Duecentocinquanta metri di fiume ricostruiti in scala a Santhià, fra i canali della ex Stazione Idrometrica Sperimentale di inizio Novecento, investiti da una massa d’acqua per simulare una piena: serve anche questo per progettare lo scolmatore del Bisagno e valutare l’efficacia delle soluzioni progettuali. Hanno assistito alle prime prove sperimentali il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, commissario straordinario per i lavori sul Bisagno, l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Protezione civile Giacomo Giampedrone e alcuni componenti del Consiglio superiore dei lavori pubblici che sta esaminando il progetto.

Giovanni Toti e Giacomo Giampedrone assistono alle prove

La prova diretta sul modello fisico – in questo caso organizzata dalla Hydrodata, azienda torinese specializzata in ingegneria idraulica – resta un passaggio necessario per simulare al meglio le situazioni reali. In particolare verranno analizzate le risposte del modello, che in scala 1:43 riproduce l’opera di presa e i primi 100 metri della galleria, a fronte di una massa d’acqua “sporcata” di detriti, alberi e fango, quale è quella tipica di un’alluvione.

Scolmatore del Bisagno, planimetria

«Si tratta – commenta Toti – di un momento particolarmente delicato e importante del progetto per lo scolmatore del Bisagno. Un’opera che insieme ai cantieri alla Foce metterà definitivamente in sicurezza quel corso d’acqua. Oggi abbiamo provato fisicamente il modello di scolmatore. Dopo questo passaggio il Consiglio superiore dei lavori pubblici darà le sue prescrizioni, poi potremo finalmente arrivare alle gare d’appalto per l’esecuzione dei lavori. Proprio ieri ho sentito il presidente del Consiglio superiore per assicurarmi che questo progetto proceda su un binario molto rapido, visto che la città lo attende da ormai troppo tempo. Vedremo quali modifiche al progetto andranno approntate dopo questa prova essenziale, poi entriamo nella fase esecutiva. Sul fronte idrogeologico ci stiamo muovendo a 360 gradi su tutto il territorio regionale: penso che entro cinque o sei anni la Liguria arriverà a quel livello di sicurezza che le è stato negato da molti decenni di inerzia».

Prossima tappa del percorso, fra circa un mese, un nuovo appuntamento per rivedere il modello alla luce della richiesta di implementare ulteriormente alcuni aspetti.

«Abbiamo simulato – precisa Giampedrone – quella che è la portata di riferimento per la progettazione degli interventi, cioè quella duecentennale, e abbiamo visto quali sono gli effetti. Ci sono alcune considerazioni tecniche da fare, si tratta di salvare vite umane, quindi è giusto fare tutte le valutazioni del caso. Ci siamo impegnati, fatte questi aggiustamenti, a tornare qua per una seconda prova con il modello modificato secondo le valutazioni che sono emerse stamattina».

La progettazione esecutiva era stata affidata il 2 agosto scorso dal commissario straordinario per i lavori sul Bisagno, Giovanni Toti, attraverso Invitalia a una associazione temporanea di impresa guidata dalla mandataria Rocksoil spa, che ha portato a termine il compito nei tempi richiesti.

Il progetto è in questo momento al vaglio del Consiglio superiore dei lavori pubblici, e le prove di oggi rientrano nell’istruttoria ministeriale al termine della quale sarà sottoposto alla procedura per la valutazione di impatto ambientale (VIA) da parte della Regione Liguria. La gara per l’assegnazione dei lavori partirà entro la fine dell’anno; il cronoprogramma prevede 1395 giorni di cantiere a partire dai primi mesi del 2019 per finire entro il 2022.

Il lavoro dei progettisti ha consentito di ridurre significativamente i tempi previsti (da sei a quattro anni) e di risolvere le maggiori criticità. Il passaggio delle escavatrici più impattanti accanto agli impianti sportivi della Sciorba (piscina e pista di atletica) viene evitato con una galleria di servizio che parte più a valle, nell’area dell’ex canile municipale ora inutilizzata, e raggiunge il tracciato dello scolmatore a circa seicento metri di distanza dalla Sciorba. Da quel punto le scavatrici di ultima generazione procederanno a un ritmo tra i 15 e i 20 metri al giorno, tre volte più veloce dei tempi necessari con i metodi tradizionali, più lenti e meno impattanti sia come vibrazioni sia come quantità di terra movimentata, che verranno invece impiegati nel primo tratto adiacente agli impianti sportivi. Dal punto di ingresso delle scavatrici allo sbocco a mare il tracciato è lungo 6 km e procede a una profondità tale da evitare altre servitù in superficie. Altro vantaggio acquisito dalla nuova ipotesi progettuale è l’intercetto del Rio Sciorba, inizialmente non previsto, un corso d’acqua che nelle valutazioni tecniche non era considerato pericoloso ma che in condizioni di piena contribuisce comunque ad aumentare la portata complessiva del Bisagno. Inoltre a compensazione dei disagi per i residenti sono previsti lavori di regimentazione delle acque nella zona delle piscine. Lo smarino verrà utilizzato per il ripascimento delle spiagge di Genova e Arenzano dopo adeguati trattamenti (frantumazione e lavaggio). La stima è di 800mila metri cubi di materiale: se ne possono recuperare per il ripascimento 600. I restanti 200 possono servire per la produzione del calcestruzzo interna al cantiere (dove è prevista l’installazione di un impianto di betonaggio). Ciò che rimane da questo ulteriore trattamento andrà in discarica.

 

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