«Bisogna lavorare sulla crescita e proprio questo è uno dei punti deboli della manovra». Così Vincenzo Boccia, presidente degli industriali, intervenuto oggi all’assemblea pubblica di Confindustria Genova, tenutasi nella sede di Ansaldo Energia, commenta la manovra del governo: «Si continua a dibattere su qualche decimale, per far recepire la manovra all’Europa, ma noi stiamo dicendo che il problema non è di quanto la manovra sfori, ma di quanto impatta sulla crescita, sull’occupazione, sullo spread e sugli investimenti pubblici e privati. Questa è la sfida dell’Italia e su questo non vediamo ancora elementi sostanziali, anzi vediamo dei depotenziamenti. Quando si depotenziano strumenti come Industria 4.0, quando si dimezza il credito di imposta-ricerca-investimenti, quando si mettono in discussione opere pubbliche a partire dai cantieri, non vediamo segnali che vanno verso la crescita. L’impatto di questa manovra sull’economa reale, a nostro avviso, è ancora debole».

Boccia ha parlato anche di reddito di cittadinanza: «Il problema del reddito di cittadinanza ha tutta una serie di criticità − dice − Stando a quello che leggiamo, si può rinunciare a tre proposte di lavoro prima di rinunciare al reddito di cittadinanza. Ci chiediamo come si fa in un Paese che raggiunge la disoccupazione giovanile al 34%, in particolare nel Mezzogiorno, a immaginare una cosa di questo tipo, quando se a un giovane arriva una proposta è già un miracolo. E non c’è assolutamente proporzionalità tra i 780 euro per lavorare 8 ore a settimana e le 40 ore settimanali. E a chi ci dice che lo stipendio di primo ingresso è basso, vorremmo ricordare che c’è un cuneo fiscale del 70% di tasse e contributi. Da una vita sindacati e imprese insieme chiedono di ridurre il cuneo fiscale in favore dei lavoratori: non mi sembra che su questa cosa non ci sia alcuna volontà di ascolto. In più, da quello che leggiamo, e speriamo che venga smentito, sembra che la proposta di lavoro dovrebbe arrivare entro 53 km dalla residenza. Il che mi sembra un esempio di grande pedagogia formativa».

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