Un teatro bolshoi: una grande realtà pronta a soddisfare il grande pubblico cittadino. Non è un’esagerazione: le parole di Marco Sciaccaluga per descrivere l’unione fra Teatro Stabile di Genova e Archivolto, non nascono certo per paragonare il nuovo Teatro di Genova al Bol’šoj, lo storico palcoscenico moscovita, ma per descrivere quello che diventerà: bolshoi, cioè grande. Una grande comunità di artisti, che nasce dall’unione di due medie realtà culturali. E come insegna la storia del teatro da 2.500 anni a questa parte, «sono due le cose che funzionano: la piccola comunità, con la sua specificità, e quella grande, in grado di dare voce a moltissimi gli artisti, anche molto diversi tra loro», sottolinea il consulente artistico dello Stabile.

Dopo due anni di verifiche e burocrazia, Stabile e Archivolto stanno finalmente portando a termine la richiesta ufficiale al ministero (presentata ieri) per diventare, insieme, un unico teatro nazionale. «Anche se siamo già due teatri nazionali – sottolinea Pina Rando, direttrice dell’Archivolto –  è questa la nostra forza». Due anni durante i quali, con un’attenzione meticolosa, talvolta maniacale, sono state effettuate tutte le verifiche necessarie «per capire se la cosa potesse stare in piedi, se fosse sostenibile e ci non appesantisse», ricorda Rando, in procinto di lasciare la direzione.

Gli sponsor: Gip 2.0, Erg, Novi, Saar, Sampierdarena Olii, Silomar, Coop Liguria, Compagnia di San Paolo, Iren

Due anni difficili, tiene a sottolineare Gian Enzo Duci, presidente del Teatro Stabile di Genova, ma durante i quali tutti i soggetti coinvolti non si sono mai tirati indietro, hanno fornito stimoli e dato supporto. I ringraziamenti si sprecano: agli sponsor, in primis Compagnia San Paolo (il cui contributo per il progetto in corso è di 600 mila euro), agli enti pubblici (anche ex assessori, ex presidenti della Regione, ex sindaci) e a tutti coloro che hanno recitato una parte negli ultimi due anni, a chi ha iniziato a lavorarci dal primo giorno e a chi è entrato in corsa. In gioco, oltre a due grandi realtà culturali di Genova, c’era l’occupazione di 72 persone, «ma nessun posto di lavoro è stato mai messo in discussione – tiene a sottolineare Duci – Un elemento non scontato».

La presentazione del nuovo Teatro di Genova

E ora la prospettiva, come afferma Sciaccaluga, è proprio quella di «lavorare anche per il futuro degli artisti di questa città». Oltre che per la città stessa: «Da tutto ciò ci guadagna Genova e in particolare, il quartiere di Sampierdarena, che deve continuare a mantenere il proprio presidio culturale – ricorda l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo – Non c’è nessun muro che la divide dal resto della città: se avessimo pensato ci fosse un muro, non ci saremmo lanciati in questo percorso».

Tutte le carte sono in regola, i tempi sono stati rispettati: non resta che attendere la risposta del ministero, ma c’è aria di ottimismo. «Ora però questo deve essere un punto di partenza – ricorda Cavo – L’Archivolto non sarebbe più andato avanti senza questo progetto, lo Stabile aveva bisogno di ali per un nuovo slancio. Ora entrambe le parti ci guadagnano: partiamo da qui e andiamo avanti». Unendo le forze, il nuovo soggetto punterà anche «a costruire il modo sistematico alleanze nazionali», afferma un emozionato Angelo Pastore, direttore del Teatro Stabile di Genova e del nuovo Teatro di Genova.

Le basi sono più che buone. Superati i 10 mila abbonamenti per la stagione in corso, l’obiettivo ora è raggiungere i 12 mila. Le quattro sale (Teatro della Corte, Teatro Duse, Teatro Modena e Sala Mercato, in totale circa 2.300 posti) sono quasi sempre piene e vedere incassi così ogni sera, ricorda Sciaccaluga, «per un artista è un enorme piacere». Tante persone in platea e tante persone sul palcoscenico: «è questo il teatro che ci piace», dice. Bolshoi: è il nuovo Teatro di Genova.

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