Mentre Carige stava cercando di trovare un accordo con le banche per far partire l’aumento di capitale, il 17 novembre scorso, agli sportelli delle filiali i risparmiatori facevano la coda per ritirare i loro risparmi. La crisi è stata superata ma la banca ligure quel giorno ha rischiato il crac. Lo ha raccontato l’ad de Paolo Fiorentino Paolo Fiorentino, a un convegno Roma, alla Biblioteca Angelica.

«Lo scorso 17 novembre è stata una giornata drammatica per Carige – ha detto Fiorentino – alla fine stavamo rischiando di perdere una banca importantissima, un pezzo della spina dorsale dell’economia del paese ma è fondamentale uscire dall’ossessione patrimoniale, il principio della liquidità è fondamentale. Le banche non saltano per mancanza di capitale ma di liquidità».

Il quei giorni la banca ligure cercava un accordo con il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale. L’accordo è stato trovato, con il consorzio di garanzia che si impegnava a sottoscrivere l’eventuale inoptato (alla fine sono risultati 16 milioni), la disponibilità dei soci storici a fare fino in fondo la propria parte, arrivando anche ad arrotondare le rispettive quote (come hanno fatto la famiglia Malacalza e Gabriele Volpi) e la volontà dei piccoli azionisti. Ma il 17 novembre con l’accordo ancora da raggiungere, «noi abbiamo avuto per ore gli sportelli con i clienti che ritiravano i depositi»

Secondo l’ad di Carige, «le banche italiane sono costrette a vendere gli npl a ogni costo. Invece bisogna mantenere il valore delle aziende e vigilare sulle devianze burocratiche che invadono il campo della politica».

Domani si terrà una seduta del cda, in cui verrà discussa una lettera in cui Malacalza Investimenti critica la gestione dell’aumento.

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