Il Museo e il parco della Lanterna sono da circa tre mesi ufficialmente a gestione del Muma, l’istituzione dei Musei del Mare genovesi. Il faro e alcune aree accessorie sono rimaste di proprietà della Marina Militare e verranno messe in sicurezza grazie a un contributo di un milione di euro da parte del ministero dei Beni culturali e dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, con il supporto del Provveditorato alle opere pubbliche, che servirà per il parafulmine (250 mila euro), ma anche per il potenziamento dell’offerta museale, la progettazione museografica e l’accessibilità al parco. A breve verrà perfezionato un accordo tra i due soggetti per fare in modo che sino al primo terrazzo della Lanterna sia possibile la gestione libera senza dover mensilmente chiedere permessi alla Marina.

«È stato quasi naturale l’ingresso nel nostro complesso – dice Nicoletta Viziano, presidente del Muma – del resto abbiamo una sezione che racconta l’emigrazione italiana, e la luce del faro è l’ultima luce che si vedeva dal mare prima di raggiungere New York a 25 miglia di distanza». La gestione nella quotidianità resterà alla Fondazione Labò, che ha garantito, senza contributi pubblici, l’apertura del complesso dal luglio 2014. I lavori inizieranno a ottobre e il parafulmine sarà il primo. Complessivamente dureranno almeno cinque mesi.

«Grazie all’interessamento del sindaco Marco Bucci – dice il consigliere delegato ai porti Francesco Maresca – abbiamo sburocratizzato questi passaggi in pochi mesi. Speriamo che gli attuali 20 mila visitatori crescano ancora. Ci stiamo mettendo al lavoro per agevolare mobilità e segnaletica».

Il comandante Stefano Gilli, della direzione Mari e fari della Spezia ribadisce che la visita anche alla seconda terrazza sarà comunque possibile solo per gruppi organizzati o scolaresche, essendoci solo un guardiano. «Siamo sulla strada giusta – commenta – anche sulla manutenzione allargata. Negli ultimi anni la spesa era veramente minima, circa 5 mila euro all’anno».

Luigi Lagomarsino, presidente della Fondazione Labò evidenzia la fatica di mantenere aperto il complesso senza contributi pubblici: «Solo grazie all’aiuto di una cinquantina di società riusciamo anche a organizzare una stagione di eventi. Sarebbe giusto che la Lanterna sia luogo di rappresentazione della città portuale. Anche il porto stesso dovrebbe interessarsi. Siamo comunque fiduciosi».

Il problema della passeggiata, interrotta a causa dei lavori per il nodo stradale di San Benigno, è invece ancora lontano dall’essere risolto: «Stiamo lavorando con Spea, la società ingegneristica che lavora con Autostrade – dice Viziano – per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per il ripristino». «La questione è di competenza dell’urbanistica e gli uffici comunali se ne stanno occupando». Intanto la questione non banale è a quale Municipio assegnare la Lanterna, ora tornata al Comune, probabilmente sarà il Centro Ovest, afferma Viziano, che evidenzia anche il semplice problema della rimozione dei rifiuti dai cestini, che saranno oggetto di un accordo successivo con Amiu.

Andrea De Caro, membro della Fondazione Labò e figlio del guardiano del faro sottolinea ciò che forse non è così scontato: «Sono passati i tempi in cui la Provincia dava 120 mila euro per la manutenzione e 40 mila per gli spettacoli. Quello che ci piacerebbe è una crescita di presa di coscienza da parte della città per un monumento che è come se fosse la torre pendente per Pisa o il Colosseo per Roma, forse troppo dimenticato invece perché semplicemente decentrato.

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