Nascerà a breve il partito di Toti. Secondo voci che circolano in Forza Italia, la nuova formazione verrà presentata ufficialmente il prossimo 20 luglio, con possibili slittamenti di pochi giorni. L’ipotesi di rimandare la presentazione a dopo i mesi estivi sembra sia stata accantonata.

Si tratterà di una federazione di liste arancioni locali già esistenti, e quindi con l’adesione di sindaci e consiglieri in ambito ligure, e possibili nuove aggregazioni. C’è tutto, sono previsti un coordinatore regionale e coordinatori locali. E non mancano i mezzi finanziari. Il ”Comitato Change’‘, braccio operativo-finanziario della Fondazione omonima, costituito nel 2016 soprattutto per diffondere idee e programmi del governatore ligure, nel 2017 ha raccolto fondi (donazioni) per oltre 500 mila euro, dispone di una liquidità di oltre 266 mila euro e si può presumere che riceva altre risorse nei prossimi mesi.

Non c’è nessun mistero, i bilanci 2016 e 2017 di Change sono pubblicati sul sito della Fondazione, la nascita del nuovo contenitore politico era attesa da tempo, le liste che vi confluiranno sono note.

Tutto chiaro, c’è solo un aspetto del progetto ancora da definire: a che serve il nuovo partito?

Certamente servirà a fornire a Toti la massa di manovra che ora gli manca. Il governatore ligure è un generale vincente ma finora ha dovuto fare conto su truppe non sue, in gran parte della Lega, il che non è l’ideale per chi persegua una crescita politica autonoma. Il Carroccio ha già il suo stato maggiore. Un nuovo partito ci voleva, quindi, ma quale politica perseguirà? Toti nei mesi scorsi ha assicurato che la sua formazione sarebbe stata non alternativa ma complementare ai partiti esistenti, questi tendenzialmente raccolgono voti d’opinione a livello nazionale, quella si basa sulla prossimità al territorio. Ma molto dipende in realtà dal futuro scenario politico nazionale e del centrodestra in particolare, che neanche Toti può conoscere. Che cosa farà Forza Italia? Secondo Toti in prospettiva dovrebbe concorrere con Lega e FdI a formare un nuovo partito di centrodestra. Berlusconi non sembra d’accordo, vorrebbe dire consegnare il suo partito a Salvini. Quanto durerà questo Governo? E che succederà quando si tornerà al voto nazionale, il centrodestra sarà sopravvissuto all’attuale divaricazione, con Lega al Governo e FI e FdI sui banchi della minoranza? FI vivrà fino alle prossime elezioni o si estinguerà prima, con un si salvi chi può dei suoi quadri dirigenti? Sono tante al momento le variabili che è arduo tracciare una rotta.

La nebbia che ostacola la visuale dell’ex direttore di Rete 4 rende cauti anche gli altri dirigenti di FI. Il modello Toti almeno per ora non è stato adottato da Berlusconi e non piace ad alcuni (sicuramente non a Gianni Letta) ma finora non è emersa alcuna proposta alternativa. Tentativi liberal-moderati come quelli di Parisi e Fitto non hanno smosso le acque.

Toti ha incontrato  le sue prime sconfitte proprio in Liguria. A Imperia e ad Alassio Claudio Scajola e Marco Melgrati non hanno riconosciuto la sua egemonia, non hanno fatto un passo indietro, si sono candidati alla carica di sindaco nella loro città e hanno vinto. Vittorie strettamente legate alle loro persone e al seguito che hanno sul territorio. Ma non del tutto scollegate da una prospettiva politica nazionale. L’ex ministro ha sempre sostenuto una linea politica nettamente diversa da quella di Salvini, vicina all’ispirazione originaria di Forza Italia. In occasione della sua vittoria a Imperia ha ricevuto congratulazioni da parte di personaggi dell’entourage berlusconiano. La sua affermazione potrebbe incoraggiare altri notabili di FI a tentare vie nuove, prima di essere inghiottiti da Salvini. Un processo che potrebbe ridare una prospettiva di vita al partito fondato da Berlusconi, oppure accelerare la sua fine. In questo caso, però, la fine di FI potrebbe avviare la nascita di un nuovo centrodestra. In fondo, quello che per il bruco è la fine del mondo per noi è una farfalla.

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