Vino e lezione di cucina alle Cinque Terre, antiche botteghe e degustazioni nel centro storico di Genova, laboratorio di pesto, snorkeling o trekking nel parco di Portofino. Sono alcune delle proposte che il marketplace ItalyXP fa per la Liguria, ma cos’è davvero il turismo esperienziale? Come ampliare le attività, che nella nostra regione potrebbero essere potenzialmente infinite?

Qualche suggerimento lo dà il libro bianco sul “Turismo esperienziale e foods & crafts“, scritto da Umberto Curti, già autore di diversi saggi sul turismo, ma anche formatore e food&wine blogger (il suo Ligucibario è famoso), cofondatore (insieme a Luisa Puppo) nel 2000 di Welcome Management, agenzia di consulenze per il marketing e la formazione nel turismo, commercio, artigianato, agroalimentare.

Il sottotitolo del volume, edito da Marco Sabatelli di Savona, è un invito per amministratori, per gli addetti ai lavori, ma non solo: “Prospettiva (in Liguria) per territori, cultura, imprese“.

«Ci vogliono anni di lavoro per fare chiarezza su questo termine, esperienziale – spiega Curti – occorre una sensibilità nell’ingaggiare i turisti e coinvolgerli in una trama. Hanno desiderio di capire chi siamo e come viviamo, tra tradizioni, mestieri e sapori. In Liguria ci sono stati segnali significativi in questa direzione e il territorio è particolarmente adatto a questo tipo di operazioni». Per Curti occorre fare un salto di qualità: «Visitare un caseificio e assaggiare le formagette mi sembra eccessivo definirlo esperienziale, significa ingaggiare turisti e far loro vivere momenti da “local”».

«Un libro utile per capire come elaborare al meglio certe informazioni – sostiene Paola Bordilli, assessore comunale al Turismo – lavorando con l’Università possiamo mettere a sistema il Comune e la Camera di Commercio su un tema vitale». Genova, sottolinea Bordilli, è anche inserita tra le città delle buone prassi a livello nazionale per uso della tassa di soggiorno.

L’editore Sabatelli di Savona non a caso si è specializzato su cibo ed eventi: ha creato un’app di segnalazione eventi e guide di comprensorio nel savonese, mentre per l’aspetto enogastronomico ha creato il progetto Liguria food, una rivista che punta sulla qualità.

Luisa Puppo evidenzia che manca una progettazione formativa nel settore: «Bisognerebbe attivare percorsi specifici gratiuti per operatori e per chi si affaccia al mestiere».

Nel libro bianco, oltre a dettagliate analisi dei fenomeni a livello nazionale e internazionale, ci sono diverse parti dedicate alla Liguria. Per esempio alla prospettiva turistica dell’artigianato, essendo la regione terra di pizzi, damaschi e macramé, ceramica, vetro, argenti, ardesia, orologi da torre e campane, filigrana, sedie, ferro e ferro battuto, rissêu, floricoltura, cantieri nautici e maestri d’ascia, arte cartaria. Secondo Curti occorrerebbe vincere il tradizionale riserbo dei singoli artigiani e cercare di fare sistema, anche tra i piccoli musei, che hanno bisogno di sinergie. Curti evidenzia una totale assenza dal web e dai social media, una mancanza di competenze linguistiche e comunicative (ferme a dépliant, mercatini e poco altro).

Curti parla di “monadismo”, come fisionomia aziendale, che stenta ad assimilare
la cosiddetta coopetition (competitività tramite la cooperazione).

Il libro si sofferma anche sull’entroterra ligure, facendo una swot analysis in chiave esperienziale e qualche benchmark: oggi l’entroterra non è e non fa sistema a sé, né quindi riesce ad agganciarsi al sistema Genova (prodotto con segnali di affermazione) e al
sistema costa (prodotto maturo in riposizionamento, tenute presenti le ampie
differenze fra i vari tratti e golfi). Secondo Curti ci sono risorse heritage in parte potenziali e in parte in atto che, sole, possono concorrere alla creazione di un prodotto integrato, tale da rendere possibile la creazione progressiva di un brand. Resta fondamentale un miglioramento dei collegamenti a livello di trasporto pubblico e la sensibilizzazione degli operatori pubblici e privati.

Particolare attenzione andrebbe focalizzata sul turismo attivo e il cicloturismo. La fascia più giovane – si legge nel libro – probabilmente interessata ad un turismo sportivo molto attivo (trekking, arrampicata, canyoning, equitazione, mountain bike, orienteering eccetera), sebbene rappresenti un segmento potenziale della domanda, è rimasta talvolta scoraggiata dalla carenza di servizi e divertimenti aggiuntivi, e dalla carenza di strutture per la pratica dello sport nonché di ricettività adeguate.

Il libro propone anche un elenco di risorse, divise per provincia, che potrebbero prestarsi a proposte di turismo esperienziale.

Presente anche un focus su Genova, il consiglio è di dar vita a una proposta sempre vivace, non omologata, evitando la competizione con località che per varie ragioni, turisticamente, ancora la sopravanzano (la cui “vocazione” nasce negli anni Novanta del secolo scorso e che finora non possiede alcuno degli istituti d’arte statali/musei più visitati in Italia).

 

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