L’accordo concluso sull‘Ilva è più fragile di quello proposto dal governo precedente, Di Maio ha mentito ai suoi elettori sulla Tap, la soluzione Ferrovie dello Stato in Alitalia non sta né in cielo né in terra: lo ha affermato l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda questa sera a Genova a margine della presentazione del suo libro “Orizzonti selvaggi” alla libreria Feltrinelli.

Secondo Calenda l’ accordo firmato dai sindacati «è più fragile di quello che avevamo proposto noi, perché ci sono 800 occupati in meno e soprattutto non esiste la garanzia di un’ agenzia statale che avrebbe dovuto spendere il miliardo di Riva e fare anche attività di servizio per Ilva».

Quanto alla vicenda Tap «il ministro di un governo sorpreso a mentire come ha fatto Di Maio sulla Tap in qualunque Paese avrebbe dovuto dimettersi», «prima di dire in campagna elettorale cosa vuoi fare con la Tap devi capire cosa prometti, e non affermare poi che ci sono carte e penali inesistenti”. Per Calenda i ministri M5S al governo «cederanno su altre grandi opere come, a Genova, la Gronda e il Terzo Valico».

La soluzione Ferrovie dello Stato per Alitalia «non sta né in cielo né in terra, anche perché le perdite di Alitalia equivalgono ai profitti di Fs, quindi stiamo costruendo un meccanismo destinato a indebolire tutte e due le compagnie, se viceversa ci sarà la Delta, si tratterà di un percorso molto interessante».

Introdotto dall’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, Calenda ha poi presentato il suo libro, che è una riflessione sulle difficoltà dell’Occidente e della democrazia liberale di fronte al processo di globalizzazione e sulla sconfitta del Pd alle ultime elezioni.

La globalizzazione, secondo Calenda, nel mondo ha fatto uscire dalla povertà 1,2 miliardi di persone ma, in Occidente, ha spostato la proporzione di remunerazione tra capitale e lavoro dal 50/50 per cento degli anni Settanta all’80/20 per cento in favore del capitale dagli anni Ottanta a oggi e ha causato insicurezza. Le forze populiste e sovraniste, secondo l’ex ministro, hanno vinto perché hanno dato voce agli sconfitti, e a chi ha paura del futuro, paura causata dai cambiamenti epocali in atto e dalla mobilità di masse di fronte alla quale «dipingere gli italiani come razzisti è inaccettabile». Gran parte della classe dirigente ha rinunciato a governare il cambiamento, perdendo la fiducia dei cittadini. Ora bisogna mettere in campo un progetto per una democrazia che abbia l’obiettivo di tutelare i diritti e le libertà e di potenziare l’uomo e la società, anche attraverso l’azione di uno Stato capace di proteggere gli sconfitti e gestire le trasformazioni.

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