Milioni di tonnellate di plastica soffocano i nostri mari e oceani. Secondo la rivista scientifica Plos One, nel Mediterraneo ne sono presenti almeno 230 milioni. In questo contesto nasce SPlasH! (acronimo di Stop alle Plastiche in H2O!), un progetto coordinato dall’Università degli studi di Genova con due partner, lo European Research Institute (Eri) e l’Université de Toulon. L’iniziativa è stata presentata questa mattina a palazzo San Giorgio.

SPlasH! è finanziato dal Programma Interregg-Marittimo dell’Unione Europea e si propone di studiare la presenza di micro e nanoplastiche nelle acque portuali, mettendo in rilievo alcuni aspetti ancora inesplorati: comprendere la dinamica delle microplastiche, studiare l’afflusso e l’incidenza quantitativa delle varie sorgenti di microplastiche dalla terra ferma al mare e la distribuzione alle varie profondità in zone densamente antropizzate.

Il progetto, che ha una durata di due anni, prevede anche attività di divulgazione scientifica nelle scuole ed eventi aperti alla cittadinanza, per sensibilizzare le persone a un uso più cosciente delle plastiche, a prestare più attenzione alla raccolta differenziata e a riciclare.

«Siamo contenti che il nostro progetto sia stato inserito tra quelli che celebrano l’EcDay, lo European cooperation day, che cade il 21 settembre – spiega Alessandro Stocchino, professore del Dipartimento di Ingegneria civile, chimica e ambientale dell’Università di Genova – Il tema dell’inquinamento da plastiche dei mari sembra lontano da noi, ma non è così. Le acque comunicano tra loro. Questo è un argomento che riguarda gli oceani come i bacini a pochi metri dalle nostre case. SPlasH! parte da un interrogativo: “I porti sono sorgenti o recettori di plastiche?”. Proveremo a dare una risposta, evidenziando la quantità delle plastiche presenti, le loro tipologie, la provenienza, quanto possono essere trasportati in aree sensibili e cercando di capire se questi inquinanti possono portarne con sé anche altri, come i metalli».

A Genova, a dicembre, cominceranno le rilevazioni delle acque. Per la prima volta, qui e, poi, a Olbia e a Tolone, i ricercatori coinvolti nel progetto raccoglieranno dati sulla presenza di microplastiche non soltanto in superficie, ma campionando particelle dell’intera colonna d’acqua, dei sedimenti di fondo e nel comparto biotico. I partner dell’iniziativa analizzeranno anche come i movimenti superficiali e profondi delle acque possono influenzare il movimento delle plastiche.

La mole di dati raccolta aiuterà a scattare la prima fotografia sulla quantità, le tipologie, l’origine e la capacità di movimento di micro e nanoplastiche in questi ambienti. Per le istituzioni, sarà un’occasione per conoscere la portata del fenomeno e mettere a punto linee guida trasfrontaliere per gestirlo e provare a proteggere la flora e la fauna marina che rischiano di essere danneggiate.

«L’Università di Tolone studia da tempo il ruolo delle microplastiche e, in particolare, il loro ruolo nel trasporto di contaminanti metallici in zone portuali e costiere. Il progetto ci permetterà di riflettere sul ruolo che queste sostanze avranno in futuro in tali ambienti», spiega Stéphane Mounier, docente dell’Université de Toulon.

L’altro obiettivo è coinvolgere la cittadinanza e le scuole. In particolare, per gli studenti di ogni ordine e grado della Liguria è prevista la possibilità di partecipare gratuitamente a una lunga serie di attività organizzate dai partner del progetto: momenti di divulgazione in classe, con l’uso di strumenti multimediali e laboratori, ed esperienze dirette di osservazione, campionamento delle acque e riconoscimento dei rifiuti in plastica durante le uscite organizzate nel corso dell’anno scolastico.

«Dalle attività di campionamento a quelle di divulgazione – commenta Susanna Canuto, biologa marina dello European Research Institute – cercheremo di coinvolgere giovani e adulti per una conoscenza sempre più approfondita del mare e delle insidie a cui lo sottoponiamo».

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