14 milioni di persone in Italia saltuariamente giocano ai videogame, 6,8 milioni genericamente sono collegate ai cosiddetti e-sport (ossia gli electronic sport), 1,7 milioni si informano sugli e-sport e 1,2 milioni partecipano a competizioni di e-sport. Si tratta principalmente di persone di sesso maschile tra i 18 ai 34 anni (il 51%).

All’estero le squadre di calcio hanno già capito che da questo mondo potrebbero sorgere nuove possibilità di marketing e, magari, anche di agganciare sponsor che normalmente non si interessano di calcio, tanto che la Liga spagnola ha avviato un torneo parallelo ufficiale sponsorizzato da Mc Donald’s (addirittura con squadre da 11 giocatori, ossia ogni gamer si occupa solo di un giocatore virtuale in campo). Presto sarà il turno della serie B italiana, mentre la A è più indietro.

Il Genoa “scende in campo” con l’obiettivo di conquistare i Millennials, innovando la propria strategia digitale, lo annuncia Daniele Bruzzone, direttore del marketing dei rossoblù: «Abbiamo commissionato una ricerca di mercato a Nielsen e tra i principali interessi dei nostri tifosi, dopo lifestyle e automotive, ci sono proprio i videogame e la tecnologia. Sappiamo che i videogame possono diventare una nuova risorsa di revenue dei club». Per questo ha lanciato un torneo di Fifa18 in tutta la Liguria. A rappresentarlo un giocatore professionista, Gintera, nickname di Alessandro Ansaldi (nella foto di apertura), 22 anni, figlio di un ex giocatore e allenatore (Mario Ansaldi, in A con il Cesena), ha dovuto lasciare il calcio giocato (era arrivato in serie D con la Pistoiese) a causa di un grave infortunio. L’abilità con i videogames gli ha portato fortuna, visto che ora è pagato per giocare. A fare da tramite Il “procuratore” in questo caso è stata la IDomina, società che seleziona i migliori giocatori tra quelli di e-sports: «Selezioniamo ragazzi e insegnamo loro a giocare eventi in negozi ed eventi come le fiere – racconta il ceo Alessandro Barison – abbiamo mental coach, allenatori, tecnici, preparatori atletici, senza dimenticare che bastano solo tre o quattro ore fatte bene di allenamento».

Il Genoa Esports roadshow comincia il 15 aprile al Centroluna di Sarzana con un “lungo” mattino-pomeriggio dalle 10 alle 20. Le iscrizioni si possono fare in loco anche il 13 e il 14 aprile. Il 21 aprile tappa ad Albenga (dalle 14 alle 20), al Centro commerciale Le Serre, anche in questo caso iscrizioni possibili nei due giorni precedenti. Il 2 maggio al Centro l’Aquilone di Bolzaneto (dalle 10 alle 13), il vincitore di giornata potrà giocare contro un tesserato della società, così come nelle ultime due tappe: i Leudi di Carasco (9 maggio dalle 10 alle 13) e Il Gabbiano di Savona (16 maggio dalle 10 alle 13).

Anche Stefano Taboga, responsabile del marketing di Lotto Italia, partner tecnico del Genoa, è convinto che «questo tipo di iniziative sono utili per raggiungere un target aggiuntivo difficile da raggiungere con la comunicazione tradizionale». Un mercato, quello dei tornei di videogame, ancora con poche regolamentazioni.

La finale di League of legends ha raccolto 36 milioni di spettatori, un “mercato” tutto da conquistare.

A portare un esempio delle potenzialità di questo percorso appena intrapreso dal Genoa, Luca Donati responsabile marketing del Levante, la squadra di Valencia, che ogni anno lotta per salvarsi nella massima serie spagnola: «L’Union Deportiva Levante – racconta – è diventato lo spazio per farci conoscere a livello internazionale. Ci ha dato possibilità di entrare in questo mondo. Il nostro Ranerista_ è tra i top 100 giocatori internazionali questa settimana, ci consente di posizionare il nostro brand. Siamo stati la prima squadra in Spagna a organizzare un’international cup ospitata nel nostro stadio con rappresentanti di squadre come Paris Saint Germain, Monaco, Roma, Brøndby, Monaco, Roma, Valencia, Villareal. Philip Hue è stato main partner e ha sponsorizzato anche la maglietta».

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