Chiude in moderato ribasso la Borsa di Milano, in controtendenza rispetto agli altri listini europei anche a causa del calo di Fca e di alcune banche. Madrid segna+1,19%, dopo la conclusione della crisi politica con la nascita del nuovo Governo socialista, Parigi +0,19%, Francoforte+0,4%, Londra +0,5%. Milano ha terminato le contrattazioni con Ftse Italia All-Share a 24.219,63 punti (-0,33%) e Ftse Mib a 22.009,95 punti (-0,45%).

Ancora in calo lo spread Btp/Bund, dopo i rialzi dei giorni scorsi dovuti alle incertezze sulla formazione del Governo. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005323032) e il pari scadenza tedesco ha chiuso in calo a 218 punti base, circa 20 in meno rispetto alla chiusura di venerdi’ scorso. In deciso ribasso anche il rendimento del BTp benchmark decennale che ha chiuso al 2,6%, rispetto al 2,77% dell’ultimo riferimento. Si allenta la tensione anche sulle scadenze brevi, con il rendimento a due anni che torna abbondantemente sotto l’1% e si attesta allo 0,80% (1,03% venerdì).

A Piazza Affari, Fca (-3,63%) è maglia nera, scontando lo scarso entusiasmo degli operatori per il piano industriale presentato venerdì scorso dall’ad Sergio Marchionne. Dopo la casa automobilistica italo-americana le performance peggiori sono di Ubi Banca (-3,16%), Bper Banca (-2,94%), Banco Bpm (-2,93%). In generale gli sitituti di credito sono stati penalizzati dal report di Jp Morgan Cazenove, secondo il quale per le banche italiane permangono rischi legati alla politica fiscale del nuovo governo. Bene Italgas (+2,79%), A2a (+2,42%), Campari (+1,49%) e Moncler (+1,37%).

Sul fronte valutario l’euro torna sotto la soglia degli 1,17 dollari e si attesta a 1,1689 dollari, contro gli 1,1708 dell’apertura e gli 1,1659 della chiusura di venerdì. La moneta europea è scambiata a 128,174 yen, contro i 128,29 dell’apertura e i 127,72 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 109,654.

In discesa i prezzi del petrolio: i future del Wti a luglio scendono dell’1,75% a 64,7 dollari al barile, mentre quelli ad agosto del brent arretrano del 2% a 75,27 dollari, in attesa che l’Opec prenda decisioni sulla produzione.

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