Si tratta del primo accordo in Italia tra associazioni datoriali e sindacati dell’edilizia per favorire il rispetto del contratto collettivo nazionale. Non è così scontato: a fare lavori edili come per esempio quelli per la posa della fibra ottica, possono esserci persone con contratto per metalmeccanici, multiservizi, facchinaggio, persino giardinieri. In Italia non esiste l’obbligo di usare i contratti che dovrebbero essere più adatti al lavoro che ci si accinge a fare.

«Un vantaggio per chi usa questi mezzi, certamente non per il lavoratore o la collettività – spiega Claretto Campanini, vicepresidente Ance per i rapporti sindacali – per questo vogliamo dare un segnale importante alle istituzioni».

Rispetto delle regole per evitare la concorrenza sleale: il contratto dell’edilizia, poiché contiene importanti tutele per i lavoratori (compresa la quota per la formazione, con la cassa edile che consente di accedere a spese mediche o borse di studio per i famigliari), è fuori mercato se paragonato agli altri, il rischio è che nei bandi o nelle trattative coi privati, chi rispetta le regole sia destinato a non essere scelto perché troppo caro. Se nei contratti pubblici dovrebbe essere più facile, spesso poi non ci sono effettivi controlli che questa prassi sia applicata, per questo l’intesa firmata oggi è un passo avanti importante, che potrebbe essere esportata non solo nel resto della Liguria, ma anche in tutta Italia.

«Non è un caso che chi non rispetta le regole – aggiunge Campanini – consegni lavori incompleti o mal fatti. L’intento comune è dare un segnale alle istituzioni perché facciano maggiori controlli».

«L’edilizia è un porto di mare ormai – conferma Vito Mangano, presidente provinciale e regionale di Confartigianato Costruzioni – il primo che arriva si fa la partita Iva e poi diventa imprenditore. Non rispettano contratti. Quante carrucole salgono nelle impalcature la domenica? Sono violazioni del contratto».

Pasquale Meringolo, presidente di Cna Costruzioni di Genova, rincara la dose: «I pagamenti sono e ormai si perde anche in professionalità perché gli altri contratti non prevedono formazione».

Andrea Tafaria della Filca Cisl dà i numeri: dal 2009 abbiamo perso 2500 posti di lavoro e la massa salari è calata da 112 milioni a 96 milioni. Nonostante il Terzo Valico, commessa che vale parecchio.

In questa giungla contrattale può anche capitare che la firma la metta qualche sindacato che non rappresenti nessuno, com’è accaduto per i restauratori, ricorda Fabio Marante (Fillea Cgil). L’auspicio è il secondo step, quando questo accordo sarà sottoposto alla prefettura e agli enti e alle associazioni del territorio, «per traguardare principio che concorrenza non si fa risparmiando sul costo del lavoro».

Mirko Trapasso della Feneal Uil rileva che presto saranno aperti 1000 nuovi cantieri della posa della fibra ottica, che hanno dato diversi problemi, facendo intervenire successivamente il Comune e Iren, facendo impennare i costi per la collettività.

Tafaria rivela anche il problema dei lavori in economia fatti nel Tigullio e nei piccoli paesi dell’entroterra: «Favoriscono il lavoro nero, spesso viene chiesto l’ok da parte di una sola persona della famiglia, mentre poi si scopre che stanno lavorando magari 4 o 5 dipendenti.

Le prime notizie sembrano incoraggianti: Inps e ispettorato del lavoro sembrano avere intenzione di dare corso a questa proposta.

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