I più recenti indicatori congiunturali evidenziano un rallentamento della crescita dell’economia globale.

Negli Stati Uniti, i prezzi al consumo di marzo (dato “complessivo” o “headline”) sono cresciuti come da attese del 2,4% su base annua, con il dato “core” (ovvero al netto delle più volatili componenti energia, trasporti e alimentari) salito al 2,1% (dall’1,8% di febbraio); a sorpresa, in calo a 97,8 (dal precedente 101,4) l’indice di fiducia dei consumatori redatto dall’Università del Michigan; dai verbali dell’ultima riunione del 20-21 marzo, la banca centrale, la Fed, evidenzia un rallentamento del tasso di crescita della spesa delle famiglie e degli investimenti delle imprese, con conseguente temporanea e lieve flessione delle prospettive di crescita di breve periodo; gli analisti hanno, tuttavia, percepito toni piuttosto aggressivi che non lasciano escludere un numero maggiore – per esempio, per il 2018 da due a tre, sempre da 25 punti base ciascuno – di interventi al rialzo dei tassi di riferimento. Sui mercati valutari, il cambio euro-dollaro statunitense si è apprezzato nuovamente fino a 1,24, mentre il cross Usd/Yen si è rafforzato con un po’ più convinzione sopra 107.

In Cina, sorprende in negativo la bilancia commerciale di marzo, con un raro deficit di 4,98 miliardi di dollari, dovuto a esportazioni in calo (!) del 2,7% (vs. un +10% atteso) e importazioni a +14,4% (vs. +10% atteso), a causa, secondo gli analisti, dei consueti effetti statistici post-capodanno (alcuni, però, non escludono che tale brusco ridimensionamento dipenda anche dai più recenti segnali di rallentamento congiunturale globale).

Sui mercati finanziari, si sono ancora avvertite le tensioni tra Stati Uniti e Cina/Russia sul fronte dei dazi commerciali (con nuove sanzioni degli Stati Uniti, stavolta, alla Russia), nonché tra Stati Uniti (sempre …) e Russia sul fronte geo-politico medio-orientale collegato alla Siria (in particolare, in vista di un possibile attacco, poi concretizzatosi lo scorso week end, congiunto delle forze militari statunitensi, britanniche e francesi ad alcune postazioni militari dell’esercito governativo siriano, giudicato colpevole, prove britanniche alla mano, dell’uso di armi chimiche sulla popolazione civile, vietato dalle convenzioni internazionali).

Ciò nonostante, si è registrato un parziale rientro degli indici di volatilità implicita (VIX) sui principali mercati azionari e, dopo un avvio di settimana complessivamente ordinato dei principali mercati azionari, anche dopo l’attacco coordinato Usa-Uk-Francia alle postazioni militari siriane del week end, il Vix sull’SP500 “a pronti” quota poco sopra area 16, mentre il VIX SP500 “a termine” si mantiene su valori superiori in area 17); così, dopo la recente forte correzione di fine marzo/inizio aprile, le quotazioni azionarie hanno potuto recuperare parte delle precedenti perdite, supportate dal prevalente ottimismo sulle prospettive di crescita futura dell’economia globale (confermate anche dalla Presidente del Fondo Monetario Internazionale, Cristine Lagarde, dopo la pubblicazione dell’ultimo Outlook trimestrale, e dalle previsioni delle principali banche d’affari) ed alla buona partenza della stagione dei risultati societari (secondo Bloomberg, sulle 32 società dello S&P500 che hanno già comunicato, il 75% ha riportato utili superiori alle attese): L’Msci Usa (in euro) ha guadagnato l’1,43% settimanale; tra gli altri indici azionari, bene il Ftse Mib italiano (+1,7%).

Sui mercati obbligazionari, risale in area 2,85% il rendimento del governativo decennale statunitense (ma con un ulteriore diminuzione a soli 48 punti base del differenziale di rendimento rispetto alla scadenza a 2 anni); laterale, invece, il rendimento del governativo decennale tedesco in area 0,52-0,54% e del Btp decennale italiano all’1,76-1,78% , quest’ultimo in attesa che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella individui una soluzione percorribile per la formazione del prossimo Governo, a oltre un mese e mezzo dalle elezioni politiche del 4 marzo scorso (nel frattempo, a fine febbraio 2018, il debito pubblico italiano si conferma a 2.287 miliardi di euro dai 2.256 di fine 2017 …).

Che cosa guardiamo questa settimana

Dagli Usa, sono attesi il tasso di utilizzo degli impianti, le vendite al dettaglio, la produzione industriale e l’indicatore di tendenza del Conference Board.

Dall’Eurozona e dalla Germania, gli indicatori anticipatori Ifo e Pmi (ha deluso, nel frattempo, l’indagine ZEW).

Dalle trimestrali societarie statunitensi, in uscita i risultati di Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, Ibm, Netflix

Da seguire, infine, l’incontro in agenda tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente giapponese Shinzō Abe.

La nostra Strategia di allocazione del portafoglio

Riteniamo che i solidi fondamentali economici in tutte le principali aree geografiche possano continuare a supportare la crescita globale e, conseguentemente, i mercati azionari durante il 2018.

Sul comparto azionario, manteniamo, tuttavia, una “neutralità”, tenuto conto delle possibili ricorrenti incursioni della volatilità nel breve periodo.

Sul comparto obbligazionario, poiché i tassi d’interesse, ormai entrati nella fase da tempo annunciata dalle banche centrali di graduale normalizzazione delle rispettive politiche monetarie, tenderanno a salire, seppur con gradualità, suggeriamo un approccio cauto, basato su scadenze brevi, gestione flessibile della duration e rigorosa selezione qualitativa degli emittenti e dei settori.

Sul comparto valutario, restiamo ancora prudenti, tenuto anche conto dell’attuale situazione geo-politica (Siria/Medio Oriente) e delle più recenti tensioni sul fronte del commercio internazionale.

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