Val Cerusa, il volo su cavo d’acciaio tra le ipotesi di valorizzazione

Un focus sui lavori per la messa in sicurezza della zona da parte della struttura geotecnica e idrogeologia, evidenzia il metodo che il Comune intende adottare per le vallate

Una fly line che dal Bric del Dente scenda sino a Fiorino, in val Cerusa, nell’estremo Ponente genovese. Un volo appesi a un cavo d’acciaio come accade già in Valtellina o in Basilicata, immersi nella natura. C’è anche questa ipotesi suggestiva (e che prevede un investimento calcolato intorno al milione di euro, che deve però essere necessariamente di un privato) tra le proposte fatte dalla struttura geotecnica e idrogeologia del Comune di Genova, per valorizzare il territorio dal punto di vista turistico. La fly line (nota anche come volo dell’angelo o volo dell’aquila) si aggiunge alle altre proposte più tradizionali, come il ripristino della rete sentieristica per dar vita a percorsi naturalistici ed escursionistici, ma anche per ripercorrere le testimonianze di archeologia industriale ancora presenti o per vedere il ciclo dell’acqua canalizzata come fonte di energia, con le rogge ancora funzionanti o dismesse.

Il focus sulla val Cerusa è stato presentato nell’ambito del convegno annuale di presentazione dell’Osservatorio vallate genovesi, un’occasione per fare il punto sui lavori di messa in sicurezza idrogeologica del territorio, ma anche per mostrare quanto il metodo della struttura comunale sia ormai orientato non solo sul ripristino, come evidenzia il responsabile Giorgio Grassano: «Non solo stabilizzazione, ma anche riutilizzo, ormai diventato un chiodo fisso, perché se le vallate tornano a vivere, sarà più facile evitare il dissesto idrogeologico».

La struttura geotecnica e idrogeologia del Comune di Genova è formata da 12 persone, tutti tecnici: 6 geologi, un ingegnere civile ambientale, un architetto paesaggista e ovviamente geometri. I cambiamenti climatici stanno provocando eventi meteorologici sempre molto intensi, i genovesi e i liguri se ne sono accorti da tempo, per cui gli interventi di ripristino hanno un costo sempre più alto. Il budget a disposizione della struttura è di circa 10 milioni all’anno, anche se per molti interventi il Comune di Genova sta ricorrendo a mutui, perché la possibilità di accedere a fondi statali ed europei non è sempre facile, pur con progetti pronti. La struttura si sta comunque adoperando per far conoscere il più possibile ciò che è stato fatto e le idee, proprio per aumentare la possibilità di ottenere finanziamenti.

«Questo focus – spiega l’assessore comunale ai ai Lavori pubblici, manutenzioni e alle politiche per lo sviluppo delle vallate Paolo Fanghella – è un progetto pilota che ha consentito un censimento a tappeto, ma in realtà stiamo lavorando su tante vallate di Genova. Il metodo è che quando l’opera è finita, il territorio appare anche riqualificato dal punto di vista ambientale, non solo consolidato. Dobbiamo renderci conto che tutti i problemi su Genova, penso anche alla val Bisagno, derivano dalle vallate, se non si inizia a intervenire lì, non si risolveranno le cose sulla costa».

Nei piani del Comune c’è la volontà di trasformare i siti emblematici all’interno del territorio genovese e, con l’aiuto magari di sponsor, valorizzarli: agire sulle vallate senza distruggerle. Fanghella lascia intendere che c’è già un grosso investimento privato su un territorio critico a cui il Comune fornirà tutto il supporto.

Nel 2018 il Comune di Genova ha investito 3 milioni per la val Cerusa, eliminando il 60% delle criticità più importanti. In val Bisagno, in vista del futuro scolmatore, gli investimenti sul consolidamento del territorio ammontano a circa 7,5 milioni di fondi Pon-Metro. «Il territorio di Genova è gigantesco – ammette Fanghella – i problemi sono infiniti, ma come formichine stiamo mettendo tasselli importanti».

Un altro grande problema è in val Varenna: «Abbiamo sistemato la frana sul versante a monte di via Cian de Vì, con la pulizia e disgaggio dei massi e opere di contenimento e difesa – evidenzia Fanghella – ma abbiamo la frana di Rama Spessa che è gigantesca, una delle frane più importanti e pericolose d’italia, perché potrebbe ostruire l’alveo del Varenna. Abbiamo già fatto interventi, ma è in continuo movimento».

Per quanto riguarda i sentieri «il problema è che spesso passano in terreni privati – spiega l’assessore – ci sarebbero tante associazioni disposte a prendersi in carico la manutenzione, ma se non c’è collaborazione è impossibile il ripristino, ma se il territorio non è in ordine non si fanno neanche le passeggiate. Se ho una casa in campagna e mi mettono a posto le vallate a contorno, sono stimolato ad andarci».

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