Filippo Delle Piane

È mancato il volano dell’edilizia all’economia italiana l’anno scorso. E a frenare la ripresa delle costruzioni, tanto a Genova quanto sul piano nazionale, sono stati fattori strutturali, non contingenti. Lo spiega a Liguria Business Journal Filippo Delle Piane, presidente di Assedil genovese e vicepresidente di Ance (Associazione nazionale costruttori edili), sulla base dei dati contenuti nel rapporto relativo al 2017 “Un anno di crescita andato in fumo” dell’ Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni.

«Il pil dei Paesi europei – ricorda Delle Piane – è cresciuto nel quarto trimestre del 2017 in media del 2,4%. Quello italiano dell’1,6%. È mancato l’apporto del settore delle costruzioni, che è sempre stato per il nostro Paese una leva decisiva per lo sviluppo. Nel 2017 gli investimenti in costruzioni sono rimasti ancora fermi. Senza il crollo degli investimenti in costruzioni l’economia italiana sarebbe cresciuta di mezzo punto di pil in più all’anno».

Secondo il rapporto, in dieci anni l’Italia ha perso 60 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture. «Il gap – aggiunge il presidente dei costruttori genovesi – si deve alla crisi drammatica che ha colpito il settore dei lavori pubblici, a sua volta causata dalla crisi globale dell’economia italiana. Ma non solo. Dal 2016 il Governo ha cambiato impostazione, mettendo in campo cospicui stanziamenti per il settore delle opere pubbliche. Le risorse per infrastrutture sono aumentate del 72% per il triennio 2016-2018, il Patto di stabilità interno è stato superato e si sono introdotte misure di sostegno agli investimenti degli enti locali, è stata resa possibile una programmazione stabile e pluriennale di soggetti attuatori come Anas e Rfi. Nonostante tutti questi sforzi, il settore dei lavori pubblici anche nel 2017 ha registrato un netto calo: -3% rispetto al 2016. Perché questo effetto perverso? Perché l’inefficienza nelle procedure di spesa della pubblica amministrazione ha annullato gli obiettivi prefissati dalle scelte di politica economica. L’entrata in vigore nel 2016 del nuovo Codice appalti e, nel 2017, del decreto correttivo hanno accentuato gli effetti della crisi, bloccando di fatto un settore che si voleva rilanciare. Ma in generale la normativa che regola le costruzioni è così complessa, sconclusionata e macchinosa che blocca il comparto. Mette in difficoltà i costruttori e anche chi sta dall’altra parte, amministratori, tecnici, funzionari che rischiano di ricevere un avviso di garanzia a ogni passo di un iter procedurale. Chi corre certi rischi vuole garantirsi, con il risultato che la macchina burocratica è lentissima».

«Questo – precisa Delle Piane – è un quadro che riguarda tutti, anche se ci sono amministrazioni e amministratori, sindaci, ecc… impegnati a ottenere più efficienza. In Liguria, poi, possiamo contare su grandi opere come Terzo Valico, Gronda e Nodo ferroviario di Genova, già finanziate o in via di approvazione, che avranno sicuramente un impatto sul nostro tessuto economico».

Non arranca soltanto l’edilizia pubblica, nel 2017 il dato degli investimenti in nuova edilizia residenziale è ancora negativo: -0,7%. Anche se il rapporto registra un aumento delle compravendite (+4,5% nei primi nove mesi del 2017) il numero dei permessi di costruire rimane bassissimo, ai livelli del 1936. «Il fatto è – spiega il presidente di Assedil – che in Italia una parte cospicua del patrimonio abitativo è fatta di edifici vecchi e di bassa qualità e quindi di basso costo. E chi vuole comperarsi la casa, spesso, specialmente in tempi difficili come questi, punta sull’usato che costa poco, preferisce un appartamento che consuma più energia di quanto dovrebbe e non offre sicurezza dal punto di vista sismico ad altri che richiederebbero investimenti iniziali maggiori. Chi cerca case a poco prezzo ha da scegliere, buona parte degli edifici costruiti negli anni 50-60 e 70 è di bassa qualità, sarebbe da ristrutturare o, in certi casi, da demolire per lasciare spazio a nuove costruzioni. Occorre una normativa incentivante, che favorisca le ristrutturazioni, e disincentivante per chi non investe. Ecobonus e Sismabonus sono due buoni provvedimenti, che funzionano, ora bisogna mettere in campo un quadro normativo generale coerente e compiuto, che spinga verso la qualità, il risparmio energetico e la sicurezza».

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.