Promuovere la cultura della cittadinanza responsabile. È questo l’obiettivo dell’ultima campagna di comunicazione del Comune di Genova intitolata “Genova per la legalità“, che prenderà il via nel mese di marzo. Perché il sistema più efficace per dare un contributo alla legalità è avviare un processo di conoscenza e di approfondimento sulle conseguenze e sulle ripercussioni che alcuni comportamenti abusivi causano alla sicurezza percepita dai cittadini.

Quattro i temi affrontati: i taxi abusivi (dal 19 marzo), il commercio di merce contraffatta (dal 14 maggio) e, dall’11 giugno, il lavoro nero nell’artigianato e nella cura alla persona. A partire dal 9 luglio l’ultimo appuntamento con al centro il rispetto del decoro urbano.

La presentazione della campagna Genova per la legalità

La campagna, organizzata dall’assessorato alla Sicurezza, Polizia locale, Immigrazione e Centro Storico, ha anche lo scopo di focalizzare l’attenzione dei cittadini sulle ripercussioni che alcuni comportamenti illegali e abusivi hanno sulla qualità del vivere civile, sul vantaggio concesso alla criminalità organizzata e sulla concorrenza sleale ai danni dei commercianti e dei professionisti onesti. Inoltre, vanno considerate le conseguenze sul medio periodo di questi fenomeni, quali, in ultima analisti, i mancati introiti fiscali e l’impoverimento di servizi offerti alla comunità locale.

«Questa campagna ha lo scopo di dare ai cittadini una corretta informazione sui temi della cittadinanza responsabile − dice l’assessore alla Sicurezza Stefano Garassino − Nei prossimi giorni si parte con determinazione per avere una città più vivibile e rispettosa delle regole. Chiediamo ai cittadini di fare squadra con l’amministrazione nella lotta all’illegalità. Attraverso questa campagna vogliamo comunicare che il lavoro abusivo non solo danneggia i lavoratori onesti, ma non garantisce qualità e sicurezza. Chi si rivolge al mercato nero dei taxi abusivi, dei “tappulanti” o dei parrucchieri senza licenza, non solo fa un danno alla società e viola la legge, ma fa un danno a se stesso perché accetta un servizio senza garanzie».

Per ogni tema affrontato verranno affissi, lungo le maggiori arterie di traffico, 20 manifesti 6×3 e utilizzati 80 spazi nelle pensiline ex Cemusa. Ad Amt verrà consegnato materiale divulgativo per un totale di 600 vetrofanie e 680 cartelli penduli (rispettivamente in numero di 150 e 170 per ogni singolo tema). Mille locandine (250 per ogni uscita), saranno distribuite ai Municipi che provvederanno ad affiggerle presso i locali civici sul territorio: Biblioteche, Musei, Anagrafe ecc. La distribuzione verrà effettuata anche negli esercizi commerciali in collaborazione con Confartigianato.

Non mancheranno cartoline e segnalibro, con un breve riassunto del tema trattato, consistente in 5 mila esemplari stampati per ogni tema, 20 mila in tutto, distribuiti anch’essi ai Municipi e a Confartigianato. Non mancheranno numerosi passaggi sulle radio ed emittenti locali.

«Ci siamo schierati subito al fianco del Comune di Genova in questa campagna contro l’abusivismo e la contraffazione − spiega Felice Negri, presidente della Confartigianato di Genova − perché riteniamo che l’economia sommersa sia un danno enorme per le nostre tante imprese sane, che ogni giorno combattono per tenere aperta la propria attività. È quindi fondamentale sensibilizzare i cittadini ad acquistare nelle imprese in regola, non solo per un dovere sociale ma anche per tutelare la propria sicurezza e salute».

Saranno offerti ai cittadini contatti e riferimenti utili, servizi presenti in città e approfondimenti sulla normativa, riportata in modo comprensibile e consultabile attraverso il sito del Comune di Genova.

I numeri sono preoccupanti: l’economia sommersa colpisce potenzialmente ben 2 imprese su 3 nel solo Comune di Genova, con un tasso di irregolarità della Liguria pari al 12,1%. Guardando il tessuto economico artigiano genovese, le imprese coinvolte dalla campagna sono 13.575: il dettaglio parla di 8.296 edili e 2.160 installatori, ma anche di 1105 acconciatori e di 517 estetiste. 869 taxi e, nella moda, sono 628 imprese a potenziale rischio abusivi.

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