Quaranta posti aggiuntivi di pronta accoglienza: 23  al “Rifugio” di Vico Bottai e 17 al nuovo Pronto intervento sociale di salita Nostra Signora del Monte, aperto con il contributo di Regione Liguria e destinato ai casi più fragili e sofferenti. Da oggi, lunedì 3 dicembre, scatta il “Piano inverno” del Comune di Genova per dare riparo, nei mesi più freddi dell’anno, ai senza dimora.

Questi posti si aggiungono ai 76 già attivi in via ordinaria nei dormitori notturni cittadini di prima accoglienza e ai 36 del nuovo Asilo notturno Massoero, aperto nel mese di maggio, con una capacità ricettiva più che raddoppiata e, per la prima volta, con 12 posti riservati alle donne.

Il Piano di accoglienza prevede che ulteriori 20 posti, già disponibili e allestiti, possano essere attivati in tempo reale in caso di abbassamento delle temperature, piogge e neve. Contemporaneamente, sarà ampliata la capacità ricettiva delle strutture già in funzione e saranno estesi gli orari di accoglienza.

Oltre all’aumento dei posti a disposizione, un’altra novità è rappresentata dalla prosecuzione della pronta accoglienza oltre la fine di marzo e lungo l’intero l’arco dell’anno, con estensione alle ore diurne, e a una serie di interventi e servizi che vanno dai pasti consumati in mensa o da asporto e l’igiene personale.

Da alcuni anni, l’accoglienza ai senza dimora si è organizzata intorno a un patto di sussidiarietà con Enti del terzo settore, impegnati in favore delle persone che non hanno riferimenti e in condizione di povertà estrema. Questo piano prevede, oltre all’accesso ai servizi, interventi e servizi variamente modulati, coordinati dall’ufficio cittadini senza territorio, centri di ascolto vicariali, centro d’ascolto della fondazione Auxilium e dell’Associazione San Marcellino, oltre al contatto con gruppi di strada e le associazioni che operano sul territorio.

Gli operatori del Comune di Genova, degli Enti facenti parte del Patto di sussidiarietà e della sanità, si riuniranno settimanalmente per modulare i servizi offerti e costruire progetti individuali con l’obiettivo di superare gli stati più urgenti di grave emarginazione.

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