogni quattro mesi «per rendere pubblici i debitori di un certo peso della banca ligure i cui crediti sono caduti in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio netto dell’istituto».

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