Uno studente di informatica dell’Università di Genova farà parte del gruppo di giovani selezionati in tutta Italia per il Silicon Valley Study Tour. Si tratta di Lorenzo Daidone, 20 anni, che da ottobre 2017 sta lavorando insieme ad altri cinque giovani per fondare una startup di tecnologie riabilitative legate ai disturbi dello spettro autistico.

Un fitto calendario di appuntamenti dal 19 al 25 agosto con realtà imprenditoriali come Google, Facebook, Logitech, Linkedin, ma anche Università come Stanford e Berkeley e incontri con gli italiani che hanno fatto fortuna in California.

Come si viene scelti?

La segnalazione è fatta dal polo di appartenenza universitario, la selezione viene fatta sul curriculum e le esperienze, occorre poi scrivere le proprie intenzioni sul sito.

«Questa occasione – spiega Daidone a Bj Liguria – sarà molto importante per la mia crescita professionale, perché mi consentirà in poco tempo di imparare molte cose; inoltre potrò rendere accessibile a tutti ciò che ho appreso durante la settimana e attuare a livello locale il bagaglio acquisito».

Vista la giovane età e gli investimenti già fatti nella startup, Daidone ha attivato un crowdfunding per poter realizzare tutto ciò, visto che l’Università non sostiene le spese.

Tra le ricompense c’è anche la possibilità di assistere a una conferenza del giovane informatico. «Il ritorno è forse più importante dell’andata, potrò rendere accessibile a tutti la mia esperienza con una conferenza o aiutando le imprese con idee innovative made in Silicon Valley o raccontando agli studenti cosa ho visto e cosa ho imparato».

Daidone durante una conferenza agli studenti dell’istituto Italo Calvino

Il viaggio in California grazie al Silicon Valley Study Tour, potrebbe essere fondamentale anche per lo sviluppo della startup, che si chiama Estro: «Integra algoritmi di intelligenza artificiale, consiste nello sviluppo di attività interattive, come giochi, per sviluppare funzioni di socialità, cooperazione o saper riconoscere le emozioni in soggetti che hanno difficoltà proprio in questi ambiti. Estro raccoglie dati e sul lungo periodo può essere utilizzato per migliorare la conoscenza medica di questi disturbi». Per ora il lavoro dei sei giovani (oltre a Daidone una psichiatra, due designer, due sviluppatori), ha ottenuto già interesse di aziende italiane, ma la California rappresenterebbe un salto di qualità: «Ho scoperto – racconta – che all’Università di Stanford stanno lavorando a una tecnologia simile ma più invasiva, grazie al contributo di 200 mila dollari raccolti attraverso il crowdfunding».

Per l’occasione Daidone ha realizzato un video di presentazione. Qui il link per contribuire al crowdfunding.

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