Riapre i battenti, dopo dieci anni, l’asilo notturno genovese “L.Massoero”, destinato all’accoglienza notturna dei senza dimora. L’edificio antico, oggetto del lascito, agli inizi del secolo scorso, del benefattore Luigi Massoero, è stato sottoposto a importanti lavori di ristrutturazione e risanamento conservativo (cofinanziati con il contributo dell’Unione europea) e oggi si presenta diverso rispetto alla struttura preesistente. L’ingresso è in via del Molo.

I senza dimora sono accolti, anziché come una volta in camerate, in stanze da due, tre o quattro letti, ciascuna dotata di servizi igienici con doccia. Per la prima volta possono essere accolte anche le donne: esiste una struttura femminile, separata da quella destinata agli uomini e presidiata da una operatrice dedicata.

Sono disponibili 36 posti, 24 per gli uomini e 12 per le donne. Gli ospiti possono entrare tra le 21 e le 23 e devono uscire entro le sette del mattino. L’accoglienza non può superare i 15 giorni consecutivi. Tra un pernottamento e l’altro devono passare almeno 30 giorni, non si possono superare i 100 giorni l’anno. Il servizio, gestito da operatori del Comune di Genova, è rivolto a uomini e donne maggiorenni con regolare documento di identità o di soggiorno, privi di mezzi o in difficoltà finanziaria, anche temporanea.

L’asilo notturno dipende dall’Ufficio Cittadini senza territorio della Direzione Politiche sociali del Comune. L’Ufficio Cittadini senza territorio accompagna, con percorsi educativi mirati, persone senza dimora e assimilati, verso l’uscita da una situazione di esclusione e di marginalità. «Questa ripartenza – dichiara Francesca Fassio, assessore comunale alle Politiche socio-sanitarie e alla Casa – è il primo passo di un processo virtuoso che interesserà via via la realtà dei senza dimora in tutti gli aspetti che la cattterizzano».

Il vicesindaco Stefano Balleari spiega che «Si dà una risposta concreta in un momento difficile, con molte persone che vivono in situazioni emegenziali. Sono stati necessari lavori molto importanti dal punto di vista economico ma è una risposta che andava data alla città e a persone meno fortunate o che hanno scelto un percorso diverso da quello usuale ma che meritano ugualmente di essere aiutate».

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