Negli Stati Uniti il comparto non agricolo ha generato a giugno 213 mila nuovi posti di lavoro, superando le attese degli analisti a 200 mila (rivisto al rialzo da 223 mila a 244 mila il dato definitivo di maggio), grazie ai comparti manifatturiero, servizi d’impresa e professionali (in calo l’impiego di personale nei servizi sanitari e nel commercio al dettaglio); il tasso di disoccupazione è, però, risalito al 4,0% dal 3,8% di maggio (minimo degli ultimi 18 anni), a causa del maggior numero di persone che hanno deciso di iscriversi nuovamente alle liste di collocamento, fiduciose di trovare lavoro in tempi brevi (il numero dei disoccupati è, così, risalito di 499.000 unità a 6,6 milioni); il tasso di partecipazione della forza lavoro è migliorato al 62,9%. L’indice anticipatore Ism manifatturiero sale a 60,2 punti, dai precedenti 58,7 e 58,5 attesi.

In Eurozona, deludono l’indice anticipatore Pmi manifatturiero di giugno, a 54,9 punti dai 55 precedenti e previsti, e le vendite al dettaglio, invariate mese su mese e contro il +0,10% previsto; positivo il dato sul tasso di disoccupazione di maggio, sceso all’8,4% (minimo dal dicembre 2008) dall’8,5% di aprile; in ambito Unione Europea a 28, il dato è pari al 7%; il Paese membro con il livello più elevato è la Grecia (20,1% a marzo), seguita dalla Spagna (15,8%), mentre in Italia l’Istat segnala un calo di 3 punti decimali al 10,7%; il tasso di disoccupazione giovanile (under 25 anni) è, però, ancora troppo elevato al 31,9% dal 32,9% di aprile (peggio di noi fanno solamente la Grecia, al 43,2% di marzo, e la Spagna, al 33,8%). A livello di dato generale, i più virtuosi sono Repubblica Ceca (2,3%) e Germania (3,4%); a livello di dato giovanile, spiccano Malta (4,8%), Germania (6,1%) ed Estonia (6,8% di aprile).

Si ridimensionano sui listini azionari i timori delle scorse settimane di una possibile escalation della guerra dei dazi innescata negli ultimi mesi dall’amministrazione Trump contro le importazioni di prodotti cinesi ed europei (rumor di possibili accordi tra Usa e Ue per il comparto auto ne hanno favorito il recupero dei corsi azionari, dopo i forti ribassi delle settimane precedenti, a seguito anche dell’allarme profitti di Daimler Mercedes Benz): il cosiddetto “indice della paura” ovvero l’indice di volatilità implicita VIX, calcolato sul principale indice azionario S&P500, è ridisceso in area 12,50% “a pronti” (da area 16,00%) e area 13,50% “a termine” (da 16,50%). Su base settimanale, alla chiusura di venerdì, i principali listini azionari hanno registrato rendimenti misti in euro: Usa +0,99%; emergenti -1,27%; Giappone -2,23% %; Italia: +1,37%; a causa delle minacce di trade war provenienti dagli USA, la Borsa cinese ha registrato a giugno la peggiore performance mensile (-10,50%) da gennaio 2016.

Sui mercati obbligazionari globali, il rendimento del governativo decennale è rimasto fermo al 2,83%-2,86%, in vista della pubblicazione questa settimana dei verbali dell’ultima riunione dello scorso 12-13 giugno della banca centrale statunitense, la Fed (gli analisti prevedono toni un po’ meno restrittivi); i rendimenti del governativo decennale tedesco (bund) e italiano (btp) hanno oscillato, rispettivamente, intorno allo 0,30% e al 2,65%-2,75% (spread a 235-245 punti base): il presidente della Bce Mario Draghi ha giudicato temporaneo il recente rallentamento del ritmo di espansione dell’economia europea e affermato che, in ogni caso, la Bce vigilerà sugli eventuali effetti negativi di possibili ulteriori escalation nelle tensioni sul commercio internazionale; relativamente agli orientamenti di politica economica e finanziaria annunciati nelle ultime settimane dal nuovo governo italiano, Draghi non ha voluto esprimere alcun giudizio, preferendo attendere i fatti, al di là delle dichiarazioni, per altro, mutate in alcune più recenti occasioni.

Che cosa guardiamo questa settimana

Giovedì 12 luglio uscirà il dato di maggio della produzione industriale (generale atteso a +2,4%, destagionalizzato a +1,2%).

Strategia di allocazione del portafoglio

Il contesto macroeconomico globale, nonostante alcuni indicatori meno sincronizzati nei Paesi emergenti e, in parte, sotto le attese in Eurozona, continua a evidenziare prospettive di crescita. Poiché siamo in una fase stagionale dei mercati finanziari globali, sia azionari che obbligazionari, caratterizzata da volumi più contenuti e conseguente maggiore volatilità, gli esperti preferiscono una maggiore cautela e un ingresso graduale sui mercati azionari, mediante l’utilizzo di “piani di accumulo” (Pac).

Le banche centrali sono previste proseguire la fase di graduale rimozione delle politiche monetarie espansive: la banca centrale statunitense, la Fed, attraverso l’annunciato programma di 4 rialzi dei tassi ufficiali da 25 punti base ciascuno per il 2018 (due avvenuti il 20-21 marzo e il 12-13 giugno e due da attuare, presumibilmente, nelle riunioni del 25-26 settembre e 18-19 dicembre); quella europea, la Bce mediante la cessazione del Quantitative Easing il 31/12, seppur mantenendo una politica monetaria prudentemente accomodante sui tassi ufficiali almeno fino all’estate 2019.

Il focus dei mercati e delle banche centrali nelle prossime settimane sarà sui prezzi del petrolio (previsti in ulteriore ascesa) e i conseguenti livelli d’inflazione attesa e dei tassi d’interesse a medio-lungo termine, nonché sugli ulteriori sviluppi di possibili nuove tensioni commerciali, geopolitiche (Medio Oriente) e politiche interne di alcuni Paesi Membri dell’U.E. (Germania, Italia, Spagna).

Pur considerata una volatilità mediamente più elevata rispetto agli anni passati, gli esperti restano costruttivi sul comparto azionario, che, in ottica di medio periodo e in termini relativi, continuano a preferire a quello obbligazionario, dove, in generale, suggeriscono scadenze brevi, poiché i tassi d’interesse tenderanno ad aumentare, seppur gradualmente, a seguito dell’ormai avviata fase di normalizzazione di politica monetaria delle banche centrali: la velocità dei rialzi determinerà il livello di volatilità dei mercati azionari, obbligazionari, delle materie prime e valutari.

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