Un campetto alle “lavatrici” di Pra’, una piazza di container al porto, un angolo sotto la Sopraelevata, uno scoglio a Nervi, un tetto del centro storico… Cosa hanno in comune questi luoghi? Sono tutte location scelte da una delle più importanti campagne marketing di Nike Italia, che ha eletto Genova come sede ideale per promuovere i vent’anni di un celebre modello di scarpa. E poco più di vent’anni (24, per la precisione) ha il protagonista della campagna, anche lui ligure, Tedua, artista molto conosciuto nell’ambito musicale rap, con già all’attivo tre album, otto single e un disco d’oro.

 

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A due passi dalla concezione di uomo libero, scivolo e perdo l’equilibrio #niketn @footlockereu

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Una testimonianza nella testimonianza: l’identità di un luogo, la sua bellezza, si uniscono, nello story-telling dell’azienda, alla storia del protagonista.

Una campagna, realizzata dal fotografo Gabriele Micalizzi, il cui primo intento è, ovviamente, vendere scarpe, ma che può segnare un passo importante nel marketing territoriale di Genova. In meno di 24 ore le foto di Tedua su Instagram hanno superato i due milioni di visualizzazioni e i 200 mila like. Il sito dell’azienda celebra la città con altre foto e testi dedicati ai diversi quartieri, e sono già tanti i commenti, italiani e stranieri, di chi vuole andare a visitare Genova.

Può quindi, una “semplice” campagna pubblicitaria, valorizzare il brand di una città? Da alcuni anni, ricercatori e analisti si interrogano sugli effetti che film, spot televisivi, pubblicità e persino libri, possono avere sulle economie dei luoghi. Solo in Italia, l’indotto è stimato intorno ai 260 milioni di euro. Alcuni esempi? La Sicilia di Montalbano, o Crema dopo il film da Oscar “Call me by your name”.

Le città che ospitano questo tipo di attività, possono contare su un doppio beneficio: quello dovuto alla prima fase di produzione che riguarda gli addetti ai lavori, pensiamo a quante persone devono alloggiare, mangiare, e quanti fornitori possono essere coinvolti tra diversi fornitori di servizi; e infine il beneficio post-trasmissione, ovvero l’impatto di valorizzazione di un luogo che si ha, tipicamente, a seguito della messa in onda o pubblicazione delle immagini. E la nuova frontiera, dopo i film, pare siano proprio i social.

Genova e la Liguria, sembrano molto adatte per questo tipo di campagne. Colori particolari, luci, varietà di paesaggio. Il mix perfetto per foto che possano catturare l’attenzione degli avidi consumatori di immagini digitali. Nella fase del “dopo-Ponte Morandi”, ogni immagine positiva della città può diventare uno strumento di rigenerazione della percezione esterna che si ha di Genova. Perciò ben vengano scarpe, macchine, vestiti, cantanti e tutto ciò che possa rigenerare un circolo di economia positiva per la nostra regione, anche con Instagram.

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