Segnali sia pure contenuti di rallentamento congiunturale sia statunitense che europeo hanno permesso una stabilizzazione dei rendimenti dei titoli governativi di entrambe le aree: Treasury decennale in area 2,83-2,86% e bund decenale tedesco in area 0,58-0,60%, contestualmente a un lieve ritracciamento delle aspettative di inflazione; in moderato appiattimento anche le curve di tassi d’interesse, con il differenziale tra i tassi a 10 e i tassi a 2 anni in calo a 56 base per gli Stati Uniti e 118 per la Germania; anche il rendimento del nostro Btp decennale ha approfittato della situazione di maggiore calma sui mercati obbligazionari globali per abbassare il suo rendimento in area 1,88-1,90%, in attesa che partano la prossima settimana i colloqui istituzionali per la formazione del prossimo nuovo Governo, dati anche i possibili scenari politici, da una coalizione di scopo o di larghe intese, fino a una più inedita coalizione tra le sole prime due forze politiche per numero di preferenze conseguite).

Negli Stati Uniti in linea con le aspettative il tasso di crescita dei prezzi al consumo al 2,2%, in lieve accelerazione rispetto al mese precedente (2,1%) e l’inflazione di fondo (“core” ovvero al netto delle componenti più erratiche o stagionali di energia ed alimentari) stabile all’1,8%; più sotto tono, invece, le vendite al dettaglio (effettivo ex-auto +0,2% mensile vs. +0,4% previsto dal sondaggio Bloomberg e +0,1% del mese precedente); al contrario, in forte accelerazione la produzione industriale (effettivo +1,1% mensile vs. +0,4% previsto e -0,3% del mese precedente) e il tasso di utilizzo degli impianti dal 77,4% al 78,1% (previsto 77,7%).

In Eurozona rallenta su base annua la produzione industriale dal 5,3% al 2,7% (previsto 2,7%) e delude anche la revisione da +1,3% a +1,1% dei dati flash dell’inflazione al consumo di febbraio, con l’inflazione di fondo sempre ferma a +1,1%, decisamente distante dal target fissato dalla Banca Centrale Europea, ai fini della sua politica monetaria (ancora in modalità espansiva) di inflazione stabile in prossimità del 2%.

In Cina  crescita sorprendentemente robusta per la produzione industriale di febbraio (effettivo +7,2% vs.. +6,2% previsto e +6,6% del mese precedente) e per gli investimenti (effettivo +7,9% vs. +7% previsto e +7,2% mese precedente), mentre le vendite al dettaglio, sempre di febbraio, sono risultate in calo al 9,7% (previsto +9,8%) dal +10,2% del mese precedente.

Sui principali listini azionari internazionali, pochi gli spunti indicanti tendenze direzionali, sulla base dei benchmark di JP Morgan: +0,22% per l’area euro; -0,89% per gli USA; -0,89% per il basket emergenti; tra tutti, prevale, il listino giapponese che ha salutato con un +2,38% un leggero indebolimento del cambio dello yen nei confronti delle principali divise estere (a cominciare dal dollaro statunitense, che ha più volte cercato di riprendersi quota 107, peraltro, invano, visto il rientro in area 106 già lo scorso venerdì).

Sui mercati valutari, persiste l’andamento laterale del cambio del dollaro statunitense verso le divise G10, nonostante un timido segnale di debolezza dell’euro, appoggiatosi (per la terza volta da inizio febbraio scorso) su area 1,226-1,228, solamente, però, per la durata di una sola seduta (venerdì scorso il ritorno sopra 1,23); eur/franco svizzero sempre ben saldo sopra 1,17; eur/gbp di nuovo sotto quota 0,88, sulle voci di un imminente nuovo (defintivo) accordo con l’Unione Europea per gli oneri e le modalità di realizzazione della Brexit (resterebbero ancora da definire alcuni punti riguardanti l’Irlanda del Nord).

Anche sul comparto materie prime, pochi i movimenti, con i contratti futures (aprile) a quota 1.315-1.320 dollari/oncia per l’oro e 62 e 66 dollari/barile per il WTI di Cicago e per il Brent di Londra, rispettivamente.

Entrambi i mercati valutari e delle materie prime sono parsi in attesa sia della riunione Fed di questa settimana che, ancor prima, dell’esito delle elezioni presidenziali russe, terminate con la scontata vittoria dell’attuale presidente Vladimir Putin, ormai al suo quarto mandato dal 1999, forte di una maggioranza schiacciante (75%) e di una partecipazione al voto complessivamente in linea con le sue attese.

Che cosa guardiamo questa settimana

Negli Usa, sarà sicuramente molto seguita la prima riunione di calendario della banca centrale, la Fed, del neopresidente Jerome Hayden Powell: il consensus prevalente è un aumento di 25 punti base dei tassi di riferimento; sarà altresì pubblicato l’indicatore di tendenza del Conference Board.

In Eurozona, particolarmente seguiti saranno l’indice di fiducia ZEW tedesco e gli indicatori anticipatori PMI dei compartii manifatturiero, servizi e composito del mese di marzo.

Il programma delle trimestrali societarie prevede, infine, la pubblicazione dei risultati di Enel, Porsche e Oracle.

La nostra strategia di allocazione del portafoglio

Riteniamo che i solidi fondamentali economici in tutte le principali aree geografiche possano continuare a supportare la crescita globale e, conseguentemente, i mercati azionari durante il 2018.

Sul comparto azionario, manteniamo, tuttavia, una “neutralità”, in quanto non escludiamo possibili nuove incursioni della volatilità nelle prossime settimane (da un punto di vista di analisi tecnica, per una ripresa duratura del trend rialzista occorrerebbe un test di conferma della tenuta del supporto in prossimità dei minimi di inizio febbraio).

Sul comparto obbligazionario, i tassi d’interesse, ormai entrati nella fase, da tempo annunciata, di graduale normalizzazione delle politiche monetarie delle principali banche centrali a livello globale, tenderanno ad salire con gradualità; per tale motivo, suggeriamo un approccio cauto, con la prevalenza di scadenze brevi, una gestione flessibile della duration ed una rigorosa selezione qualitativa degli emittenti e dei settori.

Sul comparto valutario, restiamo in generale prudenti, a causa dell’aumentata complessità di previsione degli andamenti futuri e tenuto conto degli attuali contesti politici (sia europei che statunitensi) e geo-politici, anche con particolare riferimento alle recenti tensioni sul fronte del commercio internazionale ovvero dell’introduzione di dazi commerciali da parte degli Stati Uniti per alcuni prodotti d’importazione.

 

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here