Economia ligure in moderata ripresa, nel suo complesso, nel corso del 2017: cresce il fatturato industriale, anche se il dato resta lontano dai livelli pre-crisi, aumenta l’export e registrano una lieve crescita i consumi interni. Ma in base all’indagine Banca d’Italia, presentata questa mattina nella sede genovese di via Dante, si deve ancora attendere per veder migliorare il mercato del lavoro, la situazione degli investimenti e del credito alle imprese. «In generale la situazione è migliorata, ma l’economia regionale è ancora a luci e ombre: i tasti più dolenti sono gli investimenti e l’occupazione», commenta Marina Avallone, direttore della sede genovese di Banca d’Italia.

Le imprese: crescono fatturato ed export, in calo gli investimenti

Partendo proprio dal mondo imprenditoriale ligure, spicca il parziale recupero delle vendite del settore industriale, con un fatturato complessivamente in crescita del 4,3% contro il -7,6% dell’anno precedente. Un balzo trainato principalmente dall’export (+8,1%, contro il +7,4% medio italiano), che non è stato però affiancato da un aumento nell’accumulazione di capitale fisso: la spesa per investimenti industriali si è ridotta di oltre il 10%. L’espansione delle esportazioni, che ha riguardato quasi tutti i settori, tranne la cantieristica, è riconducibile alle vendite nei Paesi extra Ue (in particolare, Stati Uniti, America centro-meridionale, in recupero il Nord Africa).

Positivi anche i dati relativi al terziario: il turismo cresce (+3,1% i pernottamenti), così come il comparto logistico e portuale (+9,5% i traffici), in diminuzione invece il traffico passeggeri, soprattutto per effetto del calo dei crocieristi. Debole l’attività edilizia, prosegue la ripresa del mercato immobiliare residenziale: crescono le compravendite (+4,5%), ancora lontane però dai numeri ante-crisi. In calo dell’1,7% i prezzi degli immobili, il divario tra il prezzo inizialmente richiesto e quello effettivo di vendita è calato al 14%. Per quello che riguarda gli immobili non residenziali, le compravendite aumentano del 7,2%, per la maggiora parte si tratta di terziario commerciale.

La redditività delle industrie liguri si mantiene a livelli elevati: la quota di aziende con un bilancio in perdita resta prossima al 10%, mentre l’80% delle imprese chiude il proprio bilancio in utile, un altro 10% in pareggio. Le condizioni finanziarie delle imprese migliorano, con un calo del rapporto tra debiti finanziari e fatturato. Diminuisce la domanda di credito delle imprese industriali, data anche la ridotta attività di investimento, nonostante comunque le condizioni di accesso al credito siano più distese. «Una situazione dovuta anche alla forte eterogeneità imprenditoriale della regione – spiega Alessandro Fabbrini, coordinatore Ufficio analisi e ricerca della sede genovese Banca d’Italia – con poche grandi aziende, presenza anche di gruppi internazionali, e quindi opportunità di finanziamento diverse da quelle offerte dal sistema bancario». Complessivamente, i prestiti alle imprese si sono ridotti del 2,4%, così come l’onere dei debiti bancari.

L’occupazione stenta a ripartire

Il mercato del lavoro è ancora il tasto più dolente dell’economia regionale della Liguria. In base all’indagine Bankitalia (dati Istat), il numero degli occupati diminuisce dell’1,1% contro una crescita nazionale e del Nord Ovest di poco oltre l’1%. Un calo che in Liguria ha riguardato la componente del lavoro indipendente, «ma la crescita degli occupati dipendenti non è stata abbastanza tonica da incidere su un aumento complessivo del mercato del lavoro», sottolinea Fabbrini. Nel dettaglio, nel 2017 i dipendenti crescono dell’1,2%, incremento inferiore a quanto osservato in altre regioni: una crescita frenata forse dalla necessità di riassorbire i lavoratori destinatari di integrazioni al reddito. Le assunzioni alle dipendenze sono aumentate del 21,4%, incremento che si riconduce a contratti diversi da quelli a tempo indeterminato, diminuiti del 12%. Si contrae il ricorso alla Cig (-36,3%) a partire dal secondo trimestre dell’anno, un calo che ha riguardato tutte le tipologie di intervento, ma con una flessione più accentuata sulla componente straordinaria.

A fronte di un calo occupazionale complessivo, nel 2017 diminuisce anche il numero di persone in cerca di occupazione, riducendo la forza lavoro dell’1,4% e portando il tasso di attività al 69%. Si riduce marginalmente il tasso di disoccupazione (9,5%), che resta comunque elevato per la componente giovanile (tra i 15 e i 24 anni): 34,3%.

Aumentano i consumi, la ricchezza delle famiglie liguri resta superiore alla media italiana

Nonostante il peso delle condizioni occupazioni difficili e dei giudizi negativi sulla propria condizione economica, nel 2017 si assiste a un leggero aumento dei consumi da parte delle famiglie liguri. La spesa per beni durevoli (dati Findomestic) cresce dell’1,3% ed è riconducibile soprattutto all’acquisto di automobili usate, motoveicoli, mobili ed elettrodomestici. Il reddito medio si attesta sui 21.400 euro, di poco più elevato rispetto alla media italiana.

Per ciò che riguarda la ricchezza delle famiglie, le più recenti stime (riconducibili al 2016) dicono che la ricchezza netta ligure ammonta a 389 miliardi di euro, pari a 11 volte il reddito disponibile lordo, rapporto in riduzione dal 2012 ma su livelli ancora superiori alla media italiana e del Nord Ovest. «Una ricchezza legata a stock di capitale reale, principalmente immobiliare, che però non è detto che si possa ricondurre a una effettiva contropartita di cassa: per il 90% si tratta di case, per esempio, ma non è detto che tutte siano affittate», precisa Fabbrini.

Il valore corrente delle attività finanziarie, che rappresentano un terzo della ricchezza complessiva delle famiglie liguri, è cresciuto del 7%. Rispetto all’inizio della crisi, la quota del portafoglio delle famiglie liguri investita nel risparmio gestito è cresciuta significativamente, raggiungendo circa un terzo del valore complessivo. Un altro terzo si riconduce a depositi e circolante, circa il 20% sono azioni e partecipazioni, 7% obbligazioni e titoli di Stato italiani. In totale parliamo di un valore di poco superiore agli 85 mila euro pro capite.

Vista anche l’elevata età media della popolazione, in Liguria il debito verso banche e società finanziarie delle famiglie consumatrici è sensibilmente inferiori alla media nazionale e del Nord Ovest e si attesta sul 44,5% del reddito disponibile. Diversamente da quello che accade per le imprese, nel 2017 crescono i prestiti ai consumatori liguri (+2,9%), soprattutto per finanziare l’acquisto di beni di consumo e abitazioni. In particolare, i flussi per l’acquisto di abitazioni si sono stabilizzati sui livelli del 2016, circa 1,3 miliardi.

Migliora la qualità del credito

Dopo il peggioramento registrato nei primi mesi del 2017, nella seconda parte dell’anno la qualità dei finanziamenti torna a migliorare, con un flusso di nuovi prestiti deteriorati sul totale dei crediti pari al 4,4%, un dato in calo anche nel primo trimestre 2018: il valore riferito alle famiglie consumatrici si è portato a livelli inferiori a quelli precedenti la crisi, mentre quello delle imprese torna a valori prossimi a quelli del 2009.

Crescono i depositi bancari di imprese e famiglie liguri (+3,1%): rallentano i conti correnti, stabili i depositi a risparmio. Nel 2017 il valore di mercato dei titoli a custodia nel sistema bancario si è ridotto del 2,5%: sono scese significativamente le obbligazioni emesse dalle banche, mentre aumentano le azioni e le quote di fondi comuni di investimento (che rappresentano oltre la metà del totale), il cui incremento riflette sia la preferenza dei risparmiatori per un’adeguata diversificazione del rischio, sia politiche di offerta delle banche volte a incrementare i ricavi commissionali.

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