Di questo passo bisognerà chiudere reparti a partire da zone marginali e meno urbanizzate. Questo l’appello nazionale fatto dagli assessori alla Sanità delle Regioni italiane, alla luce del trend che vede in costante diminuzione il numero di medici specialisti disponibili in rapporto alle necessità per far funzionare il sistema sanitario.

Antonio Saitta, assessore della Regione Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, fa i conti solo per l’anno accademico appena trascorso: «Il fabbisogno nazionale è di 8569 unità. L’offerta formativa del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per lo stesso anno accademico è invece di 6.200 unità ed è distribuita in modo disomogeneo sul territorio regionale rispetto alle esigenze delle Regioni. Quindi mancheranno 2459 professionisti». Sul lungo periodo il problema si verificherà soprattutto sugli specialisti ospedalieri.

Per quanto riguarda la Liguria uno studio di Anaao/Assomed, Associazione medici dirigenti, ha evidenziato qualche cifra nel report “Il fabbisogno del personale medico nel Ssn dal 2016 al 2030”. Lo studio calcola 2.656 medici in attività (2.461 a tempo indeterminato e 195 a tempo determinato), mentre il numero medio di posti regionali per l’accesso alle scuole di di Medicina e chirurgia è di 274. I nuovi fabbisogni annui per gli specialisti nel quinquennio 2016-2021 sono di 195, mentre per il quinquiennio 2021-2026 di 186.

Comprendendo i ricorsi al tar del triennio accademico 2014-2017, in Liguria la cifra dei posti regionali a numero chiuso sale a 332, i nuovi fabbisogni annui diventano quindi per il secondo quinquiennio (2021-2026) di 186 calcolati secondo il numero di specialisti impiegati nel servizio sanitario nazionale in cessazione e di 160 i posti a numero chiuso annuali per l’accesso alle scuole.

Le cessazioni attese dal 2021/25 al 2026/30, fa notare Anaao/Assomed sono determinanti per il calcolo dei nuovi fabbisogni specialistici per i prossimi futuri 2 quinquenni (considerando che la durata media delle specialità è di 5 anni).

La giunta della Regione Liguria, su proposta dell’assessore alla Sanità Sonia Viale, ha dato il via libera all’apertura del bando di concorso per l’ammissione di 41 laureati in medicina e chirurgia al corso triennale di formazione specifica in medicina generale per gli anni 2018/2021, strutturato a tempo pieno.

Anche il blocco del turnover, secondo Assomed sta incidendo pesantemente sulle dinamiche di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: il ricambio generazionale è bloccato e con esso quel trasferimento di conoscenze e capacità tecniche sostenuto dalla fisiologica osmosi tra generazioni professionali diverse.

Da anni le Regioni chiedono di adeguare l’offerta formativa, ma le mancate risposte «stanno determinando seri problemi al sistema sanitario: è sempre più difficile trovare, solo per fare qualche esempio, pediatri, medici di emergenza-urgenza, anestesisti, ginecologi».

In questa logica le Regioni sono pronte a condividere e sollecitano il provvedimento relativo al fabbisogno per il triennio 2017-2020 da parte del nuovo governo.

Per Assomed aumentare il numero degli studenti iscritti al corso di laurea in Medicina e chirurgia, al di fuori da seri studi di programmazione che tengano insieme aspetti demografici, dinamiche pensionistiche, esigenze del sistema in termini di formazione, qualità e quantità del personale, non risolve il problema della prossima carenza di medici specialisti: i primi risultati si vedrebbero solo dopo 10-11 anni. Inoltre si rischia di ripetere, nel lungo periodo, il fenomeno della pletora medica (attualmente i posti in Italia sono 9100). La proposta è invece la promozione di borse di studio per la formazione post laurea, magari anche con finanziamenti europei considerata l’emigrazione di tanti laureati e specialisti verso altri paesi della Comunità.
Un’altra strozzatura è data dall’imposizione del titolo di specializzazione come requisito di accesso al lavoro nel Servizio sanitario nazionale.

Oggi, a livello nazionale, ben 16 mila medici abilitati sono in un imbuto formativo dovuto alla carenza del numero dei contratti di specializzazione, come evidenzia uno studio del 2018 di Anaao Giovani. Un limbo nel quale non possono formarsi, a causa di un numero deficitario di contratti di specializzazione. Per questo sarebbe auspicabile, secondo l’associazione, ridurre le iscrizioni a Medicina (a 6.200 fino al 2022-2023 per assorbire coloro che sono in questa situazione).

Tutto questo risulta paradossale, alla luce della prevista grande carenza di medici specialisti che raggiungerà il picco massimo negli anni 2018-2023 a causa del pensionamento massiccio, dovuto allo scalone Fornero, in combinazione al fatto che la maggioranza dei medici ormai sono alle soglie della pensione: 88.000 medici, dei quali 58.000 specialisti a livello nazionale.

Anaao Giovani ha anche calcolato la spesa media per aumentare il numero di contratti di specializzazione: 190 milioni di cui potrebbero farsi carico le Regioni (circa 9 milioni ciascuna) per aumentare il numero rispetto a quelli già finanziati dal Miur, una cifra non così irraggiungibile. Nel 2018 i posti per le scuole di specializzazione, a livello nazionale, sono 6.200 (erano 6.105 l’anno scorso).

Qui lo studio completo, con anche alcune proposte su Studio sulla formazione specialistica

 

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