È la vittoria di Claudio Scajola il dato peculiare delle amministrative liguri. La sconfitta del Pd era prevista ed è estesa in maniera uniforme a tutto il Paese. In Liguria abbiamo visto crollare Sarzana, ma sotto i colpi di Lega e M5S sono crollate anche le roccaforti di Massa, Pisa, Siena, Terni…

Il fatto è che la “reductio ad Hitlerum”, espressione coniata da Leo Strauss per indicare un procedimento che consiste nel chiudere la bocca di un avversario assimilando le sue argomentazioni alle tesi del nazional-socialismo, con Salvini non funziona. Soprattutto non funziona con gli elettori: secondo un sondaggio Ipsos riportato sul Messaggero da Luca Ricolfi, il 71% degli italiani interpellati è a favore della linea di Salvini sul tema migranti. Anche un terzo degli elettori del Pd risulta essere salviniano, almeno in fatto di accoglienza. Per proporre una linea diversa su questo tema cruciale i dem dovranno trovare altri argomenti e soprattutto indicare misure concrete. E, in linea generale, non funzionano gli appelli in stile Cln, il “ripartiamo dai diritti”, “ripartiamo da circoli”, l’avvertimento che bisogna “intercettare i bisogni della gente” (come fossero missili o palle da tennis). Per riprendersi, questo partito, che non un secolo fa ma nel 2014 era arrivato al 40,8 per cento dei voti (elezioni europee), dovrà cambiare molte cose.

Anche la componente liberale del centrodestra dovrà cambiare, schiacciata com’è dalla logica di corte di Arcore da una parte, da statalismo, protezionismo e “sovranismo” dall’altra.

E qui si torna alla Liguria. Perché il modello Toti, di stretta alleanza con Salvini, è contestato da una parte dello stato maggiore di Forza Italia  ma in sede locale oggi trova un ostacolo a Imperia.

La vittoria di Claudio Scajola può essere il punto di partenza di un nuovo centrodestra? L’ex ministro è sempre stato per un centrodestra moderato e liberale, dominato dal buon senso più che dalla Lega. A Imperia ha vinto contro il centrodestra ufficiale mobilitato da Toti e Rixi, nonostante il fascino che un’alleanza in costante ascesa da tre anni (potenziale erogatrice di candidature, incarichi, ecc…) può esercitare su sindaci, amministratori, consiglieri comunali, quadri di partito intermedi, in grado di procurare consensi. Ma la vittoria dell’ex ministro a Imperia, come quella di Marco Melgrati ad Alassio, sembra troppo legata a fattori locali, alla personalità dei due vincitori e al consenso che questi hanno accumulato nel loro territorio per anni (nel caso di Scajola, già primo cittadino imperiese per due mandati, dal 1980 al 1982 e dal 1990 al 1995, si può risalire al padre Ferdinando, sindaco Dc di Imperia negli anni Cinquanta).

Possiamo ipotizzare una rete di liste civiche che, per quanto riguarda la Liguria, parta da Imperia, Alassio, Ceriale, Bordighera e Vallecrosia (anche in questi tre Comuni hanno vinto i ribelli anti-Toti) per proporre un nuovo centrodestra? Chissà. In ogni caso, come per la rinascita del Pd o la nascita di un nuovo partito vincente del centrosinistra, sarebbe un cammino né facile né breve. “It´s a long way to Tipperary”.

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