Alla vigilia della riapertura della discarica di Scarpino che dovrebbe dare un minimo di respiro all’azienda, Amiu si trova in una fase di riorganizzazione a tutti i livelli, ma senza la collaborazione dei genovesi stessi  rischia di ritrovarsi nuovamente in difficoltà:  a incidere notevolmente sui costi legati ai rifiuti è lo smaltimento dell’indifferenziato, una quota ancora molto alta perché in città la raccolta separata dei rifiuti stenta ancora a decollare (nel 2017 la differenziata a Genova si attesta al 34,22%). Non sono un mistero le difficoltà nei quartieri dove è appena cominciata quella dell’umido: nei bidoni si trova di tutto, il che rende inutilizzabile anche il materiale conferito correttamente, ma sono molti i nodi ancora da sciogliere. È  quanto emerge dalla nostra intervista a Tiziana Merlino, 44 anni, nominata direttore generale l’anno scorso dopo un’esperienza di un anno in Finale Ambiente spa. Prima era stata in forza alla Carestream Health, nella sezione italiana della multinazionale da cui proviene anche Marco Bucci, sindaco di Genova.

Le nuove direttive europee parlano di rifiuti riciclati, più che di differenziata, pur istituendo l’obbligo di raccolta separata dei rifiuti organici: i nuovi target di riciclo sono il 55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035. Inseriti nuovi obiettivi per riciclare i rifiuti da imballaggi: 65% entro il 2025 e 70% entro il 2030. Per la plastica si parla di 50 e 55%, per il vetro di 70 e 75, per la carta 75 e 85. Fissato al 10% il tetto massimo entro il 2035 dei rifiuti che potranno essere gettati in discarica (oggi l’Italia si ferma al 28%).

– Merlino, oggi per l’Europa conta il materiale effettivamente inviato a riciclo, che a Genova, secondo la legge regionale sui rifiuti, deve raggiungere il 40% per ogni frazione merceologica. Umido e plastica sono molto lontani dalla soglia assegnata, risultano ancora a 23,25% e 19,66%, come mai? Teniamo presente che il mancato raggiungimento di questo 40% comporta un costo aggiuntivo di 25 euro per ogni tonnellata eccedente il limite conferita in discarica.

Tiziana Merlino

«Ho visto i dati rispetto al 2016 e sono in leggera crescita sulla plastica. Confrontando questo dato con le percentuali degli altri Comuni, si nota un elemento di criticità, perché il processo di avvio al riciclo prevede un’azione di pulizia da determinate impurità. In tutti i Comuni dove non c’è il porta a porta il dato è meno positivo, è minore la qualità del materiale, inoltre certi tipi di raccolte seguono canali diversi e magari non compaiono nei conti. La plastica viene lavorata nell’impianto di via Sardorella. Sul resto va meglio: 56,45% di carta e cartone, l’82,39% del legno, il 71,39% del vetro, c’è da lavorare anche sui metalli al 23,71%».

– Sull’umido però sarà dura, visto che in alcune zone della città la raccolta è possibile solo da poche settimane e i risultati non sono per nulla incoraggianti.

«Mancava possibilità di conferire l’umido in gran parte della città. La scelta, obbligata dal fatto che non potevamo investire molto, viste le criticità avute a livello finanziario sino all’anno scorso, è caduta sulla raccolta stradale senza orari. Questo presuppone che la popolazione debba essere bene educata e orientata a conferire in maniera corretta. Non avete idea di quanti rifiuti differenziabili si trovano nei cassonetti dell’indifferenziato. Per questo abbiamo ampliato l’azione di comunicazione, cercando un maggiore coinvolgimento e una responsabilizzazione della persona, anche nell’avere consapevolezza dei rifiuti che produciamo; ogni volta si crea un costo. Il percorso è difficile, soprattutto in un contesto come quello genovese, bisogna dire anche che finora non c’era stata una presa di posizione netta da parte dell’azienda stessa verso questo tipo di messaggio. L’Europa ci dice che il miglior rifiuto è quello che non c’è, ma questo riguarda anche i produttori».

Come si calcola la differenziata?
Si sommano i quantitativi delle diverse frazioni, incluse quelle destinate al compostaggio domestico e si dividono per i rifiuti urbani non differenziati.
Dopo il trattamento, lo scarto della raccolta differenziata diventa un rifiuto speciale non pericoloso e destinato al recupero energetico o allo smaltimento in discarica. La quantità respinta da un impianto perché non conforme non viene conteggiata come raccolta differenziata perché non è più conferita come tale. Qui l’allegato alla delibera che chiarisce come avviene il calcolo in Liguria: Allegato alla delibera sui rifiuti

– Non è un mistero: in tanti pensano che finché non aumenteranno i controlli e le multe, la situazione dei conferimenti errati e dell’abbandono dei rifiuti ingombranti non migliorerà. Come avete intenzione di agire?

«Abbiamo un nucleo di polizia amministrativa, un gruppo che agisce in collaborazione con il nucleo ambientale della polizia municipale, incaricata  anche di funzioni che ricadono nel penale. In questa prima fase di estensione dell’umido, per ora abbiamo chiesto un’azione di informazione più che di repressione, le multe sono in aumento, ma ci vorrebbe una rete molto più capillare. Il territorio è suddiviso in tre macro zone, poi unità territoriali, composte da 27-28 persone già formate e con l’abilitazione per poter sanzionare. Tuttavia la multa può essere data solo cogliendo la persona sul fatto».

– Quello degli ingombranti è un problema grande e molto sentito dai cittadini, le multe non basteranno…

«Sì, c’è da dire che lo smaltimento è complesso. Quello dei materassi e degli ingombranti è gestito da Ecolegno per un primo trattamento, tra l’altro i materassi sono complicatissimi da gestire, li mandiamo a recupero, ma esistono solo due centri in Nord Italia, ora solo uno è aperto, in provincia di Torino e ha costi molto alti. Per evitare l’abbandono di questi materiali stiamo anche lavorando a livello burocratico,  modificheremo il regolamento di accesso alle isole ecologiche: sinora non era possibile usare un furgoncino prestato, noleggiato, oppure di proprietà se ci si presentava da privato. A breve questo divieto, fatto per cercare di limitare le manovre a chi lavora in nero, cadrà, perché le operazioni di recupero degli ingombranti, magari anche in zone impervie, costano molto di più alla collettività. Il problema è anche burocratico a livello nazionale, per esempio si chiede di puntare sul riuso, ma mancano i decreti attuativi della normativa e il fatto che quello che dovrebbe essere riutilizzato venga considerato un rifiuto, rende tutto più difficile».

– Guardando anche la composizione dei materiali nei bidoni nei pressi degli esercizi commerciali, si ha l’impressione che anche su queste utenze vada fatta un’opera di educazione. Come sta andando la vostra collaborazione con il tavolo della piccola media impresa?

«Personalmente mi capita di notare errati conferimenti anche magari su materiale già diviso, per esempio il sacco dell’indifferenziato e il cartone; proprio per incentivare anche i più distratti stiamo pensando ad agevolazioni. Occorre ricordare che la normativa sulla Tari non prevede uno sconto se non in casi specifici e soprattutto che questo non può essere attuato in modo autonomo da parte dei Comuni.  Quindi ci stiamo orientando, insieme con le associazioni di categoria, con incentivi magari da dare sulla scia di quello che abbiamo fatto con gli Ecovan. Se riuscissimo a innestare un processo virtuoso per aumentare la percentuale di raccolta differenziata, matematicamente calerebbero i costi dell’azienda sul conferimento in discarica dei rifiuti, che è il costo maggiore che abbiamo. Il beneficio automatico sarebbe nei confronti delle utenze con la riduzione della Tari,  un contributo che va anche a coprire i costi di spazzamento e pulizia, da non sottovalutare».

– Il ritardo della riapertura di Scarpino in che modo incide sulle vostre casse?

«I lavori sono completati, abbiamo avuto ritardi dovuti al maltempo. Le attività dovrebbero ricominciare a fine luglio-inizio agosto. In parte avevamo preventivato un lasso temporale di rischio, c’è stato comunque un aggravio di costi perché portare fuori regione i rifiuti è una spesa rilevante. Il nostro costo maggiore è il trattamento dell’indifferenziato, Scarpino non è la soluzione di tutti i mali. L’aumento della differenziata sarà un vero beneficio sui costi dell’azienda. In ogni caso l’obiettivo non è rivalersi sulla Tari. La discarica sicuramente potrà dare benefici all’azienda, perché di fatto è un impianto (anche se manca quello di trattamento, visto che il cosiddetto talquale, per essere portato in discarica, va trattato ndr). In attesa della realizzazione dell’impianto di trattamento abbiamo stipulato due accordi sul territorio ligure con quelli di Savona e La Spezia, nella speranza che si riducano i quantitativi di rifiuti indifferenziati».

– A livello finanziario come state?

«Aver ottenuto il finanziamento bancario è stato un grandissimo risultato, vitale per l’azienda, visto che la nostra era una criticità finanziaria, ma mostra anche un riscontro positivo da parte delle banche che hanno riconosciuto il nuovo corso e dato fiducia, è un segnale buono. Ciò ci permetterà di fare investimenti, che negli ultimi anni avevano subito un rallentamento anche rispetto ai mezzi, agli strumenti necessari per dare un servizio adeguato alle esigenze della città, alle persone che lavorano, ai bidoni, eccetera. Stiamo ragionando anche sul piano del fabbisogno del personale già per l’anno prossimo, cerchiamo di riavviare un ciclo virtuoso di sviluppo dell’azienda».

– Nell’immediato su cosa state lavorando?

«Il 6 agosto apriranno i nuovi Ecopunti nel centro storico in zona Nunziata-Cairoli-via delle Fontane-via Lomellini. A settembre gli altri in zona Maddalena e Sottoripa. Saranno  accessibili solo con chiavetta, e videosorvegliati. Il primo giorno, nel punto di ritiro in via delle Fontane, dal Municipio, sono state già una settantina le persone che sono venute a prendere la chiavetta. Una maggiore tutela per l’utente e anche per i nostri lavoratori, visto che gli Ecopunti erano diventati luogo di spaccio e alloggio di tossicodipendenti. Alcune situazioni, anche solo per la pulizia, erano molto complicate da affrontare. Abbiamo riqualificato o acquisito nuovi locali e dato disdetta a quelli vecchi, cercando di sostituire e dare priorità a locali di proprietà del Comune, o a beni confiscati alla mafia».

– Capitolo impianti, quali possibilità di sviluppo e cosa potete dire a coloro che osteggiano quello della Volpara in val Bisagno?

«Su via Sardorella, che è l’impianto di trattamento multimateriale (carta, plastica e lattine) c’è un’ipotesi di sviluppo. A settembre pubblicheremo una nuova versione del piano industriale con le valutazioni di tipo strategico, comunicando azioni importanti su determinate filiere. Volpara è un sito vitale per Genova, è il sito di riferimento dove convergono i rifiuti raccolti sul territorio prima di avviarli a trattamento. Stiamo mettendo in atto e realizzando determinate migliorie che andranno ad abbattere gli odori, ma pensare di eliminare il sito non è semplice né banale. Innanzitutto occorrerebbe individuare un altro luogo che sia autorizzabile, anche perché su Volpara abbiamo avuto la proroga di 15 anni. C’è anche da dire che la zona è un po’ affollata da diversi tipi di impianti maleodoranti come il fangodotto, non gestito da noi, che provoca miasmi, e la piattaforma scarico dell’organico; su quest’ultima stiamo facendo ipotesi per ampliarla altrove e quindi ridurre il disagio».

– A livello personale si è già pentita di avere assunto la responsabilità di un’azienda che ha attraversato momenti migliori?

«No. Arrivo da un’esperienza simile, in un’azienda molto più piccola ma che mi ha consentito di capire le logiche di questo settore. È un’esperienza impagabile, bellissima, perché mi piacciono il rapporto e la dicotomia tra tecnico e politico, il mio ruolo è fare da trait-d’union tra le strategie, la parte tecnica e la gestione aziendale. Ho trovato un’azienda molto sgretolata, in cui le persone non avevano più fiducia. La sfida più grande è dimostrare internamente che si possono raggiungere dei risultati. Da anni non si faceva comunicazione interna, abbiamo ripreso per riattivare il senso di appartenenza, ricostruire un cuore, riqualificare un’attività sottovalutata anche rispetto all’importanza che ha in termini di controllo sociale e presidio, pensiamo a coloro che spazzano e puliscono il centro storico di notte. Abbiamo avviato un’attività di comunicazione sui social, aprendo anche la pagina Facebook, per riqualificare l’immagine dell’azienda, ci abbiamo messo la faccia. Cerchiamo di far capire che Amiu non è nemica dei cittadini, ma che garantisce di mantenere la nostra città pulita e ordinata, per presentarla all’esterno con tutti i suoi limiti e le sue difficoltà. Accettiamo le critiche, purché costruttive. Onestamente ci eravamo preparati al peggio, per cui siamo rimasti abbastanza sopresi della collaborazione dei cittadini, che intervengono con numerose segnalazioni sia sulla app sia su Facebook».

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