Sono le aziende private (solitamente medio-piccole) a prendere in carico la maggior parte degli inserimenti lavorativi gestiti dall’Ucil, l’ufficio coordinamento inserimenti lavorativi del Comune di Genova, attivo dal 1992, ma che dal 1995 ha avviato un programma specifico per l’inserimento di pazienti psichiatrici, chiamato Bus, che non è un acronimo, ma proprio un riferimento all’autobus su cui ognuno sale e scende a seconda del proprio percorso personalizzato.

Sono alcuni dei dati comunicati durante l’affollatissima giornata di convegno e confronto attraverso 5 simposi di lavoro: “Lavoro e salute mentale: nuove rotte per nuovi viaggiatori – i prossimi vent’anni” a Palazzo Tursi.

La tabella in fondo all’articolo evidenzia tutti i numeri di quest’anno collegati ai vari progetti, ma in 20 anni di attività (dopo due di sperimentazione), Bus può vantare una preso in carico di 4.353 persone, attivando 2.511 progetti. Le assunzioni hanno avuto un picco negli ultimi due anni: 35 nel 2016 e 62 nel 2017, su un totale di 345 dal 1998 al 2017. «Evidenze scientifiche – commenta Marco Vaggi, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Asl 3 genovese – dimostrano che l’inserimento lavorativo, ha ricadute molto positive sulla persona, migliorandone la condizione mentale, per cui l’integrazione sociosanitaria non deve essere limitata alla sola questione di unire le forze e i soldi, ma anche nel miglioramento dei servizi con la prospettiva di spendere meno in cure»,

Migliorare la collaborazione tra sociale e sanitario

L’assessore al Bilancio del Comune di Genova Piero Piciocchi, in passato commissario straordinario dell’Istituto Brignole, evidenzia una mancanza di coordinamento tra Comune e Regione, anche se Sergio Schiaffino, già responsabile del servizio Salute mentale e dipendenze della Regione Liguria, ora in forza ad Alisa, l’Agenzia regionale sanitaria, sottolinea che «l’istituzione del direttore sociosanitario dentro l’Agenzia è proprio stata pensata per colmare questa lacuna e fare da trait d’union, ce la stiamo mettendo tutta».

«Il servizio di Ucil – spiega Milly Palomba, responsabile dell’Ufficio – propone ai cittadini un percorso di affrancamento dal circuito sanitario, offrendo periodi e percorsi per raggiungere la soglia di autonomia, vogliamo continuare così per altri vent’anni. Quando abbiamo cominciato erano stati attivati per gli operatori corsi di formazione specifici che ora non esistono più, una mancanza che servirebbe colmare». Mediare tra le esigenze della persona e quelle dell’azienda, l’équipe multidisciplinare dell’Ucil aveva cominciato nel 1995 con due operatori per 35 persone all’anno, ora sono 6 (educatore, psicologo, counselor eccetera) per circa 250-260 persone. Nel frattempo sono cambiate le esigenze, «ciò che era straordinario sta diventando ordinario – dice Palomba – per questo è stato necessario il confronto di oggi».

La sala di rappresentanza di Palazzo Tursi affollatissima

Corrado Roncallo, operatore Ucil del programma Bus, aggiunge: «I pazienti sono sempre più giovani, oppure si tratta di persone che perdono il lavoro e un aspetto che fa emergere patologie prima sopite, ma anche giovani e meno giovani, di etnie e culture differenti, senza dimenticare le nuove condizioni riconosciute, come l’autismo, o le persone più vulnerabili come i senza fissa dimora».

«I progetti si sviluppano in itinere – dichiara Irene Parmentola, operatore del programma Bus – e siamo fieri di poter dire che ci sono stati esiti lavorativi interessanti, con vere e proprie assunzioni». Dagli inserimenti “soft” nell’associazionismo e nel mondo del volontariato, passando per gli enti pubblici a partire proprio dal Comune di Genova, servizio biblioteche in primis, passando per le cooperative sociali soprattutto di tipo B, che hanno nella mission proprio l’obiettivo di coinvolgere persone svantaggiate. «Le aziende private sono più di quelle che si pensi, soprattutto medie e piccole – spiega Parmentola – il costo è zero perché è il Comune a pagare l’assicurazione e il nostro ufficio fa un monitoraggio costante sul fatto che i nostri “viaggiatori” rispettino le regole, gli orari e la convivenza coi colleghi. Suggeriamo strategie e le aziende ormai si fidano». In caso di assunzione, l’Ucil resta in appoggio con un monitoraggio per momenti delicati: «Per esempio è successo anche di essere chiamati dopo 4-5 anni dall’assunzione – racconta Parmentola – noi chiediamo solo disponibilità ad accogliere e una comunicazione rapida alle prime avvisaglie».

Questo tipo di riabilitazione funziona, tanti gli esempi di persone che imparano a gestire disfunzionalità, scoprono o riscoprono competenze che pensavano perse e diventano pronte per il passo successivo: la ricerca di un lavoro vero e proprio. «Diventano in grado di autocandidarsi, andare a un centro per l’impiego, alcune sono riuscite a partecipare a concorsi pubblici», dice Parmentola.

I progetti dell’Ucil oltre a Bus

L’Ucil dal 1992 coordina il programma inserimento lavorativo (Pil) del Comune di Genova, attivo dal 1985. È rivolto a quei giovani dai 16 ai 24 anni che, a causa di problemi sociofamigliari, hanno difficoltà a inserirsi in modo autonomo nel mercato del lavoro. Le aziende possono collaborare con due progetti distinti: l’ex borsa lavoro, oggi progetto d’inclusione al lavoro, e l’apprendistato agevolato, un periodo di prova a costo zero prima dell’apprendistato vero e proprio. Nel 2017 sono state 292 le persone prese in carico, per 118 progetti di inclusione sociale e 31 assunzioni.

Ucil coordina i Cel, i Centri di educazione al lavoro, ossia strutture formative a frequenza diurna rivolte a ragazzi tra i 16 e i 20 anni, che hanno interrotto o fanno fatica a terminare la scuola dell’obbligo. Nel 2017 sono state 170 le persone prese in carico, per 107 tirocini, 26 progetti di inclusione sociale e 26 assunzioni

Dal 1992 è attivo il progetto Pass, che cerca di rispondere al bisogno di inclusione lavorativa di ex tossicodipendenti disoccupati da lungo periodo o in cerca di prima occupazione. Un addestramento professionale per facilitarne l’inclusione. Nel 2017 sono state 86 le persone prese in carico, per 62 progetti di inclusione sociale e 5 assunzioni.

Dal 2002 è attivo il progetto Paga, dedicato a donne italiane e straniere sopra i 20 anni disoccupate e in condizione di manifesta difficoltà nell’integrazione nel mondo del lavoro. Dal 2011 è stato ampliato ai cittadini stranieri inseriti nel progetto Sprar (Servizio di protezione richiedenti asilo e rifugiati). Nel 2017 sono state 279 le persone prese in carico, per 241 progetti di inclusione sociale e 48 assunzioni.

Il progetto Bus nel 2017 ha visto 259 persone prese in carico, per 151 progetti di inclusione sociale e 62 assunzioni. Inoltre la collaborazione con il Centro Studi Asl 3 ha permesso a 140 persone disabili mentali e/o motorie, di far parte del mondo del lavoro, con abbattimento di costi sociali e/o sanitari.

 

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