Riprende la corsa degli agriturismi in Liguria: secondo l’Istat, dopo una leggera flessione nel 2017, in cui si era verificato un calo da 624 a 621 aziende autorizzate, nel 2018 la risalita a 652 (+5%), divise in questo modo: 554 offrono alloggio; 345 ristorazione; 80 degustazione; 247 altre attività diverse da alloggio, ristorazione e degustazione. 4 quelle cessate nel 2017 contro le 35 nuove aperture.

La battuta d’arresto del 2016 con ben 41 chiusure, anno in cui per la prima volta avevano superato le nuove aperture (38), sembra essere quindi già superata.

Il trend è comunque da capogiro: considerando che erano 233 le aziende autorizzate nel 2002, l’incremento in questi anni è stato del 179,8%.

Aumentano le strutture dedicate alla ristorazione (+2,2%) da 338 a 345 tra 2016 e 2017 e quelle che offrono alloggio: da 535 a 554 (+3,6%). Le dimensioni del fenomeno si vedono sul lungo periodo anche sui posti a sedere o coperti: erano 4348 nel 2003, nel 2017 sono aumentati del 112,7% arrivando a 9.250.

A livello nazionale nel 2017 sono 23.406 le aziende agrituristiche autorizzate, 745 in più rispetto all’anno precedente (+3,3%).

Secondo il report della Rete Rurale nazionale, Mipaaf e Ismea, presentato l’anno scorso (con i dati Istat che si fermano al 2015) “Multifunzionalità agricola e agriturismo, scenario e prospettive“, emerge che nella composizione della domanda nazionale per regioni, c’è una netta prevalenza della Toscana e del Trentino-Alto Adige (in particolare della Provincia autonoma di Bolzano), che detengono quote di mercato pari, rispettivamente, al 26,8% e 16,9% degli arrivi (44% degli arrivi totali) e 31,6% e 23,9% delle presenze (55% delle notti complessive). La Liguria non supera il 3%, ma si rifà sulla permanenza: tra i 3,5 e i 4 giorni, nel gruppo immediatamente dietro a Provincia autonoma di Bolzano (6,4 giorni) e Toscana (4,8).

In Liguria nel 2015 erano 65.312 gli arrivi, 258.975 le presenze (numero di pernottamenti). Il 2,3% del totale italiano.

Un primato però c’è: un’analisi degli interessi di ricerca in base all’area geografica, ha consentito di evidenziare in quali regioni prevale l’uso della parola chiave “fattorie didattiche” nelle ricerche e come questo è variato in un dato periodo.
Le regioni da cui proviene il maggior numero di richieste nell’intero periodo 2005-2015 sono: Veneto (100), Emilia Romagna (95), Liguria (92), Lombardia (63), Toscana (53); a seguire Lazio, Piemonte, Campania, Sicilia (con valori compresi fra 48 e 35). Nel 2005 il maggior numero di richieste proveniva dall’Emilia Romagna e a seguire dalla Liguria e dalla Sicilia, nel 2010 dal Veneto seguito dall’Emilia- Romagna, nel 2015 dalla Liguria seguita dal Veneto e dall’Emilia-Romagna.

Sempre secondo il report, in Liguria sono 103 le fattorie didattiche iscritte all’albo regionale (il 4,5% nazionale). Sette le iscrizioni alle aziende agricole sociali.

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