L’associazione dei piccoli azionisti di Banca Carige ha deliberato di presentare un esposto presso la Procura del Tribunale di Genova in cui si sollecita con urgenza un intervento per fare chiarezza al più presto sulle vicende emerse in questi ultimi tempi che hanno riguardato la governance della Banca.

Spiega il presidente Silvio de Fecondo: «Abbiamo voluto portare all’attenzione della Procura di Genova, in aggiunta a un fascicolo già aperto sulla base delle dichiarazioni nelle ultime settimane dai consiglieri dimissionari, alcuni dei passaggi più significativi dall’ultimo aumento di capitale a oggi, inseriti all’interno del piano industriale che avrebbe dovuto sanare il deficit patrimoniale della Banca e rilanciare la stessa sotto un profilo reddituale e commerciale di cui i piccoli azionisti sono stati ancora una volta tra i maggiori sostenitori.
A distanza di pochi mesi dobbiamo purtroppo constatare il mancato raggiungimento di quanto a suo tempo promesso, con il valore del titolo sotto la soglia del prezzo di sottoscrizione e un cda fortemente ridimensionato –peraltro senza presidente e vicepresidente – da una sequenza di dimissioni e con una contrapposizione di gravi accuse all’interno dell’organo di governo più importante per la gestione della Banca».

«Si ripropone − aggiunge − una situazione già vissuta in cui si penalizza il valore di Carige con i piccoli azionisti che rischiano per l’ennesima volta di pagare il prezzo più alto. Non possiamo restare in silenzio! Abbiamo il dovere, nei confronti di chi rappresentiamo, di reclamare che sia fatta piena luce sulle scelte all’interno dell’organo di governo della Banca. Tutto ciò non può che dar luogo a sconcerto, ancora di più sapendo che i piccoli azionisti saranno convocati all’assemblea ordinaria del 20 di settembre in cui si dovrà votare l’elezione del nuovo cda in assenza di trasparenza su quanto è avvenuto realmente».

«Non si possono effettuare scelte serene e consapevoli senza appurare la verità dei fatti su quanto in queste settimane è emerso. Per questo reclamiamo con urgenza l’intervento dell’Autorità Giudiziaria: per chi ha sostenuto la banca, per i dipendenti, per i territori dove opera e gli stessi clienti».

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