L’assenza del commissario straordinario Enrico Laghi ha forse fatto più rumore della sua presenza. Lo si attendeva all’inaugurazione della mostra fotografica Ossidazioni (nella foto di apertura), allestita nell’atrio di Palazzo Tursi a Genova (sino al 15 settembre), che ritrae la quotidianità dello stabilimento di Cornigliano riproducendola su grandi lastre di acciaio.

«Aveva confermato che sarebbe venuto – dice Bruno Manganaro, segretario generale della Fiom Cgil – poi ministro l’ha bloccato, subito sembrava volesse riconvocarci domani, ma ora tutto sarà rinviato a settembre».

La Fiom di Genova e, di conseguenza la Fiom nazionale, non firmeranno nessun accordo prima di capire bene cosa ne sarà di Genova, a partire dall’accordo di programma, sino all’ipotesi di dirottare 400 persone su Società per Cornigliano.

Il piano di Arcelor Mittal, che è risultata vincitore della gara per acquisire l’azienda, prevede 10.100 assunzioni dirette, 2500 esodi incentivati, 400 lavoratori genovesi in esubero che verrebbero assunti da Società per Cornigliano, mentre gli altri 800 a Taranto resterebbero nella società in amministrazione controllata.

Il governo sembra fare i conti senza l’oste, secondo la Fiom. «Intanto i 40 milioni di Società per Cornigliano non bastano – spiega Manganaro – servono per la riqualificazione del quartiere e, facendo dei banali calcoli, significa che si tratterà di contratti a termine per 5 anni e dopo?».

Inoltre Società per Cornigliano dovrebbe vedere modificato il proprio statuto, cambiando missione, per poter impiegare tutte quelle persone. L’ipotesi sarebbe un impiego nelle bonifiche, quali non è ancora chiaro. Certamente ci sarebbe bisogno di altri soldi.

La Fiom ha fatto capire a Di Maio che il tavolo su Genova è necessario, «altrimenti si torna in piazza», sottolinea Manganaro, e il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico sembra essersi convinto. «Il tavolo su Genova però deve essere contestuale al resto dell’accordo, altrimenti non si arriverà alla firma».

L’accordo di programma è fondamentale perché a un determinato numero di dipendenti corrisponderà una quantità di aree in concessione, aree che potrebbero essere appetibili per qualcuno, terminalisti in primis.

«Non ha senso procedere senza ridiscuterlo», spiega il segretario generale della Fiom.

Nel frattempo, a livello nazionale, servirà un’altra proroga della gestione commissariale, anche perché la previsione finanziaria per l’Ilva stima l’esaurimento di cassa a settembre. La cifra per arrivare a dicembre è di 132 milioni, un numero che è stato ripetuto anche nell’ultimo tavolo dedicato. L’ipotesi è che il governo i soldi dovrà comunque trovarli, visto che sarà impossibile che la trattativa venga chiusa entro la data del 15 settembre, scadenza della proroga precedente.

«Al momento comunque non abbiamo chiaro quale sia la linea del ministro Di Maio», dice Manganaro.

Servirebbe anche maggiore certezza sui numeri delle persone che uscirebbero con gli incentivi. «Io non ho idea se quei 2500 sono realmente sicuri, anche Mittal lo vorrebbe sapere – evidenzia Manganaro – ma nel caso qualcuno non accettasse l’incentivo cosa succederà?».

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