Manovre in corso per rendere accettabile anche ai militanti di Forza Italia più sospettosi il nuovo partito arancione di Giovanni Toti, in vista del suo debutto ufficiale il 30 luglio. “Vivaio Liguria” ieri sera, all’assemblea regionale degli azzurri, era assente in sala ma probabilmente presente nei pensieri di molti dei convenuti.

Il vicepresidente di FI Antonio Tajani, Sandro Biassotti, riconfermato coordinatore regionale e Giorgio Mulè, deputato e portavoce dei gruppi di Camera e Senato, hanno voluto sottolineare la fedeltà di Giovanni Toti e della sua lista a Berlusconi e a Forza Italia.

«Vivaio Liguria – ha detto Mulè – secondo me può essere ed è un eccellente affluente nel perimetro del centrodestra, che è inclusivo e non ha nessuna preclusione. Giovanni Toti ha nel suo dna i valori di Forza Italia, ha avuto l’intuizione di coinvolgere le liste civiche come già aveva fatto Biasotti ma lavora all’interno del cantiere di Forza Italia».

«Diffido – ha rimarcato Biasotti – di chi ha la puzza sotto il naso perché si sente più berlusconiano di altri. Siamo tutti berlusconiani. Dico no al partito della nazione, Forza Italia va avanti e gli arancioni fanno parte del mondo di Forza Italia».

Tajani ha specificato che nella stagione di assemblee congressuali che partirà in autunno dovranno essere coinvolte più persone possibili, «anche le liste civiche».

Le rassicurazioni che i dirigenti di Forza Italia hanno rivolto al loro popolo seguono confronti e chiarimenti ai vertici del partito. Nei giorni scorsi ad Arcore non si è decisa soltanto la riconferma di Biasotti, probabilmente si è dato il via libera al progetto di lista arancione di Toti. Non si spiegherebbe altrimenti la presenza, rasserenante e concorde, del numero 2 di Forza Italia, Antonio Tajani, all’assemblea di ieri sera, in cui erano anche attese Maria Stella Gelmini, presidente del gruppo parlamentare di FI alla Camera, e Anna Maria Bernini, presidente del gruppo parlamentare al Senato, poi non arrivate per causa di forza maggiore.

Toti nei mesi scorsi aveva parlato più volte della necessità di una sorta di federazione tra i vari partiti del centrodestra, parlando di «modello Liguria» a proposito della maggioranza su cui poggia la sua giunta. Il modello Liguria era stato visto da alcuni come l’avvio alla costituzione del partito della nazione, del partito unico del centrodestra egemonizzato dalla Lega, e aveva incontrato un netto rifiuto da una parte del popolo azzurro e dello stesso Berlusconi. Ora Vivaio Liguria potrebbe essere visto sotto una luce nuova. Anche perché Toti nei mesi scorsi aveva insistito sulla necessità di una riorganizzazione di FI e di un ruolo attivo della base nella formazione della classe dirigente, e su questo, dopo la sparizione di fatto del partito dal territorio e dopo anni di sconfitte, sono tutti d’accordo.

«I risultati delle ultime elezioni politiche – ha detto Tajani – non ci hanno soddisfatto. Dobbiamo cambiare, tornare a eleggere la classe dirigente del partito dopo tanto tempo. In autunno partirà una stagione di assemblee congressuali che dovranno coinvolgere il maggior numero di persone, anche le liste civiche. Un comitato ristretto preparerà questa nuova fase, è una mia idea approvata da Berlusconi».

Toti ha inserito il suo “modello” in questa prospettiva. «Non credo sia giusto dire – ha precisato – che in Liguria il centrodestra vince e i moderati perdono, il centrodestra nella sua ala moderata in questa regione sta dettando l’agenda politica anche in termini di classe politica, vediamo quanti sindaci esprime l’ala moderata e quanti l’ala sovranista, nel Tigullio, a Genova, a Savona, alla Spezia e dentro le singole giunte. Vediamo chi è che fa politica in questa regione. Anche la riforma della sanità avviene guardando alla Lombardia di Formigoni non a quella della Lega».

Il governatore ligure ha anche voluto dissipare ogni dubbio sui suoi rapporti con la Lega: «Non voglio una Lega al centro con dei satelliti che le ruotano intorno, preferisco essere io al centro e vedere ruotare gli altri intorno a me».

Resta il fatto però che «molti moderati nel centrodestra non hanno la tessera di questo partito in tasca, un pezzo di mondo moderato non risponde più a Forza Italia».

Per recuperare la rappresentatività perduta «occorrono formule nuove. Bisogna essere rivoluzionari, dobbiamo cambiare profondamente questo stesso mondo che vogliamo conservare. Non dobbiamo vivere come nemiche le esperienze civiche, comunali, fanno parte della nostra famiglia. Tutto insieme il nostro mondo vale più del mondo sovranista. Anche a Genova, se contiamo Forza Italia e arancioni».

Bisogna però «sacrificare qualcosa di noi stessi», «gli unici favorevoli al partito unico sono quelli che non vogliono che cambi nulla».

Sacrificare qualcosa, quindi fare posto anche ad altri, in primo luogo alle liste civiche collegate, perché «quando un moderato vince va bene lo stesso anche se non è il nostro». Toti stesso ha dato prova di questo spirito inclusivo definendo ieri, come del resto subito dopo l’esito del ballottaggio a Imperia, Claudio Scajola come «parte del centrodestra». Claudio Scajola, contro il quale aveva mobilitato invano  il centrodestra ufficiale.

All’assemblea Scajola non era presente, c’era invece Marco Melgrati, eletto sindaco di Alassio contro il candidato del centrodestra di Toti.

La dichiarazione di fedeltà a Forza Italia e a Berlusconi e l’annuncio di una nuova fase organizzativa hanno stoppato la contestazione (tranne qualche urlo in sala) dei più diffidenti nei confronti della guida di Toti. In sostanza, si attende il 30 luglio per vederci più chiaro.

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