Andrea Benveduti, assessore allo Sviluppo economico di Regione Liguria e chief financial officer di Axpo Italia spa, filiale italiana del colosso svizzero dell’energia Axpo, commenta per Liguria Business Journal l’articolo di Giulio Dapelo, consulente del lavoro, “Ponte Morandi: tre leve su cui agire per la ripresa”, pubblicato mercoledì 22 agosto sul nostro giornale.

Sul welfare aziendale in sostanza sono d’accordo, sullo smart working ho delle riserve, quanto al car sharing credo si tratti di una buona idea che però ha bisogno di tempo per affermarsi.

Per la mia esperienza sviluppata in Axpo e nelle aziende in cui ho in precedenza lavorato, non posso che valutare positivamente il welfare aziendale perché è vantaggioso per l’azienda e per i dipendenti: la normativa italiana è molto avanzata. Come assessore regionale, vedo le opportunità che il welfare aziendale offre allo sviluppo economico e sociale del territorio e in particolare il contributo che può dare per fare fronte all’emergenza attuale. Con le spese di abbonamento al trasporto pubblico o in convenzione con privati, compresi i treni ad alta velocità, integralmente fiscalizzate e deducibili per il lavoratore e i suoi familiari, è chiaro che si incentiva il trasporto pubblico, a tutto vantaggio del traffico cittadino, così duramente provato dalle conseguenze del crollo di ponte Morandi.

Le mie riserve sullo smart working riguardano due ordini di considerazioni. Il primo è che lo smart working, non imponendo vincoli sull’orario e luogo di lavoro, richiede un alto grado di maturità, di cultura del lavoro, sia al dipendente sia all’azienda. È possibile ma di non facile realizzazione. I dipendenti devono utilizzare bene gli ampi margini di autonomia previsti da questo modello organizzativo, i dirigenti devono saper coordinare lavoratori non sempre presenti in azienda. Ma forse l’ostacolo maggiore è di tipo legale e burocratico. L’ambiente di lavoro, anche se non è quello aziendale, deve essere a norma in fatto di sicurezza. Ed è evidente che mettere a norma come ambiente di lavoro un’abitazione privata oppure un altro luogo dove il dipendente sceglie di lavorare, sia pure saltuariamente, non è semplice. Occorrono verifiche, interventi. Per non parlare dell’eventualità che il dipendente subisca un infortunio mentre non è in azienda. Non è agevole in questi casi stabilire se si tratta di infortunio sul lavoro o di incidente di tipo personale.

Infine, il car sharing può rappresentare un ottimo contributo al decongestionamento del traffico cittadino. I vantaggi fiscali sono notevoli, a partire dal rimborso delle spese sostenute, con esenzione totale a favore del dipendente e del datore di lavoro. Però nel nostro Paese quella per cui ognuno vuole la sua auto, privata e personale, è una mentalità radicata e diffusa. Per estendere l’utilizzo del car sharing occorrono quindi tempo e una intensa attività di comunicazione.

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