Welfare aziendale, smart working, car sharing: tre leve su cui possiamo agire per fare fronte alle conseguenze del disastro di Ponte Morandi, tre opportunità da cogliere (non soltanto in occasioni tragiche come questa ma per favorire lo sviluppo del nostro sistema economico e sociale), facendo ricorso ad alcune norme di legge in materia di lavoro già da tempo in vigore.

Ognuna delle ipotesi che seguono, riferita alle disposizioni normative di elementi retributivi aggiuntivi e/o sostitutivi di quelli già in essere, beneficia di sgravi fiscali e contributi di assoluto rilievo, che dovranno essere singolarmente analizzati sotto il profilo contrattuale e legale, per poi procedere alla loro quantificazione economica. E ognuna di queste ipotesi, pur formulata in relazione a un ampio ventaglio di motivazioni, oggi a Genova,  potrebbe contribuire ad affrontare una delle incognite più preoccupanti: quella del tempo necessario per ripristinare la regolare circolazione dei mezzi di trasporto dopo il crollo di Ponte Morandi, condizione essenziale per la tenuta dell’intero sistema logistico e produttivo della Liguria e della qualità della vita di chi ci vive o opera.

Welfare aziendale

Con la legge di bilancio 2018 il legislatore ha ampliato la gamma dei beni e dei servizi oggetto di welfare prevedendo, per il datore di lavoro, il rimborso delle spese sostenute dal lavoratore per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico, sia locale sia regionale o interregionale, per sé e per i propri familiari a carico, senza alcun limite di spesa. Sono pertanto integralmente fiscalizzati e deducibili gli oneri sostenuti per tutti gli abbonamenti al trasporto pubblico o in convenzione con privati, compresi i treni ad alta velocità.

È del tutto evidente quanto sia chiara e forte la volontà del legislatore di incentivare l’uso del trasporto pubblico nel tragitto casa-lavoro.

Sempre con la legge di bilancio 2018 il legislatore riconosce ai lavoratori che necessitano di operatori socio-assistenziali per far fronte alla cura di un familiare anziano o non autosufficiente, il rimborso delle spese sostenute, dall’azienda, senza alcun limite di spesa; ai lavoratori che necessitano di sostegno per le spese scolastiche dei figli, comprese quelle per la mensa, il pre e dopo scuola, i centri estivi e invernali, il rimborso delle spese sostenute, per il tramite del datore di lavoro, senza alcun limite di spesa.

Anche questa norma, oltre al sostegno reddituale, ha la finalità di agevolare i tempi del lavoro in rapporto alle necessità familiari, per il tramite delle strutture scolastiche e assistenziali, con il proposito di facilitare eventuali accordi fra datore di lavoro e lavoratore in tema di flessibilità dell’orario di lavoro (contratti part time, smart working, ridefinizione degli orari di lavoro a tempo pieno, ecc.).

Smart working

Nonostante la diffusione del nuovo modello organizzativo, applicabile anche nella pubblica amministrazione, ci ponga all’ultimo posto in Europa, l’Italia spicca per la qualità della sua normativa.

Da non confondere con il tele-lavoro, lo smart working (“lavoro agile”), non impone vincoli sull’orario e luogo di lavoro, ma fonda le sue radici su una più matura ed evoluta relazione basata sull’autonomia a fronte di una maggiore responsabilità individuale rispetto al conseguimento dei risultati personali e aziendali.

È un modello organizzativo tanto efficace quanto sottovalutato che paga, al momento, deficit culturali della classe dirigente, privata e soprattutto pubblica, ma che sarà in grado di dare risposte alle mutazioni e alle priorità sociali future: tutela dell’ambiente, benessere e sviluppo della società nel suo insieme, adattamento alle imprevedibili dinamiche della gig economy.

Car sharing

Sempre più spesso dipendenti, collaboratori e amministratori delle imprese utilizzano il car sharing per i propri spostamenti urbani. Per più motivi, fiscali e logistici. Per esempio: l’uso dell’autovettura privata da parte del lavoratore all’interno dei confini comunali genera il suo diritto al rimborso (c.d. chilometrico) che però costituisce reddito imponibile sia ai fini fiscali che contributivi, anche per il datore di lavoro.

Così non è per il rimborso delle spese sostenute con il car sharing: esenzione totale a favore del dipendente e del datore di lavoro e per quest’ultimo – in aggiunta – esenzione dal pagamento del parcheggio sulle strisce blu, deducibilità fiscale illimitata e detraibilità del 40% ai fini dell’Iva.

Ancora: se il dipendente anziché recarsi al posto di lavoro con la propria autovettura, con ciò che comporta in termini di oneri, di inquinamento ambientale e di disagi per il traffico stradale, optasse per il trasporto pubblico con i benefici sopra indicati, sarebbe in grado di raggiungere, quanto meno, un qualsiasi parcheggio, hub o zona dotati del servizio di car sharing. Con gli ulteriori vantaggi appena riferiti.

Ogni singola opportunità, compresa la sommatoria delle stesse, sarebbe da promuovere e da testare, nel concreto, per partecipare alla ripresa e allo sviluppo della nostra regione.

Per ultimo, ma non certo per importanza: a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, per dodici mesi, emanata dal consiglio dei ministri il 15/08/2018, urge il decreto del ministro delle Finanze che consenta la sospensione o il differimento degli obblighi tributari per un periodo di tempo pari a quello dello stato di emergenza.

Il provvedimento, indispensabile per la tenuta dell’intero sistema economico, dovrebbe consentire la sospensione dei versamenti tributari e previdenziali per dodici mesi, al termine dei quali la ripresa dei pagamenti sospesi è obbligatoria, anche mediante rateizzazione fino a un massimo di 18 rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni, interessi e oneri accessori.

Nel caso i tributi non siano invece né sospesi né differiti, al contribuente non rimane altro che chiedere di beneficiare del pagamento rateale, frazionato sempre in un numero massimo di 18 rate mensili di pari importo, dei tributi e dei contributi previdenziali che scadono nei sei mesi successivi alla dichiarazione dello stato di emergenza, secondo modalità definite con apposito decreto.

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