«Ho chiesto ad ArcelorMittal dei miglioramenti sul piano ambientale e occupazionale e per me non sono ancora soddisfacenti». Lo ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio al termine dell’incontro di oggi sull’Ilva. Al tavolo del Mise si sono riuniti gli esponenti di una sessantina di soggetti tra sindacati, enti locali, comitati e associazioni.

Nella “proposta migliorativa” presentata questa mattina ArcelorMittal si impegna a raggiungere, entro il 2023, una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017. Il piano prevede l’impegno, anche per il periodo successivo alla durata del Piano industriale, a mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato a un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

«Se il governo precedente ha sbagliato la gara – ha aggiunto Di Maio – si prende una responsabilità che è senza precedenti. Mi auguro che tutto sia in regola, noi faremo subito, penso questa settimana, richiesta all‘Avvocatura dello Stato che ci deve dire cosa si può fare e cosa no».

Di Maio ha annunciato che nei prossimi giorni si incontreranno azienda e sindacati e che a breve «procederemo con la disclosure pubblica del documento di ArcelorMittal in modo che tutto il mondo scientifico e tutti coloro che non sono potuti venire lo leggano e ci mandino le controsservazioni».

«Quello di oggi su Ilva a Roma – ha commentato al termine della riunione il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti – è stato un tavolo interlocutorio e non di negoziato, che dovrà tornare ai suoi tavoli definiti. Come Regione Liguria invieremo al ministro Di Maio, nelle prossime ore, le nostre ulteriori osservazioni sul piano ArcelorMittal».

«Abbiamo potuto vedere – ha aggiunto Toti – che Mittal ha implementato ulteriormente il suo piano, sia industriale che ambientale, le associazioni presenti hanno fatto domande, cosi come il sindaco di Genova, che ha chiesto informazioni specifiche sulla città. Al termine il ministro Di Maio ci ha chiesto di inviare ulteriori informazioni via mail, cosa che faremo nelle prossime ore. È evidente che il negoziato dovrà tornare ai suoi propri tavoli, ovvero per quanto riguarda le relazioni industriali a quello tra azienda, governo e sindacati, e poi a quello di Genova sull’accordo di programma del 2005 che ha chiuso le aree a caldo con tutti gli obblighi che ne discendono per la Pubblica Amministrazione e per le imprese genovesi, infine a quello di Taranto sul piano di ambientalizzazione del quartiere».

«Navighiamo nelle nebbie» conclude Bruno Manganaro, segretario generale Fiom Cgil Genova. «Se si vuole risolvere la questione Ilva – aggiunge Manganaro – il governo deve chiarire se la gara è legittima oppure no e deve convocare un incontro con Mittal e sindacato nel pieno del suo ruolo, un tavolo di confronto che affronti seriamente le questioni legate al futuro del gruppo, dei suoi lavoratori e del rispetto dell’Accordo di Programma per Genova».

«Nessun risultato, nessun passo avanti», secondo Alessandro Vella, segretario generale Fim Liguria.

«Con 62 delegazioni al tavolo e un minuto a testa per osservazioni di carattere tecnico – precisa Vella – era oggettivamente impossibile sviluppare un dialogo costruttivo ed entrare nel merito delle questioni. Auspichiamo la ripresa della trattativa e una data d’incontro che dovrebbe esserci con i sindacati per sciogliere i nodi sull’occupazione. A meno che il ministro Di Maio, che continua a prendere tempo, non abbia in mente altre scelte per il destino diserurgia italiana».

 

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