Trenta piante di arancio nel parco delle Clarisse ai piedi del castello di San Giorgio, alla Spezia. L’associazione di orticultura “Orti di San Giorgio” vuole riportare in città la tradizione degli aranceti nell’orto botanico ricreato in pieno centro cittadino.

E lo fa affidandosi al crowdfunding sulla piattaforma Eppela. L’iniziativa fa parte di un percorso promosso da Fondazione Carispezia che, in collaborazione con Eppela, ha deciso di sostenere cinque progetti di organizzazioni no-profit del territorio della provincia spezzina e della Lunigiana, selezionati con una call lanciata a giugno.

La scelta di realizzare l’agrumeto affonda nella storia della città della Spezia: vicolo degli Aranci era la stradicciola parallela alla via degli Orti, ora via Gioberti, un tempo tra i caseggiati De Nobili e il mare. Un nome che, appunto, tramanda il ricordo della presenza di numerose piante di arancio tanto che le “arance di Spezia” erano un tempo conosciute e apprezzate al pari dei limoni di Monterosso. Nel 1827 (lo dice il censimento comunale) alla Spezia si producevano 9 mila quintali di arance negli orti posti all’esterno delle mura cittadine che, una volta raccolti venivano poi inviati a Genova per essere spediti dentro grandi barili nel nord Europa.

Le trenta piante saranno collocate all’interno del parco delle Clarisse, spazio pubblico la cui gestione e cura è affidata all’associazione Orti di San Giorgio. Il sostegno economico richiesto (l’obiettivo è raggiungere i 7 mila euro) non servirà solo ad acquistare le piante ma anche a tenere tutta la parte dei corsi per una corretta gestione dell’agrumeto e per la protezione da malattie e parassiti. E per creare una comunità cui sia affidata la cura dello spazio e la diffusione della cultura. Il terreno per la messa a dimora delle piante verrà preparato interamente a mano.

Le donazioni possono essere effettuare sulla piattaforma online. In cambio i piccoli o grandi mecenati riceveranno una “ricompensa” proporzionata alla donazione. Fondazione Carispezia parteciperà alla raccolta, raddoppiando le donazioni fino a un massimo di 5 mila euro a progetto nel momento in cui verrà raggiunto il 50% del traguardo.

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