L’impianto economico su cui dovrà reggersi Amiu è rappresentato dai ricavi realizzati dalla discarica di Scarpino fornendo a soggetti terzi autorizzati il servizio di discarica.

I rifiuti (trattati) che, da maggio, torneranno a essere trasportati sulla collina alle spalle di Sestri Ponente, non saranno dunque solo quelli di Genova, ma anche da fuori Ato (Ambito territoriale ottimale di Genova), probabilmente dalla Spezia, dove è attivo un impianto Acam. È quello che si evince dal nuovo piano industriale approvato una decina di giorni fa dall’azienda e che è stato presentato subito dopo in commissione consiliare.

Dal punto di vista dell’ulteriore sviluppo del business la strategia sarà di operare sulle filiere delle bonifiche e risanamento aree inquinate, la manutenzione del territorio (con attenzione al dissesto idrogeologico), la costruzione e la manutenzione delle discariche (ci sono però vincoli regionali che vietano la costruzione di nuove discariche), lo sviluppo dell’offerta di smaltimento dei rifiuti alle pmi. Prevista anche la partecipazione a gare d’appalto sul territorio metropolitano e offrire servizi nella raccolta e trattamento delle materie prime seconde (cioè sfridi di lavorazione delle materie prime oppure da materiali derivati dal recupero e dal riciclaggio dei rifiuti) in concorrenza con i soggetti privati.

Amiu ha ottenuto l’autorizzazione a costruire Scarpino 3, ossia la discarica per i rifiuti trattati (il residuo secco) e il 7 marzo ci sarà la conferenza dei servizi per le linee guida su come dovrà essere gestita la discarica.

Guardando il business plan, i ricavi previsti per gli smaltimenti non dal Comune di Genova sono 8,2 milioni nel 2018, 8,9 nel 2019 e 9 milioni nel 2020, di cui oltre 5 milioni per rifiuti urbani dell’Ato, che passeranno da 1,8 milioni del 2018 ai 3 milioni del 2020 per i rifiuti da “altri clienti”.

Nei bilanci di esercizio precedenti, Amiu aveva un valore della produzione di 207 milioni (anno 2014), cifra poi rientrata a 169 milioni nel 2015 e risalita a 207 milioni nel 2016.

Secondo il piano industriale, il valore della produzione diminuirà a 146,4 milioni, per calare ancora a 139 milioni nel 2020, a causa (anche) della diminuzione dei ricavi per lo smaltimento in discarica a Scarpino dei rifiuti genovesi che passeranno da 11 milioni nel 2018 a 5,5 nel 2020 (grazie all’incremento della differenziata probabilmente).

A far tornare i conti, sul lato dei costi, è l’utilizzo del cosiddetto fondo Golder (121 milioni accantonati), che limita le passività dei costi della produzione.

La quarantina di pagine elenca appunto la strategia per l’incremento della raccolta differenziata, con un investimento di 4,5 milioni per i nuovi mezzi, contenitori e macchinari (ne parleremo nel dettaglio in un altro articolo) e che prevede un maggiore controllo su raccolta organica e indifferenziata in vista del passaggio alla tariffazione puntuale. Dalla differenziata Amiu si attende di guadagnare tra i 5 e i 6 milioni all’anno.

Quello che però emerge è che per esempio per potenziare il sistema e le dotazioni di raccolta per il vetro si ricorrerà al project financing, mentre per gli ingombranti si ricorrerà alla collaborazione con aziende del gruppo Amiu.

Da Iren a Quattroerre?

Dal punto di vista societario è prevista la revoca della liquidazione di Quattroerre spa, società mista pubblico-privata, con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità della partnership con soggetti privati specializzati nel trattamento dei materiali da raccolta differenziata, per la realizzazione di un’impiantistica focalizzata sul recupero di materia, propedeutica e transitoria all’impiantistica del polo di Scarpino e per il potenziamento dell’impiantistica per il trattamento delle materie da raccolta differenziata.

Quattroerre è al 51% di proprietà di Amiu, mentre il restante 49 diviso tra i privati: 9,80% Ecocart srl, 19,60 % Re.Vetro srl e 19,60 % Benfante srl).

L’impressione è che appunto verrà utilizzata per la costruzione degli impianti. Anche Quattroerre ha una componente privata, fatta di tre operatori del settore, mentre Iren (che sta vivendo un momento di grande espansione), oltre all’azionariato pubblico, ha una componente che deriva dalla quotazione in borsa, quindi grandi fondi di investimento, per esempio.

Prevista anche la fusione in Amiu delle società partecipate al 100% dall’azienda stessa (Isab, Cerjac e Amiu Bonifiche, che però ha un contratto diverso per i lavoratori rispetto a quelli di Amiu, facendo riferimento ai chimici), di cedere il 51% che Amiu detiene in Ecolegno srl.

Gli impianti

Con la riattivazione di Scarpino (il primo lotto da 200 mila tonnellate di capacità), il piano industriale prevede anche l’avvio del progetto di costruzione degli impianti, che saranno due: quello di trattamento meccanico biologico, con una taglia ridotta da 100 mila tonnellate all’anno, in grado di recuperare dall’indifferenziato ferro, alluminio, carta e plastica ed eventualmente produrre Css (Combustibile solido secondario). Sorgerà sopra Scarpino 1 e avrà due flussi operativi: quello destinato al recupero di materia/css e lo smaltimento in discarica e quello destinato alla biostabilizzazione aerobica in celle e successivo abbancamento in discarica. Se questo prodotto non avesse mercato, occorrerebbe però o donarlo gratuitamente, o sotterrarlo in discarica, riducendo la capacità di un milione e trecentomila tonnellate per dieci anni. Tra le critiche dell’opposizione (consigliere Enrico Pignone), il fatto di prevedere un impianto che possa produrre quel materiale aumenta i costi, inoltre la riduzione dai 180 mila originariamente previsti, a 100 mila, significa una riduzione del ricavo per l’azienda.

La taglia di 100 mila tonnellate è stata calcolata con raccolta differenziata stimata al 65%, ma i calcoli appaiono sbagliati, se nel 2018 con raccolta differenziata al 50% si stimano 165 mila tonnellate di indifferenziato. La cifra esatta sarebbe 115.500 tonnellate, a meno che l’azienda non confidi in una riduzione della produzione dei rifiuti (valore che, tradizionalmente, in caso di ripresa economica, tende ad aumentare).

Il biodigestore sarà dedicato al trattamento anaerobico dell’umido con capacità di di 60 mila tonnellate all’anno, soddisfando l’esigenza del genovesato. Non è indicato cosa ne sarà di ciò che uscirà da quell’impianto. Produrrà biogas da immettere nella vicina rete a metano.

Per la progettazione del Tmb, nel 2018, Amiu investirà 200 mila euro, una cifra decisamente bassa, giustificata con l’impiego di risorse tecniche interne. Nel piano è espressamente evidenziata la partnership con dei privati (attraverso Quattro Erre, probabilmente).

Sulle tempistiche di costruzione degli impianti non ci sono dettagli precisi, il rischio è che, con una situazione già di emergenza, gli inevitabili ritardi possano essere fatali, dal punto di vista finanziario.

Per l’incremento della raccolta differenziata è previsto anche un revamping dell’impianto di via Sardorella (l’area è di proprietà del Gruppo Biasotti, investimento 2018, 700 mila euro), per la selezione delle materie prime seconde e la realizzazione dell’impianto per il trasferimento del materiale organico. Verranno potenziati sistemi per abbattere gli odori del sito di Volpara, che dovrebbe ricevere meno rifiuti con l’aumento della differenziata.

Il personale calerà

73 milioni il costo del personale fino al 2020 (1.529 dipendenti a libro matricola oggi, di cui 1.524 a tempo indeterminato). Nel piano viene spiegato che si incentiverà la movimentazione interna, con progetti di miglioramento delle prestazioni e del benessere fisico, con un incremento orario di lavoro dei part-time e la revisione dei percorsi e dei turni di lavoro. Il numero dei dipendenti, secondo le previsioni, è destinato però a diminuire a 1.422 al 31 dicembre 2020 (di cui 1.415 a tempo indeterminato e 7 a tempo determinato o altre forme flessibile). Nel dettaglio le assunzioni previste nel 2018 sono 1 a tempo indeterminato, 121 a tempo determinato o altre forme flessibili, 119 nel 2019 e nel 2020, sempre a tempo determinato. Le cessazioni sono 50 a tempo indeterminato nel 2018, 30 nel 2019 e nel 2020. Quelle a tempo determinato saranno sempre 119.

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