Il secondo Forum Liguria 2022 a cura di The European House – Ambrosetti è già agli archivi. Con l’aggiornamento del monitoraggio delle variabili-chiave per lo sviluppo della Liguria (certificato un miglioramento medio dell’80%) e alcune suggestioni da tenere presenti per il futuro.

Tre i progetti individuati su cui incentrare le politiche regionali: Genova capitale della maritime economy (che genererebbe fino a 2,8 miliardi di euro di valore aggiunto); la creazione di un’alta scuola internazionale degli studi del Turismo (un centro di ricerca avanzato, di eccellenza mondiale, sarebbe il primo al mondo); la Liguria regione di vita e di innovazione (tra i vantaggi, l’attrazione di giovani neolaureati e imprenditori e la specializzazione delle competenze su nautica, sport, life sciences, cybersecurity e industria 4.0). Lanciata anche la proposta di creare la figura di un “mister ranking” che possa far salire l’immagine della città nei ranking internazionali (per esempio portuali).

Le premesse per proseguire sulla strada tracciata dall’Ambrosetti pare ci siano: la Regione Liguria ha finanziato direttamente l’evento con ben 183 mila euro (iva compresa), con un decreto dirigenziale (scaricabile qui Decreto dirigenziale Ambrosetti), oltre a 20 mila euro per la cena di gala. L’anno scorso furono 150 mila euro con ritenuta d’acconto, stabiliti con una delibera di giunta (Delibera 2017 Ambrosetti), entrambe a valere su capitoli di spesa diversi del bilancio pluriennale dell’Ente. Sarebbe sciocco vanificare un investimento del genere e le dichiarazioni fatte da Giovanni Toti sembrano rassicuranti, oltre all’unità di intenti attuale tra istituzioni dello stesso “colore politico”.

The European House – Ambrosetti è un gruppo professionale di circa 200 professionisti attivo sin dal 1965. Da più di 50 anni fa consulenza alle imprese italiane, circa 1.000 clienti all’anno, realizzando più di 100 studi e scenari strategici indirizzati a Istituzioni e aziende nazionali ed europee e circa 90 progetti per famiglie imprenditoriali. A questi numeri si aggiungono circa 2.000 esperti nazionali ed internazionali che ogni anno vengono coinvolti nei 300 eventi realizzati per oltre 10.000 manager.

Il dubbio, però, è lecito perché  in provincia di Alessandria, per esempio, l’obiettivo non è stato raggiunto. Nel 2010 il primo “Forum per la valorizzazione del Monferrato per lo sviluppo della provincia di Alessandria” organizzato e interamente finanziato dalla Fondazione Pittatore con la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, è stato seguito da altri tre appuntamenti nel 2011 e nel 2013. In quel caso tutto è rimasto lettera morta, anche per i motivi raccontati a Bj Liguria dalla Fondazione Pittatore stessa: «Il lavoro fatto venne immediatamente vanificato dalla crisi economica – racconta una degli organizzatori di allora – che ha cambiato i percorsi, stroncato settori, penalizzando molte aziende. Solo recentemente questi “working paper” stanno tornando in auge, ce li stanno richiedendo».

All’epoca l’alessandrino veniva indicato come potenziale terreno fertile per lo sviluppo della “green economy” legata alla logistica, del polo universitario e del turismo “esperienziale”.

È mancato l’incentivo, lo spunto per avviare i progetti: la politica, nell’alessandrino, era stata a guardare, addirittura l’allora presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi (centrosinistra) parlava, un po’ come il tipico mugugnone genovese, di “convegno inutile, dicono sempre le stesse cose, vengono giù da Milano e dall’estero per raccontarci la nostra terra, le nostre tradizioni, le nostre aspettative e vengono pagati per farlo. Quei soldi si potrebbero tenere per fare cose più utili”.

Sfortuna ha voluto inoltre che l’ambito provinciale poi fosse ancora più penalizzato, visto che l’ente è stato poi “svuotato” di rappresentanza, competenze e risorse con la riforma del governo Renzi.

«Ci fu poca partecipazione politica, molta da parte dell’industria – rilevano dalla Fondazione Pittatore – speravamo onestamente in un risultato diverso, abbiamo anche trovato scarsa la partecipazione dei giovani, uno dei punti di debolezza».

Nel caso ligure la Regione ci ha messo ampiamente “la faccia” vista l’entità dello stanziamento ed è probabile che la traccia suggerita da Ambrosetti venga seguita, anche se c’è un rischio imprevedibile: che il mondo cambi di nuovo, come accadde nel 2010-2011.

Qui si può scaricare il rapporto 2018: Rapporto Ambrosetti 2018.

 

 

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