L’economia mondiale continua a fornire segnali di perdita di momentum della crescita, insieme ad aumento delle aspettative di inflazione.

Lo scorso mese di marzo, negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio sono uscite stabili (effettivo +0,3% vs. +0,3% precedente), mentre hanno rallentato la produzione industriale (effettivo a +0,5% vs. +1% precedente) e l’indicatore di tendenza del Conference Board (effettivo a 0,3% vs. precedente a 0,7%); in crescita a 128,7 punti vs. 125 attesi, l’indice di fiducia dei consumatori statunitensi di aprile.

Il sondaggio ZEW è risultato inferiore alle attese in Germania sia la situazione corrente che per la componente aspettative; per quest’ultima, indicazioni similari anche con riferimento all’intera Eurozona (effettivo a 1,9 vs. precedente a 13,4); al contrario, migliori delle attese gli indicatori preliminari PMI Markit Economics di aprile (PMI composito effettivo a 55,2 vs. 54,8 previsto e 55,2 precedente).

In Cina, il Pil del I trimestre è cresciuto del 6,8% (stesso tasso di variazione del trimestre precedente); rallenta, invece, la crescita della produzione industriale (effettivo + 6% vs. precedente +6,2%) e degli investimenti (effettivo +7,5% vs. precedente + 7,9%); meglio le vendite al dettaglio (effettivo +10,1% vs. +9,4% precedente).

Le aumentate aspettative di inflazione (tasso “break even” a 10 anni Usa attuale al 2,18%), supportate anche da nuovi rialzi sul fronte delle materie prime sia industriali che energetiche (futures sul greggio sopra i 69,5 U$D/barile per il WTI statunitense e sopra i 75 per il brent di Londra, entrambi al top degli ultimi 3 anni) hanno portato a un rialzo del rendimento dei governativi decennali statunitense (T. Bond), arrivato al 3,003% il 24/04 (era dal gennaio 2014 che non veniva superata la soglia psicologica del 3%), e tedesco (bund), risalito in area 0,64-0,66%, con lo spread tra i due (235-238 punti base) che rimane ai massimi dal 1995 (anche sulla scadenza a 2 anni il differenziale di rendimento tra il Treasury e lo Schatz tedesco permane ai massimi dal 1999, anno d’introduzione della divisa unica). In lieve risalita all’1,80% il tasso del nostro Btp decennale, mentre, a ormai quasi due mesi dal voto politico italiano, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha assegnato al presidente della Camera il secondo mandato esplorativo per la formazione del nuovo Governo, dopo che il primo tentativo della presidente del Senato non è andato a buon fine. Nonostante l’incertezza sull’esito di questo secondo tentativo, lo spread del nostro Btp decennale rispetto al bund tedesco si è mantenuto stabile in area 118-120 punti base.

In generale, almeno per ora, i mercati azionari globali sono parsi più tolleranti (rispetto a quanto, invece, accaduto durante la correzione verificatasi tra fine gennaio e inizio febbraio scorsi) al raggiungimento della soglia del 3% di rendimento del Treasury decennale, grazie, soprattutto, ai risultati ben sopra le attese delle trimestrali societarie; tuttavia, ancorché ridimensionatisi dai massimi raggiunti durante la correzione della seconda metà di marzo, gli indici di volatilità implicita calcolati sui principali indici azionari permangono su valori più elevati di quelli di inizio anno e medi del 2017: infatti, alla chiusura del 23/04, il VIX SP500 “a pronti” si è mantenuto sopra area 15, così come il contratto “a termine” sopra area 16; per altro, da alcune settimane, il valore della volatilità implicita “a termine” è più elevato di quello “a pronti”, segno che non sono da escludere per le prossime settimane nuove fasi di avversione al rischio/volatilità, riconducibili a eventuali novità sui fronti delle politiche monetarie delle principali banche centrali (questa settimana si riunisce il Comitato direttivo della Banca centrale europea), delle politiche commerciali (dazi) statunitensi (e conseguenti risposte cinesi ed, eventualmente, europee), della geo-politica (Siria e, più in generale, Medio Oriente) e della politica interna (statunitense od europea/italiana).

In questo contesto, la maggior parte dei listini azionari dei Paesi sviluppati ha registrato rendimenti positivi, mentre l’azionario dei Paesi in via di sviluppo (-0,13%) ha subìto alcune prese di profitto e la più marcata flessione dei listini cinesi (-2,84%).

Sui mercati valutari, di nuovo in evidenza il dollaro statunitense sopra quota 109 (fino a 109,20 il 24/04) contro yen ed anche contro l’euro, sceso appena sotto il supporto in area 1,22 (minimo 24/04 a 1,2182, ma per osare o sperare di più conviene attendere le eventuali indicazioni dalla prossima riunione BCE).

Che cosa guardiamo questa settimana

Dagli Usa, il dato più atteso è sicuramente la prima stima del Pil del I trimestre, con la previsione di un lieve rallentamento del tasso di crescita, dopo il +2,9% (su base annua) registrato nel IV trimestre 2017.

In Eurozona, giovedì 26/04 si terrà la riunione della Banca Centrale Europea, da cui gli operatori attendono qualche indicazione più precisa sulla data (al momento fissata al 30/09/2018) e sulle modalità di conclusione del Quantitative Easing (alcuni analisti, tuttavia, non escludono che il Presidente Mario Draghi si pronuncerà nel merito nelle successive riunioni ovvero entro luglio).

Da seguire, la visita del presidente francese Macron negli Stati Uniti, dove incontra il presidente Trump, nonché lo storico incontro tra i presidenti delle due Coree.

 

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.