Le performance settimanali dei mercati azionari globali sono state complessivamente positive, con l’eccezione dell’indice tecnologico e non finanziario statunitense Nasdaq, sceso, nonostante le buone trimestrali di Amazon e Google, dell’1,06%, a causa del crollo a doppia cifra delle quotazioni di Facebook (dopo una trimestrale penalizzata dagli scandali e dalla nuova Legge sulla Privacy).

Piazza Affari, in cordoglio per la scomparsa di Sergio Marchionne (ceo di Fca, Ferrari e Maserati e presidente di Cnh Industrial), riesce a chiudere la settimana positiva, nonostante il forte calo di Fca (dopo una trimestrale deludente) e di Ferrari; bene Cnh (dopo una trimestrale sopra le attese).

Negli Stati Uniti la stima “flash” del prodotto interno lordo del II trimestre ha evidenziato un exploit del 4,1% (record dal terzo trimestre 2014) rispetto al +2,2% deI I trimestre, grazie alla crescita dei consumi personali, degli investimenti e delle esportazioni (in particolare, di soia nel mercato cinese da parte dei produttori statunitensi, al fine di prevenire l’entrata in vigore, da luglio, dei dazi imposti da Pechino per ritorsione contro le misure protezioniste di Washington). Anche se il target di crescita annua del 3% fissato dall’amministrazione Trump pare raggiungibile, gli economisti restano piuttosto freddi (prima del dato definitivo, sono previste due ulteriori stime da qui a settembre): in un’economia che continuerà a beneficiare nel 2018 del pacchetto di riduzione delle tasse da ben 1.500 miliardi di dollari e di un massiccio piano d’investimenti infrastrutturali, potrebbero in futuro affiorare dubbi sulla continuità e sostenibilità di un simile ritmo di espansione, a fronte di un probabile aumento della spesa pubblica, dei tassi d’interesse sul debito governativo e delle tensioni commerciali.

Proprio su quest’ultimo fronte, a sorpresa, la scorsa settimana, il presidente Usa Donald Trump e il presidente del Consiglio europeo Jean-Claude Junker si sono accordati per una tregua dei dazi da tempo minacciati, in particolare, sul comparto auto (soprattutto tedesco), le cui prospettive e quotazioni azionarie si erano indebolite nelle ultime settimane. In cambio, l’Unione europea acquisterà più soia e gas naturale dagli Usa. La sospensione, però, non sembra convincere, essendo anche letta come l’ennesimo coup de théâtre di Trump per supportare i repubblicani alle elezioni di medio termine del prossimo 6/11. Il presidente Usa, infatti, stupisce ancora e, durante la conferenza stampa congiunta con il premier italiano Conte in visita lunedì 30/7 alla Casa Bianca, annuncia la disponibilità ad aprire un tavolo di trattative con l’Iran per un’eventuale revisione dell’embargo commerciale in vigore dal prossimo 1° novembre, a patto che il presidente Rouhani non ponga condizioni e metta fine alle minacce contro gli Usa (invito, per ora, restituito al mittente).

In Eurozona la fiducia dei consumatori di luglio si conferma stabile e al di sopra della media di lungo periodo, mentre l’indice anticipatore PMI composito (manifatturiero e servizi) di luglio (stima “flash”) scende a 54,3 punti vs. i 54,8 attesi ed i 54,9 di giugno (riavvicinandosi al minimo dell’anno di maggio a 54,1 e rimanendo ben distante dai 58,8 di gennaio); il PMI servizi scende a 54,4 punti dai 55,2 di giugno, mentre il PMI manifatturiero risale a sorpresa a 55,1 da 54,9 (con il balzo oltre le attese del dato tedesco a 57,3); nel complesso, dati consistenti con una crescita del pil del II trimestre stimata allo 0,4%.

Nella riunione dello scorso 26/7 della Banca centrale europea, il presidente Mario Draghi, dopo aver ribadito la temporaneità del rallentamento congiunturale del I semestre, ha confermato uno scenario di crescita solida e attese d’inflazione che gradualmente risaliranno stabilmente verso il target del 2%. La Bce, che sembra per ora avere inserito il pilota automatico, non ha affrontato il tema dei reinvestimenti delle future scadenze di titoli di Stato dei paesi membri aderenti dal 9 marzo 2015 al programma di Quantitative Easing, che, comunque dimezzato dal 1° ottobre a 15 miliardi di acquisti mensili, cesserà il prossimo 31/12. Secondo alcuni analisti, il primo rialzo dei tassi ufficiali dall’attuale livello di -0,40% a -0,20% sarà annunciato non prima di settembre 2019 e il successivo da -0,20% a 0,00% entro dicembre.

Risale l’indice di volatilità implicita (VIX) sul principale indice azionario statunitense (S&P500) al 14% “a pronti” (dal 12% della settimana precedente) e al 14,75% “a termine”.

Sui mercati valutari, il dollaro statunitense resta laterale, non beneficiando dei buoni dati macro usciti la scorsa settimana: Eur/USD in area 1,165-1,175 e USD/Yen in area 110,60-111,80.

Sui mercati obbligazionari globali, il rialzo del rendimento del titolo governativo decennale statunitense (Treasury), registrato a inizio della scorsa settimana (alla vigilia del dato sul pil II trimestre), si è arrestato al 2,96%; lo spread BTP-Bund decennali risale a 235-240 punti base, con i rendimenti al 2,80% e 0,45%; buona la domanda di titoli di Stato in emissione tra venerdì 27 e lunedì 30, con il nuovo benchmark a 10 anni (cedola 2,80% nominale) piazzato al 2,87% di rendimento.

Strategia di allocazione del portafoglio

Pur considerate una volatilità mediamente più elevata rispetto agli anni scorsi e, nel breve periodo, una fase stagionale dell’anno con mercati a più bassi volumi, rimaniamo selettivamente costruttivi sul comparto azionario, che, in ottica di medio periodo e in termini relativi, continuiamo a preferire a quello obbligazionario, dove, in generale, suggeriamo scadenze brevi, dato l’aumento, ancorché graduale, dei tassi d’interesse, a seguito dell’ormai avviata fase di normalizzazione di politica monetaria delle banche centrali. La velocità dei rialzi determinerà il livello di volatilità dei mercati azionari, obbligazionari, delle materie prime e valutari.

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