«In autunno partirà una stagione di assemblee congressuali che dovranno coinvolgere il maggior numero possibile di persone, anche le liste civiche. Un comitato ristretto preparerà questa nuova fase, è una mia idea approvata da Berlusconi». Lo aveva annunciato il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, il 20 luglio scorso all’assemblea di Forza Italia a Genova. Ormai siamo nella stagione dell’uva e delle castagne, tra poco arriveranno arance e mandarini ma i congressi regionali di Forza Italia ancora non li abbiamo visti. E questo è la prima considerazione. La seconda è che alle elezioni in Trentino-Alto Adige Forza Italia, come ha osservato Toti, «a Bolzano è stata eletta da un elettore e mezzo su cento a Trento da due elettori e mezzo su cento».

La conclusione è che Forza Italia probabilmente è finita, morta per asfissia, essendole mancato l’ossigeno del confronto politico interno. Con i coordinatori nominati dal leader e non eletti si evitano seccature e anche fenomeni deteriori come le battaglie sulle tessere ma un partito politico che non fa politica muore.

A Trento e Bolzano la Lega è arrivata sul trenta per cento e i sondaggi da tempo danno la coalizione di governo giallo-verde sul sessanta per cento nel gradimento degli italiani.

Morte o grave crisi di Forza Italia e ascesa della Lega significano fine del centro-destra come lo abbiamo inteso finora e lasciano spazio a un interrogativo. Quei cittadini di centro-destra che non si riconoscono nella Lega e non voteranno un partito unificato o una federazione egemonizzata da Salvini con chi staranno? È una domanda che da tempo ci si pone in tutto il Paese e che proprio in Liguria sembra trovare i primi tentativi di risposta.

Il primo è quello dello stesso governatore ligure che in pratica dal giorno della sua vittoria elettorale propone un “modello Toti”: unione di tutte le forze storiche del centrodestra. Un modello incrinato dagli ultimi sviluppi. Toti ora corre il rischio che la Lega non abbia più bisogno di lui e d’altra parte la convivenza che ha sempre auspicato tra sovranisti e liberali è diventata più difficile. Non deve essere agevole per un gatto convivere con una tigre. Inoltre, per quanto sia vicino a Salvini è improbabile che lo stesso Toti si trovi a suo agio in una politica di scontro con le istituzioni italiane ed europee e con i mercati. Dispone però di uno strumento: “Vivaio Liguria”, il suo partito arancione, presentato ufficialmente questa estate con l’obiettivo dichiarato di farne un collettore di liste civiche liguri da affiancare a Forza Italia. Il progetto, dopo polemiche e diffidenze, aveva ricevuto il via libera dal vertice degli azzurri. E ora Vivaio Liguria potrebbe, alla bisogna, affiancare o, almeno in parte, sostituire Forza Italia.

La via delle liste civiche, del resto, al momento è l’unica prospettiva realistica per un centrodestra non salviniano. E in Liguria a perseguirla non c’è soltanto Toti. Claudio Scajola (come l’attuale sindaco di Alassio Marco Melgrati) questa primavera ha vinto le comunali di Imperia diventando sindaco contro il candidato ufficiale di Forza Italia e del centro-destra di Toti. Ha vinto con le liste civiche che lo hanno appoggiato e con un programma di ispirazione liberale-riformista, lontanissimo da populismi e sovranismi. Ispirazione che potrebbe essere proiettata su uno scenario nazionale.

Nei giorni scorsi Scajola ha costituito davanti a un notaio “Polis”, associazione dei movimenti civici che in campagna elettorale hanno sostenuto la candidatura dell’ex ministro. Ai vertici di Polis siede Luigi Sappa, ex presidente della Provincia di Imperia ed ex sindaco di Imperia, azzurro da sempre vicino all’ex ministro. L’obiettivo, peraltro mai dichiarato ufficialmente, sembra sia quello di raccogliere forze in vista delle prossime regionali. E non solo. Come tale è stato interpretato dai sostenitori dell’attuale sindaco di Imperia, che sono ancora numerosi, non soltanto nell’imperiese e nel savonese e, di fronte agli ultimi sviluppi della politica nazionale, sentono sempre più acuta la nostalgia di una grande casa ospitale per liberali, cattolici, conservatori e riformisti. La troveranno davvero in Polis? La cercheranno in Vivaio Liguria? È presto per dirlo. Quel che sembra profilarsi all’orizzonte del centro-destra ligure, e forse non solo ligure, è una convivenza competitiva tra diverse liste civiche e la stessa FI. Della contrapposizione polemica tra Toti e Scajola non si vede più traccia e il coordinatore ligure degli azzurri, Sandro Biasotti, ha salutato amichevolmente la nascita di Polis (che tra l’altro subentra a Forza Italia nella sede imperiese). Vedremo chi avrà più filo da tessere.

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