Attenzione oggi 14 giugno per la riunione della Bce, da cui gli operatori si aspettano le prime indicazioni su tempi e modalità di uscita dall’attuale Quantitative easing, previsto chiudersi il 30/09. Nella conferenza stampa il presidente Mario Draghi farà il punto della situazione sulla crescita economica e sulle aspettative d’inflazione dell’Eurozona, con probabili richiami allo stato di attuazione delle ancora necessarie riforme strutturali (visti anche i cambiamenti politici degli ultimi mesi e i conseguenti orientamenti di politica economica annunciati dai Governi di Germania, Spagna e Italia). Tuttavia, relativamente alla data di chiusura del Qe e sue proroghe eventuali, la maggioranza degli analisti attende maggiori indicazioni nella successiva riunione del 26 luglio.

Per quanto riguarda la settimana scorsa, negli Stati Uniti, l’indice anticipatore ISM servizi di maggio (effettivo a 58,6 punti vs. 57,7 attesi e 56,9 precedenti) suggerisce un’accelerazione della crescita per i prossimi 3-6 mesi; in Eurozona, le vendite al dettaglio di aprile sono cresciute dell’1,7% annuo, in linea con le attese degli analisti; in Cina, si rileva un forte rialzo dell’interscambio con l’estero, dal lato sia dell’export (+12,6% annuo) che dell’import (+26% annuo).

In questo contesto, i mercati obbligazionari a livello globale (rendimenti dei governativi decennali poco sotto il 3% e lo 0,50% per il Treasury statunitense e il bund tedesco, rispettivamente) continuano a scontare uno scenario atteso di crescita economica, in assenza (almeno per ora, stando agli ultimi dati del mercato del lavoro statunitense di maggio) di particolari tensioni sul costo del lavoro. Negli Usa, a maggio, i prezzi al consumo “headline” sono saliti dello 0,2% mensile (come in aprile) e del 2,8% annuo, mentre la componente “core” ovvero depurata delle più erratiche variazioni (stagionali) dei prezzi dei comparti alimentare, energia e trasporti, è cresciuta dello 0,2% mensile (più dello 0,1% mensile di aprile) e del 2,2% annuo (appena sopra il 2,1% di aprile).

Per quanto riguarda il rendimento del titolo governativo decennale (Btp) italiano, si sono ridotte le tensioni e le speculazioni, scaturite, tra fine maggio e inizio giugno scorsi, a cavallo della formazione e della fiducia delle due Camere al Governo penta-leghista presieduto da Giuseppe Conte, che avevano portato lo spread (differenziale di rendimento) verso il bund tedesco di pari durata lo scorso 29/05 a sfondare i 300 punti base e il rendimento poco sopra il 3,35%. Già da lunedì 11, a contribuire ad un ritorno dello spread verso area 230-240 punti base e del rendimento in area 2,80-2,85% (comunque, sempre 100 punti base sopra i valori di un mese fa …) è stata un’intervista in cui il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha dichiarato che la possibilità di uscita dell’Italia dalla moneta unica non è stata oggetto di alcuna discussione da parte del Governo. Per le prossime settimane ed, eventualmente, durante i mesi estivi (solitamente più soggetti alle speculazioni in un contesto generale di più ridotti volumi scambiati), non possiamo escludere eventuali nuovi episodi di volatilità dei corsi dei nostri titoli di Stato, soprattutto, qualora la dialettica tra i leader politici dei vari Paesi membri dell’Unione Europea dovesse raggiungere toni più vivaci in vista del prossimo Consiglio europeo del 28-29 giugno (i temi in agenda saranno occupazione, crescita e competitività, flussi migratori, sicurezza e difesa, innovazione ed Europa digitale, bilancio a lungo termine dell’Ue).

Sui mercati azionari globali, la propensione globale al rischio sostenuta (indice di volatilità implicita VIX sull’SP500 in area 12% “a pronti” e 13% “a termine”) ha favorito un bilancio settimanale positivo (alle chiusure di venerdì 8, indici Morgan Stanley in euro) per i listini di Usa (+0,75%) e Giappone (+1,25%), ma non per quelli di Eurozona (-0,13%) e Italia (-3,63%), ancora alle prese con le citate questioni politiche interne, mentre sulla performance settimanale non positiva dell’area Emergenti (-0,53%) hanno pesato le attese di rialzo dei tassi Fed e le tensioni legate alle possibili ulteriori evoluzioni negative del commercio mondiale (“guerra dei dazi”), dopo un G7 particolarmente nervoso e deludente.

La nostra strategia di allocazione del portafoglio

I fondamentali dell’economia confermano uno scenario di espansione economica sincronizzata nelle principali aree geografiche, in un contesto di graduale rimozione da parte delle banche centrali delle rispettive politiche monetarie espansive: l’assenza di particolari tensioni sul fronte dell’inflazione al consumo statunitense consentirà alla banca centrale statunitense (la Fed) di attuare un programma di tre o quattro rialzi dei tassi ufficiali (da 25 punti base ciascuno) per il 2018 (uno già attuato lo scorso 20-21 marzo e il prossimo verso il nuovo range di 1,75%-2,00% atteso per la riunione del 12-13 giugno), mentre la Bce ha espresso nuovamente cautela a seguito dei dati macro deludenti relativi a crescita e inflazione.

In ogni caso, il focus dei mercati e delle banche centrali nelle prossime settimane sarà sulle possibili interazioni tra prezzi del petrolio e conseguenti livelli dell’inflazione attesa e dei tassi d’interesse a medio-lungo termine, nonché sugli ulteriori sviluppi di possibili nuove tensioni commerciali (dopo il nulla di fatto all’ultimo G7), geopolitiche (Medio Oriente) e politiche di alcuni Paesi membri dell’Ue (Italia e Spagna).

Grazie a incoraggianti segnali tecnici, rimaniamo costruttivi sul comparto azionario, che continuiamo a preferire, in termini relativi, a quello obbligazionario, ancorché evidenziando che la volatilità da sostenere nei prossimi mesi sarà più elevata rispetto a quella degli ultimi anni.

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