I numeri, a volte, ingannano. Il rapporto Design economy 2018 della Fondazione Symbola evidenzia come la Liguria sia tra le regioni in cui il “peso” del comparto design e del made in Italy è sotto al livello nazionale, ma il dato quantitativo non fa emergere quello qualitativo: la Liguria ha due grosse peculiarità, uniche a livello italiano, che nascono dai due corsi di studio all’Università non esistenti altrove: un curriculum specializzato sulla nautica e uno sul prodotto e sull’evento.

Non è un caso che il Politecnico di Pechino abbia avviato una collaborazione con il dipartimento di architettura e design dell’Università di Genova per dare agli studenti aderenti al progetto una laurea a doppio titolo, cioè valida sia in Cina, sia in Italia: «Il percorso è già cominciato in Cina – spiega a Liguria Business Journal il coordinatore del corso di laurea triennale in Design del prodotto e della nautica Nicolò Casiddu – perché da loro la laurea di primo livello dura 4 anni, dall’anno prossimo entrerà a regime anche da noi». Trascorrere un semestre in Cina per gli italiani e a Genova per i cinesi è una delle condizioni necessarie per ottenere il doppio riconoscimento. «Per i cinesi una laurea italiana è molto appetibile, ma non lo è di meno per i nostri studenti, sia per quello che rappresenta la Cina a livello economico, sia per l’opportunità di poter lavorare per i cinesi in Italia e in Europa», dice Casiddu, che anticipa un’altra possibile simile esperienza a Buenos Aires, attraverso il “ponte” del Centro di cultura italiana.

Non è un caso che il dipartimento di Architettura sia diventato ora dipartimento di Architettura e design. «Sappiamo che oggi c’è una quantità di architetti notevole rispetto agli attuali volumi dell’edilizia – sottolinea Casidda – invece il design è motore di sviluppo perché collegato al made in Italy». Nonostante la crisi degli ultimi anni, il settore in Italia segna un +1,5% per occupazione e +3,6% per fatturato (ultimi 5 anni).

I corsi in design sono a numero chiuso: vengono immatricolati 150 studenti ogni anno e da tre anni a questa parte 100 restano a Genova, nella sede di piazza Sarzano, per focalizzarsi su prodotto e comunicazione e poi, eventualmente, sulla magistrale in design del prodotto e dell’evento, mentre 50 si specializzeranno in design della nautica al polo della Spezia, una materia talmente appetibile e unica che la magistrale è in compartecipazione con il Politecnico di Milano.

Un esempio lampante delle opportunità e della poliedricità della laurea in design del prodotto e dell’evento, è il lavoro realizzato da due studentesse collegato alla tesi di laurea sulla valorizzazione delle Ville di Sampierdarena, ma ha già 10 anni, ricorda Casiddu, l’organizzazione della visita di Benedetto XVI a Savona, studiata in tutti i particolari dagli stessi studenti: dalla progettazione del palco a quella del calice utilizzato durante la messa. Segno che questo corso di studi concilia la competenza progettuale di pensiero e la realizzazione.

«Altra caratteristica unica a livello nazionale – evidenzia Casiddu – è una delle materie “Design for All e il cambiamento demografico in atto“, in cui si studiano strategie, servizi e prodotti fruibili da parte di persone con ogni genere di abilità attraverso il coinvolgimento delle differenze nel processo progettuale».

Per lavorare nel campo del design in ogni caso occorre avere una visione più ampia della Liguria: «Come accade per altre specializzazioni – afferma il docente – non bisogna fermarsi al territorio in cui si abita, anche se per esempio sul tema della rigenerazione urbana legato all’economia circolare, stiamo avendo parecchie soddisfazioni».

In Liguria ci sono tre istituti formativi accreditati dal Miur: l’Università e due Accademie legalmente riconosciute. Certo, non sono i 10 della Lombardia e del Lazio o i 6 del Piemonte, ma pur sempre una base importante. Nel 2015 sono stati 291 i diplomati in design in Liguria: 276 all’Università, 15 nelle Accademie. Un’inezia rispetto ai 3.356 della Lombardia, ma comunque più dei 2017 delle Marche, che è una delle regioni dove il design si sposa perfettamente con il manifatturiero made in Italy. L’Università di Genova è al settimo posto nazionale per numero di laureati/diplomati (il 3,43% del totale), subito dietro all’Accademia di Brera e prima delle Università di Firenze e Bologna. Occorre comunque considerare che la classifica, essendo di tipo quantitativo, penalizza gli istituti che adottano il numero chiuso, quindi anche la stessa Università di Genova.

Ed ecco che, alla luce di quanto appena detto, questi numeri della Fondazione Symbola, non appaiono così negativi

Il grafico tratto dal rapporto sulla design economy di fondazione Symbola

A livello nazionale

Oltre 29 mila imprese appartengono alla categoria design, un primato europeo, il fatturato è di 4,3 miliardi di euro, pari allo 0,3% del pil. Oltre 48 mila gli addetti: 1/6 del totale degli addetti europei. +9% rispetto al 2014 i diplomati/laureati in design, soprattutto in Lombardia, Piemonte e Lazio, che insieme formano più dei due terzi del totale dei designer italiani.

L’Italia è al primo posto per numero di brevetti in 4 categorie: cibo e alimenti; articoli di ornamento; strumenti musicali; simboli grafici e loghi, modelli di superficie, ornamenti. È seconda per 8 categorie: tessile e merceria; articoli da viaggio, astucci, ombrelloni e oggetti personali; tessili artificiali; arredamento; articoli per la casa; impianti pubblicitari e insegne; impianti sanitari, di riscaldamento e condizionamento; apparecchi di illuminazione.

Nessuna provincia ligure tra le prime 20 per “peso” delle imprese del design sul totale nazionale.

La classifica mette in evidenza la forte concentrazione di queste imprese in poche realtà territoriali, quelle a maggiore vocazione metropolitana.
Basti pensare che circa il 60% delle imprese del design trova localizzazione in sole 20 province. Milano, Torino e Roma distanziano il resto. Le province liguri non trovano spazio neanche nelle prime venti province per il peso delle imprese del design nell’economia locale (ai primi posto Fermo, Como, Modena e Lecco), né nell’incidenza del valore aggiunto e dell’occupazione sul totale nazionale e sull’economia provinciale.

 

 

 

 

 

 

 

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